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Archive for the ‘pensieri sparsi’ Category

facebook4Oggi, 23 settembre, alle ore 17 circa ho chiuso il mio profilo Facebook. E’ una decisione che avevo in mente da tempo, e per l’uso che faccio dei social network le caratteristiche di Facebook erano eccessive. A me basta avere modo di postare di tanto in tanto un pensiero, un’idea o un link che mi è piaciuto, e per questo è sufficiente Twitter: più rapido, facile e con privacy – se non garantita – sicuramente più elevata rispetto al fratello maggiore. Non sono uno di quelli che pensano che Facebook sia un esperimento della CIA e altre stupidaggine del genere, ma Twitter è semplicemente più adatto a me.

L’intento, inoltre, è quello di sviluppare progressivamente una gestione migliore del tempo che trascorro online: Facebook, pur con tutto l’impegno di questo mondo, aveva la straordinaria capacità di distrarmi più volte al giorno (e me ne assumo la responsabilità).

Vivo questo “trapasso” anche in senso sperimentale: vediamo quanto tempo ci vuole affinché le mie “tracce” spariscano dalla Rete. Per prima cosa, Facebook mi garantisce che, se entro 2 settimane non tenterò un nuovo accesso al mio profilo, tutti i miei dati, le foto, le note e qualsiasi altro dettaglio riguardante il mio profilo verrà rimosso dai loro server. Ovviamente, non avrò mai modo di sincerarmene.

Ma c’è un primo fatto interessante: a due ore dalla cancellazione del mio profilo, se cerco il mio nome e cognome su Google sono già quasi non rintracciabile: l’unico link che conduce a me è la mia pagina di Twitter, ma questa è una scelta voluta. La pagina di Facebook che mi era stata assegnata risulta invece non più visibile. Cominciamo bene!

Se qualcuno fosse interessato a seguire le mie tracce, questo è il link per cancellare il proprio profilo Facebook.

Facciamo un gioco. E’ un gioco semplice, elementare, e ti può rendere incredibilmente ricco. Pieno di soldi. Più di quanto tu possa immaginare.

Lo facciamo con una semplice monetina, una qualsiasi. Tu giochi contro di me.

Mi devi dare un euro, uno solo. E se mi batti, io ti ricompenserò con quasi 100 milioni di euro.

Anzi facciamo così: dammi la moneta da un euro, e se non vinci io me la tengo. Ce la puoi fare! Sei pronto? Cominciamo! Giochiamo a testa o croce. Ti avevo detto che sarebbe stato facile. Io lancio la moneta, tu mi devi dire se esce testa o se esce croce. Per vincere i 100 milioni di euro, devi indovinare… 30 volte consecutivamente!

Che pensavi, che te li avrei regalati? Te li devi meritare sì o no? Be’, così è troppo difficile. Facciamo che ti abbono un giro: indovina 29 volte di fila, e il malloppo è tuo.

Se vuoi puoi allenarti, prima di iniziare. Gratis. Prendi una monetina e gioca per conto tuo. Indovina più testa o croce concecutivi che puoi. Vedrai che, se sei fortunano, arrivi a 5, forse 6. Se arrivi 10 sei un caso rarissimo: hai meno di una probabilità su mille di farcela. A 29, credimi, sei nel campo del così raro da chiamarsi statisticamente impossibile. E in realtà sono stato generoso, perché il vero gioco è ancora un po’ più difficile.

Ma sembra che questo semplice ragionamento sfugga a milioni di italiani. Ammettiamolo, anche in tempi in cui i mercati non si mangiassero miliardi di euro al giorno e la recessione non incombesse, 100 milioni in un colpo solo, facili facili, farebbero gola a chiunque.

Ma il Superenalotto è una macchina mangiasoldi spietata. Peggio dei videopoker, altro mostro che tanto affascina. E gli italiani non sanno o non vogliono contare.

Ieri sera ad un TG qualunque, domanda secca in ricevitoria: lo sa quante probabilità ha di vincere? Il signore palermitano con la bombetta in testa e lo sguardo fiero non tentenna e afferma sicuro: “Una su cento!”

Magari. Giocherei se così fosse un migliaio di colonne per andare sul quasi sicuro.

Più onesta una signora di Trieste col vestito viola e un pugno di schedine in mano: “Non ne ho idea. Ma se vinco compro casa ai nipoti.”

Mi hanno fatto entrambi una tenerezza immensa. Si vede nei loro occhi il sogno, la favola del colpo che ti cambia la vita. Puntualmente disattesa tre volte ogni settimana da una vita a questa parte.

Qualche anno fa Alex Britti cantava felice come una Pasqua: “E’ una semplice canzone, che serve a me per dirti che sei una su un milione.” E’ vero: mica facile, trovare la donna della vita.

Più ottimista era negli anni ‘80 Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.

Può darsi che a uno contro mille ci proverei ancora. Ma uno su 622 milioni, allora no: non gioco.