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facebook4Oggi, 23 settembre, alle ore 17 circa ho chiuso il mio profilo Facebook. E’ una decisione che avevo in mente da tempo, e per l’uso che faccio dei social network le caratteristiche di Facebook erano eccessive. A me basta avere modo di postare di tanto in tanto un pensiero, un’idea o un link che mi è piaciuto, e per questo è sufficiente Twitter: più rapido, facile e con privacy – se non garantita – sicuramente più elevata rispetto al fratello maggiore. Non sono uno di quelli che pensano che Facebook sia un esperimento della CIA e altre stupidaggine del genere, ma Twitter è semplicemente più adatto a me.

L’intento, inoltre, è quello di sviluppare progressivamente una gestione migliore del tempo che trascorro online: Facebook, pur con tutto l’impegno di questo mondo, aveva la straordinaria capacità di distrarmi più volte al giorno (e me ne assumo la responsabilità).

Vivo questo “trapasso” anche in senso sperimentale: vediamo quanto tempo ci vuole affinché le mie “tracce” spariscano dalla Rete. Per prima cosa, Facebook mi garantisce che, se entro 2 settimane non tenterò un nuovo accesso al mio profilo, tutti i miei dati, le foto, le note e qualsiasi altro dettaglio riguardante il mio profilo verrà rimosso dai loro server. Ovviamente, non avrò mai modo di sincerarmene.

Ma c’è un primo fatto interessante: a due ore dalla cancellazione del mio profilo, se cerco il mio nome e cognome su Google sono già quasi non rintracciabile: l’unico link che conduce a me è la mia pagina di Twitter, ma questa è una scelta voluta. La pagina di Facebook che mi era stata assegnata risulta invece non più visibile. Cominciamo bene!

Se qualcuno fosse interessato a seguire le mie tracce, questo è il link per cancellare il proprio profilo Facebook.

apple-osx-leopardGiovedì 27 ho ricevuto con piacere una email di Apple che mi informava che la mia copia di Snow Leopard era appena stata spedita e mi sarebbe stata consegnata il giorno successivo. Ne sono stato ben felice, visto che avevo il dubbio di avere fatto male ad ordinarlo online invece che andarlo a prendere in negozio!

Invece, alle 10 del mattino del 28 agosto, Snow Leopard era nel lettore DVD del mio iMac. Che dire? Snow Leopard si installa sovrascrivendosi al sistema operativo precedente e al riavvio tutte le applicazioni e i documenti sono dove li avevo lasciati. Facilità estrema!

Dopo l’installazione mi sono ritrovato con oltre 18 giga di spazio libero in più sull’hard disk, un SO estremamente reattivo, piacevole e preciso e l’integrazione di Exposé nel Dock: il massimo! E la registrazione di video dal desktop integrata nel nuovo Quick Time è davvero eccezionale.

Peccato che non abbia a disposizione un hardware adatto a sfruttare al massimo questo nuovo gioiellino di Cupertino, tuttavia è ormai un anno che sono un affezionatissimo utente Apple e sono sempre più soddisfatto!

Qualche dato per farsi un’idea di come abbiano lavorato bene gli sviluppatori Apple:

  • Tempo di spegnimento del Mac: Leopard 8.7 secondi, Snow Leopard 6.2 sec
  • Mac in stop: Leopard 3.3 sec, Snow Leopard 1.7 sec
  • Apertura di Safari: Leopard 4.26 sec, Snow Leopard 1.14 sec (!)
  • Spazio libero su HD: Leopard 117.33 Mb, Snow Leopard 135.65 Mb

Farò test più approfonditi in futuro, per ora… brava Apple! :D

Dopo l’arrivo al porto di Miami sabato mattina e l’arrivederci alla Carnival Cruises (perché speriamo tanto che di questo si tratti!) siamo tornati al Claridge al 3500 di Collins Avenue che già ci aveva ospitati prima della crociera.

Che dire… è stata una settimana di paesaggi incantevoli, buon cibo e tanto relax. Proprio quello che stavamo cercando! Il mare dei Caraibi sappiamo già che sarà indimenticabile e siamo persino un po’ preoccupati: non sarà facile trovare spiagge all’altezza d’ora in poi! Half Moon Cay entra di diritto nella nostra hit parade!

