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Oggi siamo approdati a Grand Turk in tarda mattinata, e con nostra grande sorpresa la nave ha attraccato… dove non c’è alcun porto! E’ impressionante vedere un bestione di queste dimensioni avvicinarsi così tanto alla spiaggia. Evidentemente il mare diviene immediatamente profondo, così tanto da consentire alla nostra Liberty di galleggiare.
Siamo scesi e la spiaggia era quindi a pochi passi: forse non la migliore in cui siamo stati, ma sempre ottima! Palme al posto di ombrelloni, lettini per leggere e rilassarsi e acqua cristallina.

Per non farci mancare niente abbiamo anche approfittato della piscina di acqua dolce a gentile disposizione degli ospiti, con tanto di bar direttamente sull’acqua!
E’ stata una giornata di riposo e di mare, dopo le camminate di Porto Rico. Tra mezz’ora salpiamo e navigheremo per quasi 40 ore senza più scendere a terra, fino ad attraccare a Miami sabato mattina.
Lì proseguiremo in auto il nostro viaggio per altri tre giorni, prima del volo per Francoforte e del ritorno a casa.

Questa mattina ci siamo svegliati presto, attorno alle 6, prima che la nave attraccasse a San Juan, la capitale di Porto Rico. Abbiamo fatto colazione guardando i gabbiani che giocavano con le correnti e poi siamo scesi a terra. Alle 7:30 eravamo già a spasso per la città!
Il primo approccio non è stato eccezionale, ma non avevo considerato che il porto non è quasi mai il fiore all’occhiello! Abbiamo intrapreso quindi una lunga camminata verso le mura di circa 500 anni fa che si innalzano fin quasi sul mare… e San Juan ha cominciato a piacerci!
Una osservazione tecnologica: l’ente del turismo del posto offre una connessione WiFi gratis a chiunque attraversi il borgo, neanche fossimo in centro a Los Angeles. Mi sono un po’ vergognato di essere italiano.

Passata mezz’ora, eravamo entrambi innamorati di questo posto magnifico! L’isola è piccola, in un paio d’ore si percorre tutta la costa, ma ci si ferma ogni due minuti ad ammirarne gli scorci, che sono davvero straordinari! Siamo entrati nelle mura da una antica porta spagnola presso cui gli isolani accoglievano i naviganti (questa è la prima isola importante che incontravano gli europei quando navigavano verso i Caraibi) e abbiamo iniziato a fotografare a raffica praticamente tutto!
Alle 9 del mattino avevamo deciso che San Juan è splendida. Quando fa piacere cambiare idea!
Ci siamo spinti fino al Castillo San Felipe del Morro, una straordinaria struttura usata per difendere con successo uno dei punti più strategici dell’Oceano Atlantico. Gli spagnoli, dopo essere sbarcati, costruirono prima una torre di vedetta e successivamente poderose mura e a difesa della struttura originale, che consta adesso di ben 6 livelli collegati da strategiche scale circolari e triangolari oltre che da imponenti scalinate.


Nelle mura più esterne posizionavano cannoni e fucili rendendo la fortezza inespugnabile! Poco tempo dopo, realizzarono una enorme spianata che costringeva i nemici a presentarsi inermi sotto il fuoco dei cannoni: praticamente senza scampo!
Il forte del Morro resistette così a vari attacchi nel corso dei secoli e visitarlo, immaginando come dovesse essere viverci dentro, è stato davvero straordinario.

Lasciato il forte siamo tornati verso l’attracco della nave attraversando il centro cittadino, che brulica di negozi, traffico e coloratissimi edifici! Pur non essendo una zona tax-free, i prezzi dell’abbigliamento di marca sono davvero contenutissimi rispetto ai salassi europei. Abbiamo quindi fatto scorta di T-shirt e pantaloni appesantendo ancora di più i nostri già importanti bagagli! Ma ne valeva assolutamente la pena…

A pranzo siamo tornati sulla Carnival, stanchi e affamatissimi. Oggi la nave salpa presto, attorno alle 15:30, e ci porterà domani mattina sulle spiagge di Grand Turk. L’ultima tappa di terra della crociera!

