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Abbiamo trascorso tre giorni così intensi da non avere neppure il tempo per raccontarli. Lunedì siamo partiti dalla bellissima Fort Myers e abbiamo guidato verso est addentrandoci nel cuore della Florida, fino a giungere nei pressi di Orlando. Inutile dire che la zona è dominata dalla presenza di Disneyworld, una città nella città di dimensioni incredibili! Addirittura due autostrade attraversano il complesso, che è costituito da ben quattro parchi a tema e due parchi acquatici. Occorre quindi almeno una settimana per visitarli con calma tutti. Noi abbiamo avuto a disposizione tre giorni, e ci siamo accontentati del Magic Kingdom e dei Disney Studios, trascorrendo parte dell’ultima giornata a sguazzare divertiti tra le piscine e gli scivoli del Blizzard Beach.

Giornate caldissime, lunghe e faticose che ci hanno proiettato in mondi magici e senza tempo, lontano da qualsiasi altro luogo del pianeta. Ogni sera dal castello del Magic Kingdom parte una sequenza meravigliosa di fuochi d’artificio da fare invidia alla notte di San Giovanni, d’altra parte il motto di queste parti è Celebrate Today!

Dopo avere festeggiato a dovere per tre giorni, quindi, siamo partiti per terminare l’asse ovest-est che avevamo iniziato da Fort Myers, e ci siamo concessi una deviazione dalle parti di Cape Canaveral, presso il Kennedy Space Center. Luogo imperdibile per gli amanti dell’esplorazione spaziale e dell’aeronautica in genere, si tratta di un complesso vasto e ricco di attrazioni e opportunità. Bellissimo il cinema 4D iMax, grazie al quale siamo stati neppure troppo virtualmente catapultati… sul suolo lunare!

Verso sera abbiamo lasciato Cape Canaveral per percorrere i 320 interminabili chilometri che portano a Fort Lauderdale, cittadina denominata anche “la Venezia d’America” per via dei canali su cui si affacciano ville di ottima fattura e i più fortunati parcheggiano i loro yacht proprio di fianco alla superstrada.

Ammettiamo di esserci arrivati davvero esausti, l’unica cosa fatta sul posto è la foto che vedere qui sopra. Poi, una lunga notte di non-riposo a causa di vicini di stanza particolarmente maleducati, una breve gita in spiaggia di mattino e poi di nuovo in auto per percorrere i 40 km che separano Fort Lauderdale da Miami, da cui scrivo in questo momento.

Si conclude così il nostro tour a spasso per la Florida. Un viaggio di circa 1200 miglia in cui il caldo davvero eccessivo ci ha un po’ limitato nell’esplorazione, ma certamente emozionante e incredibilmente vario per la quantità di paesaggi visti e luoghi visitati.

Domani di primo pomeriggio andremo al porto per imbarcarci e iniziare la nostra settimana di crociera tra le isole caraibiche che dominano questa fetta di oceano Atlantico.

Se troviamo un punto di accesso alla rete, vi faremo sicuramente sapere.

Facciamo un gioco. E’ un gioco semplice, elementare, e ti può rendere incredibilmente ricco. Pieno di soldi. Più di quanto tu possa immaginare.

Lo facciamo con una semplice monetina, una qualsiasi. Tu giochi contro di me.

Mi devi dare un euro, uno solo. E se mi batti, io ti ricompenserò con quasi 100 milioni di euro.

Anzi facciamo così: dammi la moneta da un euro, e se non vinci io me la tengo. Ce la puoi fare! Sei pronto? Cominciamo! Giochiamo a testa o croce. Ti avevo detto che sarebbe stato facile. Io lancio la moneta, tu mi devi dire se esce testa o se esce croce. Per vincere i 100 milioni di euro, devi indovinare… 30 volte consecutivamente!

Che pensavi, che te li avrei regalati? Te li devi meritare sì o no? Be’, così è troppo difficile. Facciamo che ti abbono un giro: indovina 29 volte di fila, e il malloppo è tuo.