A Miami abbiamo trascorso il sabato a organizzarci, mentre domenica e lunedì sono stati giorni di godibilissimo e convienentissimo shopping! E’ molto difficile resistere ai prezzi che si praticano qui: se già in partenza sono più bassi che in Europa, soprattutto nel campo dell’abbigliamento, bisogna considerare il cambio superiore a 1.40! E quindi… si compra, si compra e poi si compra ancora!

Si è resa necessaria una nuova valigia per fare spazio alla collezione di pantaloni, maglie, cinture, scarpe e regali… siamo proprio contenti e soddisfatti! Domani alle 15:40 si decolla direzione Francoforte.

Pur rischiando di essere banali… è stato proprio BELLO! :-)

Ultima sera al Paquito’s di Aventura e cena messicana per festeggiare i 26 anni della sposa! Tanti auguri Babi! Ci autoauguriamo anche un buon viaggio e vi diamo appuntamento ai prossimi post dalla cara, amata Italia!

Abbiamo trascorso tre giorni così intensi da non avere neppure il tempo per raccontarli. Lunedì siamo partiti dalla bellissima Fort Myers e abbiamo guidato verso est addentrandoci nel cuore della Florida, fino a giungere nei pressi di Orlando. Inutile dire che la zona è dominata dalla presenza di Disneyworld, una città nella città di dimensioni incredibili! Addirittura due autostrade attraversano il complesso, che è costituito da ben quattro parchi a tema e due parchi acquatici. Occorre quindi almeno una settimana per visitarli con calma tutti. Noi abbiamo avuto a disposizione tre giorni, e ci siamo accontentati del Magic Kingdom e dei Disney Studios, trascorrendo parte dell’ultima giornata a sguazzare divertiti tra le piscine e gli scivoli del Blizzard Beach.

Giornate caldissime, lunghe e faticose che ci hanno proiettato in mondi magici e senza tempo, lontano da qualsiasi altro luogo del pianeta. Ogni sera dal castello del Magic Kingdom parte una sequenza meravigliosa di fuochi d’artificio da fare invidia alla notte di San Giovanni, d’altra parte il motto di queste parti è Celebrate Today!

Dopo avere festeggiato a dovere per tre giorni, quindi, siamo partiti per terminare l’asse ovest-est che avevamo iniziato da Fort Myers, e ci siamo concessi una deviazione dalle parti di Cape Canaveral, presso il Kennedy Space Center. Luogo imperdibile per gli amanti dell’esplorazione spaziale e dell’aeronautica in genere, si tratta di un complesso vasto e ricco di attrazioni e opportunità. Bellissimo il cinema 4D iMax, grazie al quale siamo stati neppure troppo virtualmente catapultati… sul suolo lunare!

Verso sera abbiamo lasciato Cape Canaveral per percorrere i 320 interminabili chilometri che portano a Fort Lauderdale, cittadina denominata anche “la Venezia d’America” per via dei canali su cui si affacciano ville di ottima fattura e i più fortunati parcheggiano i loro yacht proprio di fianco alla superstrada.

Ammettiamo di esserci arrivati davvero esausti, l’unica cosa fatta sul posto è la foto che vedere qui sopra. Poi, una lunga notte di non-riposo a causa di vicini di stanza particolarmente maleducati, una breve gita in spiaggia di mattino e poi di nuovo in auto per percorrere i 40 km che separano Fort Lauderdale da Miami, da cui scrivo in questo momento.

Si conclude così il nostro tour a spasso per la Florida. Un viaggio di circa 1200 miglia in cui il caldo davvero eccessivo ci ha un po’ limitato nell’esplorazione, ma certamente emozionante e incredibilmente vario per la quantità di paesaggi visti e luoghi visitati.

Domani di primo pomeriggio andremo al porto per imbarcarci e iniziare la nostra settimana di crociera tra le isole caraibiche che dominano questa fetta di oceano Atlantico.

Se troviamo un punto di accesso alla rete, vi faremo sicuramente sapere.

