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Archive for the ‘pensieri sparsi’ Category

Sono la cliente ideale per le assicurazioni: puntuale, zero incidenti, zero grane.

Per questo motivo mi aspetto di essere trattata come minimo con rispetto.

Faccio un preventivo on-line e scopro che una compagnia di assicurazioni mi offre le stesse identiche garanzie della mia attuale polizza ad un importo decisamente inferiore: si parla di (quasi) dimezzare una spesa fissa…

Mi faccio solleticare dall’idea di partire con una trattativa per mantenere  il rapporto di collaborazione con il mio assicuratore, che in fondo non mi ha mai fatto nulla di male.

MA – e qui c’è un “ma” grosso come una casa – lui non può intavolare una trattativa, non può venirmi incontro, la sede centrale gli impone dei prezzi e io sono già al minimo consentito, ANZI… quest’anno deve per forza aumentarmelo… E così anziché strappare un prezzaccio mi appioppa un bel rincaro di 20€.

No, ma dico… io vengo a dirti che voglio uno sconto e tu mi aumenti il prezzo?

E come se non bastasse, mi rifila un sacco di stupidaggini del tipo:

  • Con le assicurazioni on-line non c’è la copertura dei 15 gg. quando scade – FALSO quella a cui ho chiesto il preventivo copre in caso di rinnovo anche i 15 giorni successivi alla scadenza.
  • Non parli mai con la stessa persona, ma con un call center – FALSO avrei un unico operatore e un unico referente da contattare. Il mio si chiama
    Michele e sembra simpatico.
  • Non ti coprono in caso di incidenti nei parcheggi del supermercato – FALSO copre anche all’interno di proprietà privata.
  • E’ molto più comodo venire da me se hai dei problemi che fare un fax, un’email o chiamare un call center – FALSO tutto FALSO!!! Per me è davvero un problema venire in filiale: ogni volta devo prendere un permesso perché siete aperti negli orari in cui io dovrei essere in ufficio. E poi… Credi che io abbia paura di fare un fax o mandare una email nel 2011?

Siccome non mi piace farmi trattare così, ho appena risposto con un fax di disdetta.

Addio caro assicuratore. Non mi servi più.

 

PS: La mia nuova assicurazione è questa qui.

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No, non posso definirmi blogger… Non ho costanza, non mi applico…

Mi vergogno un po’ per questo! Un blog è una creatura da crescere e nutrire con parole, immagini, sensazioni… E la nostra è a stecchetto da un bel po’!

Abbiamo delle attenuanti, alcune felici altre invece tristi, motivi validi, di quelli che ti fanno dire senza tentennamenti: “non ho tempo per aggiornare il blog”.

matrimonioPer esempio… Francesco ed io ci siamo sposati! E’ stato il più bel giorno della mia vita, condiviso con le persone a cui voglio più bene. Per l’occasione ho testato iWeb, creando il nostro wedsite! Tutta impegnata in questa nuova avventura, tra preparativi e festeggiamenti, non mi sono ricordata di fblife… Comunque sul sito del matrimonio c’è un riassunto di tutto quello che è stato, un assaggio della magia del momento.

Mentre ci affannavamo per gli ultimi dettagli nel mese antecedente il matrimonio, uno dei mici di casa, Rodrigo, si è ammalato. Un linfoma, sintomo della Felv contratta quando ancora scorrazzava indisturbato per strada. E’ iniziato un calvario (per noi e per lui) fatto di chemioterapie, iniezioni di vitamine, e vani tentativi di farlo mangiare. In tre mesi da bel gattone di cinque chili era diventato uno scheletrino di un chilo e mezzo… Abbiamo provato di tutto, l’abbiamo imboccato a forza cercando di dargli i nutrimenti necessari con omogenizzati e pappette super proteiche e continuando a seguire i consigli e le cure del veterinario, abbiamo anche cercato vie “alternative” per far sì che Rodry guarisse: un amico gli ha fatto del Reiki (grazie Fede!), gli abbiamo dato lo Xango perché qualcuno ci aveva detto che ha proprietà anti-tumorali, abbiamo persino tentato una manifestazione collettiva. E’ stata dura lasciarlo e partire per il viaggio di nozze… Non ce lo siamo goduto al massimo, avendo l’incertezza di trovarlo vivo al nostro ritorno. (A proposito: un grazie di cuore a Sonia, Anna e Elena che si sono prese cura di lui mentre non c’eravamo…). rodryNon so dire cosa sia stato, se le cure mediche o l’amore che tutti noi gli abbiamo dato, probabilmente il connubio di entrambe le cose, ad ogni modo Rodrigo ha sconfitto la malattia: al rientro dalla nostra luna di miele ha ripreso a mangiare e da allora non ha più smesso! Ora è un botolo di ciccia e pelo, è diventato ancora più coccolone e (pur avendo perso tutti i denti, tranne i canini) è tornato a essere il giocherellone di un tempo!