Se vuoi puoi allenarti, prima di iniziare. Gratis. Prendi una monetina e gioca per conto tuo. Indovina più testa o croce concecutivi che puoi. Vedrai che, se sei fortunano, arrivi a 5, forse 6. Se arrivi 10 sei un caso rarissimo: hai meno di una probabilità su mille di farcela. A 29, credimi, sei nel campo del così raro da chiamarsi statisticamente impossibile. E in realtà sono stato generoso, perché il vero gioco è ancora un po’ più difficile.

Ma sembra che questo semplice ragionamento sfugga a milioni di italiani. Ammettiamolo, anche in tempi in cui i mercati non si mangiassero miliardi di euro al giorno e la recessione non incombesse, 100 milioni in un colpo solo, facili facili, farebbero gola a chiunque.

Ma il Superenalotto è una macchina mangiasoldi spietata. Peggio dei videopoker, altro mostro che tanto affascina. E gli italiani non sanno o non vogliono contare.

Ieri sera ad un TG qualunque, domanda secca in ricevitoria: lo sa quante probabilità ha di vincere? Il signore palermitano con la bombetta in testa e lo sguardo fiero non tentenna e afferma sicuro: “Una su cento!”

Magari. Giocherei se così fosse un migliaio di colonne per andare sul quasi sicuro.

Più onesta una signora di Trieste col vestito viola e un pugno di schedine in mano: “Non ne ho idea. Ma se vinco compro casa ai nipoti.”

Mi hanno fatto entrambi una tenerezza immensa. Si vede nei loro occhi il sogno, la favola del colpo che ti cambia la vita. Puntualmente disattesa tre volte ogni settimana da una vita a questa parte.

Qualche anno fa Alex Britti cantava felice come una Pasqua: “E’ una semplice canzone, che serve a me per dirti che sei una su un milione.” E’ vero: mica facile, trovare la donna della vita.

Più ottimista era negli anni ’80 Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.

Può darsi che a uno contro mille ci proverei ancora. Ma uno su 622 milioni, allora no: non gioco.

Giornata trascorsa nella scintillante Vegas, nel bel mezzo del deserto del Nevada. Il mattino lo dedichiamo ad un po’ di riposo: non ci capita spesso di dormire 2 notti nel medesimo posto, avendo modo di rifiatare tra le lunghissime tappe in auto che si susseguono.

La piscina del nostro hotel, l’Excalibur, forse non è il massimo ma basta per regalarci del relax a bordo vasca e un bagno non propriamente rinfrescante (l’acqua rispecchia l’immensa calura dell’esterno, costantemente attorno ai 40°).

Pranziamo dentro l’hotel, senza troppe pretese, e poi prendiamo la Buick – che già pensava di farla franca e godere di un giorno di riposo – per visitare, 50 km più a est, la mitica Hoover Dam. Questa immensa diga fornisce energia elettrica a tutto il Nevada, è assolutamente enorme, imponente, una gigantesca pancia di cemento armato, chiuse e canali. Vista la stagione, il livello delle acque del Lake Mead non è elevato, ma siamo comunque consapevoli dell’enorme forza che agisce sui fianchi di questo canyon, dove il fiume Colorado giunge esausto dopo avere contribuito all’incessante erosione del Grand Canyon, oltre 200 km più a oriente.

Il caldo pauroso e il vento incessante ci consigliano di rientrare tra i climatizzatissimi hotel di Vegas. Ci scappa, ovviamente, qualche puntatina alla roulette: dopo alcuni colpi fortunati il nostro capitale iniziale di 20$ risulta salito a 94! Decidiamo quindi di ritirare la vincita e ce ne andiamo tutti contenti.

Una visita alla stupenda Venezia preceduta da una cena a buffet conclude degnamente la serata: domani dovremo ripartire verso nord ovest, dove ci attendono l’Area 51 e altri 650 km prima della prossima meta del nostro viaggio.