Anno 1984. Ho 5 anni e mio padre mi accompagna da qualche parte a Torino. Mi fa un regalo che segnerà la mia vita per sempre: uno Sinclair Spectrum 64k. E’ il mio primo computer.
La generazione del Vic20 e del Commodore mi snobba, perché non sono come loro: io vado avanti per 3 o 4 anni con i Sinclair, fino ad arrivare al mitico 128k con lettore di cassette. Imparo il Basic e colleziono oltre 50 nastri (probabilmente giacciono in qualche scatolone in cantina) contenenti 4 o 5 giochi ciascuno (l’unico che mi ricordi decentemente si chiamava “Il pollaio”, un platform elementare e irresistibile!)

Negli anni arriva il primo “286″ con MS-DOS, poi Windows 95 e i superveloci 486, poi nasce la generazione Pentium.
Sono passati 25 anni e fino a ieri ho scritto, studiato, creato, guadagnato, imparato, chattato, bloggato, inviato e ricevuto email sempre sui Personal Computers.

L’ultimo arrivato è del settembre scorso, ha un AMD dual core che va benissimo, 2 giga di RAM, una scheda video niente male e Windows XP originale. Si è sparato ininterrottamente almeno 12 ore al giorno di utilizzo, e non ha mai crashato. Perfetto.

Ma, si sa, si vuole sempre di più… o quantomeno qualcosa di diverso. E allora, dopo qualche titubanza e un po’ di paura di lasciare il noto per l’ignoto, ieri ci siamo decisi e in casa è arrivato lui:

E’ il mio primo Mac. Non credo che l’avrei mai detto prima, ma lui si è insinuato prima nel mio hard disk (mitica la presentazione ufficiale della Apple) e poi nei miei pensieri (per terminare la corsa nel mio libretto degli assegni).

Ho cercato di resistergli, ma la sua semplicità, la grafica, le demo viste in giro mi hanno fatto capitolare.

L’ho portato a casa cercando di sospendere ogni giudizio: insomma, non sputo nel piatto dove ho mangiato per un quarto di secolo e dove certamente mangerò ancora in futuro.

Fuori dalla scatola, però, mi aveva già conquistato: pulito nelle linee, perfetto, un solo cavo (quello dell’alimentazione) ed è subito operativo. Accensione fulminea e vengo invitato a parlare un po’ di me: come mi chiamo, che password scelgo, se voglio creare o meno un account Apple. Gli dico di no e non si offende.

Prima sorpresa: al momento di terminare la registrazione dell’account, la webcam interna si accende, il mio faccione finisce sull’eccezionale monitor da 20” a specchio e mi scatto una foto che diventa la mia immagine personale. Posso persino ridimensionarla o zoomarla in tempo reale. Spettacolo!
Scelgo poi il furo orario, e via… inizia la mia avventura nel mondo Mac!

Dopo 24 ore ecco le prime impressioni: prima di tutto vorrei parlare della silenziosità. Oggi ho accesso il PC, depresso per il tradimento subito, e ho subito pensato: ma che casino! Il Mac non lo senti. Neppure un ronzio, niente. Sembra spento anche quando navighi, scrivi o lavori. Fantastico!

Poi mi ha impressionato la facilità di connessione: ha il Wi-Fi e il Bluetooth integrati, in un attimo ha trovato la mia rete ed ero subito connesso. Un paio d’ore per prendere confidenza coi nuovi comandi (mi manca un po’ il tasto destro, ma ho visto che si può configurare anche quello) e ho potuto subito apprezzare l’incredibile raccolta di software già installati. Un ottimo client di posta con configurazione automatica, calendario stupendo, Safari come browser non è niente male (anche se ho preferito ripiegare su Firefox 3, che è perfetto) un motore di ricerca dei file assolutamente da altro pianeta, gestione delle foto, degli MP3 e dei video di qualità superiore.

Niente da fare: avevano ragione i Macchisti su questo e su altri punti di vista! Ovviamente Thunderbird, Firefox, Photoshop e molti altri tool sono identici, se però dimentichiamo il fatto che Leopard mi lascia disponibile quasi interamente i 2 giga di RAM, contro i 600 mega che XP pretende solo per tenermi acceso il PC…

Col tempo esplorerò anche la fantastica Time Machine e Garage Band: il software per produrre musica preinstallato sul Mac! L’unica aggiunta che ho dovuto fare è stata la suite Neo Office, per altro ottima di primo acchito, ma subito surclassata dall’incredibile suite iWork (in prova per 30 giorni, ma per quello che costa è assolutamente da prendere).