budAvevamo appena finito con Rodrigo, che Buddy comincia a presentare dei brutti sintomi.. La Felv è una malattia molto contagiosa e nei primi anni d’età è letale. Bud respirava a fatica, era mogio mogio, non era più lui… Nel giro di poco, pochissimo tempo, il mio piccolo amore se n’è andato, lasciando un vuoto enorme. Non parlerò più di Buddy, è ancora una ferita aperta.

Poi Francesco ha avuto un terribile lutto in famiglia, che ha lasciato tutti distrutti…

Ad aggiungersi a queste mazzate emozionali, altri problemi stupidi ma fastidiosi (e costosi)… ad esempio ci hanno clonato le carte di credito e il bancomat e l’auto di Francesco, che una notte (per caso) era parcheggiata sotto casa, è stata sfasciata da un buontempone (che fa rima con … ?) che non si è degnato di lasciare neanche un biglietto…

Quello è stato davvero il periodo peggiore, anche perché non sentivamo il supporto e la comprensione che ci saremmo aspettati e che egoisticamente ritenevamo un nostro diritto.

Pare un bollettino di guerra…

Però ne siamo usciti.

excellenceAd Aprile abbiamo partecipato ad un corso organizzato da Ekis. Abbiamo rimestolato nel profondo, vissuto una gamma di emozioni incredibile, preso decisioni importanti per la nostra serenità e poi siamo tornati alla nostra vita, dopo solo quattro giorni, ma di nuovo entusiasti e forti.

E’ stato il trampolino di lancio: ci siamo coccolati con concerti stupendi, siamo partiti per vacanze divertenti in Sardegna e culturali a Bonn e Colonia, abbiamo festeggiato i miei 27 anni (!) e poi abbiamo partecipato ad un altro bellissimo corso, il Vitality, che ci ha dato modo di fare alcune scelte importanti per la nostra salute:

vitality

  • Mangiare sano e sentirci bene, diminuendo il consumo di carne, latticini, schifezze varie e dolci, facendo spesa biologica e iscrivendoci ad un bellissimo corso di cucina da Eataly.
  • Fare attività sportiva in maniera seria e continuativa, rinforzando il nostro organismo, cuore e polmoni soprattutto… Francesco va a correre e gioca a pallone, io in palestra a fare esercizi, facciamo insieme streching e mobilità articolare, usiamo strumenti utili come la ginnastica respiratoria.
  • Impegnarci ogni giorno affinché la nostra vita migliori continuamente…

Se fossimo giapponesi, diremmo ” ‘sto Kaizen!! ” :-D

Che cosa ha imparato Barbara di tutto questo? Cosa c’è di buono?

Ho scoperto che la vita può, a volte, darci batoste molto, molto pesanti, ma mai così pesanti da non poter essere gestite, sopportate e alla fine superate.

Ho capito che il passato è successo ed è un “successo” già solo il fatto che sia passato e che io possa imparare da quanto ho vissuto e che si possono staccare le zavorre inutili che impediscono di andare avanti.

Ho imparato a godermi ogni istante felice, a cercare sempre nuovi stimolanti obbiettivi da raggiungere senza perdere d’occhio ciò che conta davvero, le cose semplici ma bellissime che spesso si danno per scontate, una fra tutte: la vita.