Giornata dedicata a visitare St. Thomas, una delle US Virgin Island (che non sono 115, chi ha orecchie per intendere… :p) che abbiamo raggiunto dopo 36 ore di navigazione su un mare agitato che ha scosso la nave senza sosta.
L’isola è, in sostanza, una città galleggiante nel bel mezzo dei Caraibi, ha persino un palazzo di giustizia, c’è l’ufficio postale, una teleferica, un porto in grado di ospitare la Carnival e centinaia di negozi duty-free che vendono prevalentemente gioielli e orologi.
Peccato per l’insistenza dei venditori: appena varchi la soglia, ti si appiccicano e ti seguono per tutto il negozio togliendoti il piacere di vagare tra i banchi alla ricerca dell’occasione del secolo!
Per questo, pur avendone visitati decine, siamo usciti praticamente a mani vuote.

Abbiamo anche avuto il piacere di passare un paio d’ore a Magel’s Bay, definita “una delle 10 spiagge più belle del mondo”, che forse non merita un titolo così altisonante ma di certo si fa rispettare per la purezza dell’acqua e la spiaggia circondata da palme e barchette di legno abbandonate.
Quando sbarchiamo a terra i quasi 4mila ospiti della nave si disperdono tra escursioni, mare, attività sulla nave e così si riesce comunque ad avere un po’ di privacy e a godersi il mare caraibico che è davvero senza pari.

Va un po’ meglio con la sopportazione del caldo, almeno adesso riusciamo a passeggiare anche nel primo pomeriggio senza crollare fiaccati dal sole dopo pochi minuti. Sempre a proposito di meteo, sia la tempesta tropicale Ana sia l’uragano Bill si sono gentilmente tolti di mezzo e sono andati a sfogarsi l’una a sud al largo di Porto Rico e l’altro nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, coi sui venti a 240 chilometri l’ora. Questo pone fine al mio desiderio irrazionale di vedere almeno da lontano una tempesta tropicale. Pazienza.

Quindi possiamo, a partire da stasera, riprendere la navigazione lungo l’itinerario originale. Domani tocca appunto a Porto Rico, la penultima tappa di terra del viaggio, che raggiungeremo dopo una notte di show a bordo della nave e di sogni cullati dalle onde.

Due mattine fa ci siamo svegliati dopo che la nave aveva posato l’ancora nei pressi di Half Moon Cay, una deliziosa isola privata di cui solo una piccola percentuale è accessibile ai turisti.
Il mare, che a Miami è piuttosto sporco, qui ha assunto un colore meraviglioso, e l’acqua è cristallina. Dopo la dovuta colazione abbiamo preso uno dei battelli che portano a terra. Half Moon Cay, infatti, non ha un porto, tanto meno uno in grado di ospitare una nave di questa stazza. Ha solamente un piccolo molo capace di accettare poche centinaia di visitatori per volta.

Sbarcare è stato come svegliarsi in una specie di paradiso! La spiaggia è una lunga mezzaluna di sabbia bianca e finissima, il mare è… be’, lasciamo parlare le foto!

Abbiamo passato la mattina ad ammirare il panorama, poi siamo tornati con i pensieri nel mondo reale: quelli della Carnival hanno organizzato persino qui un enorme banchetto con carne, salsicce, dolci, frutta tropicale, insalate e un sacco di altra roba! Sembrava di essere a bordo…

Nelle prime ore del pomeriggio abbiamo ripreso il battello per tornare sulla Liberty, e in cabina c’era un avviso del comandante: la tempesta tropicale Ana potrebbe incrociare i Caraibi orientali a partire da domani. Potremmo essere costretti a cambiare itinerario!
Ma per ora è solo un’ipotesi.
Alle 5 la nave è salpata e dopo due notti e un giorno di navigazione siamo a St. Thomas, una delle US Virgin Islands.

E’ stata una traversata molto lunga, ma a bordo c’è sempre qualcosa da fare! Se si ha voglia, si può festeggiare praticamente di continuo, per non parlare del mangiare. Cosa vi va oggi? Sushi? Messicano? Pizza? Pasta? Verdure? Fish and Chips? Basta scegliere!

Si sbarca per visitare St. Thomas che è, oltretutto, patria dello shopping duty-free!