In definitiva… il mio viaggio alla scoperta dell’iMac è appena iniziato, ma posso già dire che a distanza di meno di un giorno dal primo avvio faccio già tutto quello che facevo con XP… in pieno silenzio però, davanti ad un grafica superba che invoglia all’uso e su una scrivania libera da qualsiasi cavo…

Vediamo se tra qualche tempo sarò ancora così entusiasta… per ora col Mac va alla grande!

Aggiornamento in tempo reale:

  1. 10 agosto: Barbara installa iWorks e passa 5 ore al Mac a disegnare una brochure stupenda del nostro prossimo viaggio (a breve disponibile in download su questo blog!)
  2. 11 agosto: scopro che Leopard include Boot Camp: una applicazione che mi permette in 2 secondi di partizionare l’hard disk e installare Win Xp! Ho provato a fare il contrario (installare Leopard su PC) per due settimane senza successo…
  3. 11 agosto: scopro Parallels! Win Xp è disponibile in una finestra di Leopard, con controllo remoto del desktop… incredibile!
  4. 14 agosto: scopro XNJB e collego il mio Zen V al Mac in 2 secondi: col PC ci avevo impiegato mezza giornata e scaricato valanga di drivers. Manco a dirlo, funziona alla perfezione. Non riesco più a dormire se la sera non passo almeno mezz’ora davanti all’iMac.
  5. 14 agosto: uso per la prima volta Front Row, e resto imbambolato davanti al Mac come farei se vedessi un’astronave volarmi davanti agli occhi. Pazzesco.

Sabato 19 luglio passiamo la serata tra le colline dalle parti di Chieri: festa di laurea con tanto di tuffo in piscina alle 11, un freddo cane. Torniamo a casa dopo l’una, facciamo i panini e alle 2 siamo a letto.

Sveglia alle 6.30… stato di coma profondo e smarrimento.

Alle 7.30 siamo in auto e alle 9 siamo al colle del Moncenisio: mercatino estivo con tanto di peruviani che vendono i CD e corsa campestre. Perdiamo mezz’ora… mentre il cielo si annuvola minacciosamente. Alle 10 finalmente parcheggiamo nel piazzale da cui parte la mitica ferrata… anni e anni a sentirne parlare, si narrano leggende di gite spaventose, paura, cadute… insomma, il tipico percorso da cagarsi addosso.

Per la verità mi ritrovo nel primo tratto, chiamato La traversata degli angeli, pieno di esaltazione: sarà che ho temuto di fare un giro a vuoto di 150km, sarà che ha appena smesso di piovere e sono contento perché possiamo partire: ma il primo traverso, piuttosto brutale, con quel bosco sotto così in basso, la roccia bagnata, il cielo ancora scuro… mi carica da morire! Trascorro mezz’ora di divertimento puro, mentre B. davanti a me procede spedita e Luca, il capofila, ha il tipico ghigno di chi sa che il peggio verrà dopo.

Io invece sono felicissimo: sono sulla mitica “Randoneés du Vertige”, l’aria è fresca, e ho davanti 4 ore buone di ferrata da fare!

Finiamo il primo tratto e il tempo migliora: ovviamente si continua! Attraversiamo un ponte secolare che congiunge i due lati del canyon, e attacchiamo La salita in cielo: mezz’ora di noia prima di catapultarsi su, tutto in verticale, sempre più in alto! A 10 minuti dal termine della salita ricomincia a piovere: la stanchezza fa capolino ma è niente in confrono a quello che verrà dopo! In cima, dopo 25 metri di verticale e qualche strapiombo, ci attende l’enorme forte Vittorio Emanuele: ci ripariamo dalla pioggia e ci chiediamo come dovessero vivere i soldati là dentro, tra quelle stesse mura.

Attendendo che smetta di gocciolare (ormai sappiamo che sarà una giornata meteorologicamente balorda) ci scappa un pranzo, birra e qualche chiacchiera. Si riparte aggiungendo una parte che mi sarei risparmiato: giro intorno al forte, un paio di passerelle di legno e un ponte tibetano che mi terrorizza un pochino… forse ho perso la spavalderia della mattinata, e inizio ad avvertire il pericolo.

Un’ora dopo comincia quello che ci porterà verso l’impresa: scendiamo lungo La discesa agli inferi, prima un traverso su un terriccio infame, rosso e scivoloso, e poi… il diluvio. Di colpo un temporale riempie lo spicchio di cielo sulle nostre teste e si scatena l’inferno: piove in modo violento, goccioloni che ti bagnano la schiena, e tu sei lì, appeso nel niente, puoi contare solo sulle tue forze e sullo spirito di sopravvivenza. L’unico gesto lucido che faccio è quello di mettere portafogli e telefono al riparo, in una tasca prononda dello zaino, il resto è pura meccanica: sposto un piede, poi una mano, cambio il moschettone, sposto l’altro piede. Scendo. Scendiamo tutti e tre per altri 15 metri, fino alla passerella: lì vivo il momento peggiore della giornata… anche se col senno di poi non lo considero certamente brutto.

Paura! Paura pura, quella che non senti da tempo, quella che non ti aspetti quando sei seduto comodo davanti al tuo PC, su una sedia in pelle, e leggi la posta. Impedisco alla mia mente di formulare pensieri oscuri e la obbligo alla logica: devi solo fare un altro passo, e poi uno ancora, sequenza facile e infallibile. Sembra reagire bene e mi asseconda, e mentre il diluvio diventa una cascata d’acqua raggiungo la passerella.

Ma non è che mi rincuori molto: attraverso i 22 metri del canyon su assi di legno fradice, scivolose e traballanti. Dall’altra parte i miei 2 compagni mi aspettano preoccupati: indietro non si torna, dobbiamo per forza finire!

L’ultimo tratto della ferrata è La salita al purgatorio: facciamo un traverso a velocità supersonica fin dentro un boschetto che ci dà riparo. Io mi sono ripreso, mi cambio la maglia, bevo (acqua, stavolta) e mi sento ancora meglio. Aspettiamo una schiarita e quando arriva iniziamo l’ultima salita.

Ora, è difficile immaginarsi, qui seduti mentre si scrive, cosa si prova ad essere attaccati alla roccia fradicia, di fianco ad una cascata, quando hai perso di vista i tuoi compagni, hai già camminato e scalato e fatto sforzi per 5 ore, sei preoccupato, bagnato, non puoi parlare perché il rumore dell’acqua te lo impedisce… quello che mi ricordo è un senso di solitudine: io da solo e una salita da fare, assolutamente. Mi ricordo anche una contentezza strana: non siamo più abituati al pericolo, ma i meccanismi per difenderci ce li abbiamo scritti dentro, sento l’istinto puro, la necessità di andare via da dove sono perché è pericoloso. Un mix si sensazioni strane che di certo non provi guidando in tangenziale oppure bevendo un caffé in poltrona. In poche parole: troppo bello!

Questa volta non ho paura, neppure quando scivolo con entrambi i piedi e resto appeso nel vuoto per alcuni attimi: la mano stringe il piolo più di quanto ritenessi possibile e ho il tempo di pensare: col cazzo che cado! Ora il pensiero mi fa sorridere, ma sul momento un po’ meno: appena ritrovo l’equilibrio sento fitte nelle braccia, capisco che forza ne ho ancora poca e non vedo la fine.

La salita gira attorno allo spigolo di roccia, ti mette con le spalle alla cascata che continua indifferente a fare un casino d’inferno, un paio di volte aggancio uno dei due moschettoni ad un gradino per sentirmi più sicuro. Mi sento chiamare da sopra ma non vedo nessuno, e ho ancora strada da fare!

Credo di avere salito gli ultimi 5 o 6 metri in 20 secondi: uno, due, tre! Sempre più in alto senza pensare, senza guardare. Alla fine sbuco sotto un ponticello, Luca e B. sono già lì, sembrano stanchi e felici!

Tolgo il moschettone per l’ultima volta, mi incammino lungo il sentiero e dopo pochi metri… cado in un cespuglio. Evidentemente sono più stanco di quanto pensassi e ho perso lucidità… torniamo al parcheggio raccontandoci episodi eroici, ingigantiti dall’eccitazione del momento, parlando ad alta voce e con tutta l’adrenalina data da 6 ore di ferrata memorabile che ristagna nel sangue.

Quando mi cambio e mi siedo in auto penso: be’, certo… lo rifarei domani!

(seguiranno le foto scattate in giornata)