Prima giornata di brutto tempo da quanto siamo arrivati: fin dal mattino è piovuto forte con raffiche di vento davvero potenti che fischiavano tra i grattacieli di Miami Beach.
Prima di mezzogiorno abbiamo lasciato la nostra amata Chrysler Sebring Convertible che ci ha accompagnati per 1200 miglia in giro per tutta la Florida. Mi è dispiaciuto, era divertente da guidare!
Abbiamo preso un taxi fino al porto e ci siamo imbarcati sull’enorme Carnival Liberty per la nostra prima crociera.
La nave è maestosa, con 14 ponti, decine di ristoranti, negozi, musica dal vivo, un teatro, sala giochi e molto altro che non abbiamo ancora visto.

Prima della partenza improvvisi e violenti temporali hanno spazzato la nave, e appena arrivati in mare aperto… sono iniziate le danze! Il tempo è proprio brutto e se abbiamo ben capito le previsioni non sono certo ottimali… domani mattina saremo a Half Moon Cay, una piccola isola a forma di mezzaluna facente parte delle Bahamas.

Speriamo nel sole!

Giornata più tranquilla trascorsa a riposare e a recuperare energie. Ci siamo limitati ad un breve giro serale passeggiando per i negozi e poi siamo usciti per cena scegliendo quello che Tripadvisor definisce “il migliore ristorante messicano del sud della Florida”. In effetti il cibo era ottimo e direi che abbiamo persino un po’ esagerato.

Al mattino Miami Beach si è svegliata sotto un diluvio accompagnato da vento fortissimo, giusto per ricordarci che qui siamo ai tropici. Il tutto è durato, come sempre, pochi minuti, proprio in questo momento il cielo sta tornado azzurro e noi ne siamo ben contenti, visto che si parte di nuovo: ci aspetta la Carnival Liberty per la nostra crociera!

Salutiamo con una immagine di una delle ville che si affacciano sui canali da queste parti. Non male eh?

Giornata di trasferimento impegnativa quella di ieri, in cui abbiamo lasciato Key West e ripreso la via di ieri in senso contrario, attraversando di nuovo tutte le Key principali lentamente. Facciamo parte di un continuo serpentone di auto. Ci sono circa 150 km prima della terraferma, non sono tantissimi ma a 60 all’ora diventano interminabili. Giunti a Florida City abbiamo lasciato la Highway 1 che ci avrebbe ricondotti fino a Miami, e abbiamo deviato sulla 997 in direzione nord all’altezza di Homested. E’ una statale che taglia da sud a nord la Florida e che accorcia di qualche chilometro la strada verso Fort Myers, concedendo anche un suggestivo passaggio attraverso le Everglades.

Le Everglades sono parte di un enorme parco nazionale in cui però arriviamo un po’ tardi. Vorremmo visitarlo coi trenini e magari anche a piedi ma chiude a metà pomeriggio e siamo costretti a desistere. Ci fermiamo subito dopo per prendere parte ad una divertentissima esperienza: una viaggio nelle paludi a bordo di un Airboat!

E’ un mezzo di trasporto strano e rumorosissimo, con una enorme “ventola” che fa da propulsore. La guida ci accompagna tra mangrovie e libellule verso vecchi insediamenti indiani nel bel mezzo della palude. Ci sono pochi centimetri di acqua e fa un po’ impressione correrci sopra a bordo di questi “cosi” di ferro! Nel primo insediamento che visitiamo, l’unico percorribile anche a piedi, notiamo finalmente un coccodrillo che se ne sta immobile pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua, aspettando paziente che un malcapitato pesce gli finisca dritto tra le fauci! Ho il tempo di riflettere su quanto debbano essere letali per gli esseri umani questi grossi rettili: quasi invisibili, assolutamente immobili, solo minuscole bollicine d’aria che salivano da una narice fino in superficie ne rilevavano la presenza. Terribili!

Torniamo in auto e ci sobbarchiamo gli ultimi 150 km per raggiungere Fort Myers. In pratica abbiamo attraversato tutto lo Stato da est a ovest, per arrivare al mare sul Golfo del Messico! Ma ne vale assolutamente la pena.

Ci tocca una suite al 12° piano di un hotel affacciato sull’Oceano. Vista incredibile, città a misura d’uomo, passeggiate tra negozi di souvenir e cena straordinaria a base di pesce. Per ora, il luogo più bello in cui io sia stato in questo viaggio.

Ci svegliamo di buon’ora perché oggi abbiamo altri 350 km da fare, verso nord-est, direzione Orlando. Lì ci fermeremo per 3 giorni a goderci la magia di Disneyworld.

Ieri siamo partiti presto da Miami sotto il solito temporale tropicale mattutino (dura tre minuti, scrosci di pioggia a tutto spiano, vento tra le palme  e poi… basta) e percorriamo i 250 km che ci separano da Key West. L’itinerario è pazzesco: si guida tra ponti e isolette che costituiscono una lingua di terra tra mari sempre più cristallini. Ci sono zone di terraferma più estese, come Key Largo, e altri non più larghi di 30 metri. La strada è lunga, c’è traffico e arriviamo a Key West solo nel primo pomeriggio.

L’isola è particolarmente turistica, con lunghi viali ricchi di bancarelle dove si vende di tutto, locali in cui imperversa la musica cubana e il solito, immancabile, snervante caldo umido.

Passiamo parte del pomeriggio a visitare la casa di Ernest Hemingway, l’unica in tutta Key West dotata di cantina e una delle prima ad avere piscina privata, costata all’epoca ben 20mila dollari. La casa è spaziosa, con stanze ampie dotate di librerie in cui troneggiano capolavori della letteratura, nonché un’opera di Picasso in persona in bella mostra in uno dei saloni. Lo studio dello scrittore è appartato, in un edificio adiacente dove mi ritrovo a fantasticare ammirando la sua macchina per scrivere.

Tutta la casa, così come d’altra parte l’intera Key West, è abitata da innumerevoli gatti, alcuni dei quali hanno la caratteristica di possedere sei dita per zampa. Non ci facciamo pregare e socializziamo con tutti quelli che ci capitano a tiro!

Alle 4 del pomeriggio non resistiamo più: si suda anche solo per respirare, ma non è detto che a respirare ci si riesca. Ci trasciniamo fino all’auto e rientriamo nell’ottimo hotel, dove una piscina di acqua calda ci dà un minimo di sollievo. Non usciamo fino al tramonto, che da queste parti è un vero e proprio evento che si celebra ogni sera sul lungomare.

Altra passeggiata tra mercatini e spettacoli di strada, poi una notte tranquilla e fresca ci ricarica le batterie. Stamattina deviamo di qualche chilometro per farci fotografare a Southernmost Point, ovvero il punto più a sud di tutti gli Stati Uniti d’America. Poi percorreremo al contrario la strada di ieri, risalendo verso nord fino al parco delle Everglades, dove spero di vedere il mio primo alligatore.

Un acquazzone tropicale ci da il buongiorno, mentre ci prepariamo per una passeggiata in spiaggia alle sette del mattino.

Il tempo di scendere nella hall ed ha già smesso di piovere. Possiamo ammirare i nuvoloni che si allontanano e respirare la brezza dell’oceano. Abbiamo voglia di tuffarci, l’acqua è caldissima! Però preferiamo cercare un mare più limpido nelle vicinanze. Quindi, muniti di Tom Tom che finalmente ha deciso di fare il suo dovere, saltiamo in auto e ci facciamo affascinare da un nome esotico: Tahiti Beach. La spiaggia è a mezz’ora di viaggio, ma una volta arrivati a destinazione scopriamo essere privata: “No visitors permitted”… Ripieghiamo verso Key Biscayne e Virginia Key, in cui però la balneazione è vietate per le forti e pericolosissime correnti e le zanzare regnano sovrane! Scappiamo prima di venirne divorati e, vista l’ora, ci rifugiamo in uno Starbucks per una tarda colazione.

Il nostro piano di un bel bagno nell’oceano ci sembra sfumato. Cambiamo programma! Optiamo per una gita culturale a Vizcaya Museum & Gardens.

La Vizcaya è una splendida villa costruita per volere di  James Deering nel 1916 in stile rinascimentale italiano. Gli architetti avevano il compito di creare la struttura in modo da farla sembrare vecchia di 400 anni e di arredarla con i mobili e i suppellettili originali del XV fino al XIX secolo che Deering stesso aveva portato dall’Europa nei suoi svariati viaggi. Il risultato è un edificio di straordinaria bellezza, che però tradisce una nota di finzione. Visitiamo anche il magnifico giardino con orchidarium annesso e poi stremati dal caldo torniamo in hotel per un po’ di riposo.

Ritrovate le forze lo shopping ci attende!