Ho notato che migliorando me stessa, la mia vita e quella degli altri non solo mi sento realizzata, ma soddisfo il mio bisogno di crescita e di contribuire ad un mondo migliore.

… e scusate se è poco… :-)

Concludo con una novità, che mi rende orgogliosa e fiera: il 26 Ottobre esce il primo (e bellissimo) libro di Francesco in collaborazione con Antonio Capitani, titolo: Contro Saturno. Preparatevi a correre in libreria!!!

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facebook4Oggi, 23 settembre, alle ore 17 circa ho chiuso il mio profilo Facebook. E’ una decisione che avevo in mente da tempo, e per l’uso che faccio dei social network le caratteristiche di Facebook erano eccessive. A me basta avere modo di postare di tanto in tanto un pensiero, un’idea o un link che mi è piaciuto, e per questo è sufficiente Twitter: più rapido, facile e con privacy – se non garantita – sicuramente più elevata rispetto al fratello maggiore. Non sono uno di quelli che pensano che Facebook sia un esperimento della CIA e altre stupidaggine del genere, ma Twitter è semplicemente più adatto a me.

L’intento, inoltre, è quello di sviluppare progressivamente una gestione migliore del tempo che trascorro online: Facebook, pur con tutto l’impegno di questo mondo, aveva la straordinaria capacità di distrarmi più volte al giorno (e me ne assumo la responsabilità).

Vivo questo “trapasso” anche in senso sperimentale: vediamo quanto tempo ci vuole affinché le mie “tracce” spariscano dalla Rete. Per prima cosa, Facebook mi garantisce che, se entro 2 settimane non tenterò un nuovo accesso al mio profilo, tutti i miei dati, le foto, le note e qualsiasi altro dettaglio riguardante il mio profilo verrà rimosso dai loro server. Ovviamente, non avrò mai modo di sincerarmene.

Ma c’è un primo fatto interessante: a due ore dalla cancellazione del mio profilo, se cerco il mio nome e cognome su Google sono già quasi non rintracciabile: l’unico link che conduce a me è la mia pagina di Twitter, ma questa è una scelta voluta. La pagina di Facebook che mi era stata assegnata risulta invece non più visibile. Cominciamo bene!

Se qualcuno fosse interessato a seguire le mie tracce, questo è il link per cancellare il proprio profilo Facebook.

Facciamo un gioco. E’ un gioco semplice, elementare, e ti può rendere incredibilmente ricco. Pieno di soldi. Più di quanto tu possa immaginare.

Lo facciamo con una semplice monetina, una qualsiasi. Tu giochi contro di me.

Mi devi dare un euro, uno solo. E se mi batti, io ti ricompenserò con quasi 100 milioni di euro.

Anzi facciamo così: dammi la moneta da un euro, e se non vinci io me la tengo. Ce la puoi fare! Sei pronto? Cominciamo! Giochiamo a testa o croce. Ti avevo detto che sarebbe stato facile. Io lancio la moneta, tu mi devi dire se esce testa o se esce croce. Per vincere i 100 milioni di euro, devi indovinare… 30 volte consecutivamente!

Che pensavi, che te li avrei regalati? Te li devi meritare sì o no? Be’, così è troppo difficile. Facciamo che ti abbono un giro: indovina 29 volte di fila, e il malloppo è tuo.

Se vuoi puoi allenarti, prima di iniziare. Gratis. Prendi una monetina e gioca per conto tuo. Indovina più testa o croce concecutivi che puoi. Vedrai che, se sei fortunano, arrivi a 5, forse 6. Se arrivi 10 sei un caso rarissimo: hai meno di una probabilità su mille di farcela. A 29, credimi, sei nel campo del così raro da chiamarsi statisticamente impossibile. E in realtà sono stato generoso, perché il vero gioco è ancora un po’ più difficile.

Ma sembra che questo semplice ragionamento sfugga a milioni di italiani. Ammettiamolo, anche in tempi in cui i mercati non si mangiassero miliardi di euro al giorno e la recessione non incombesse, 100 milioni in un colpo solo, facili facili, farebbero gola a chiunque.

Ma il Superenalotto è una macchina mangiasoldi spietata. Peggio dei videopoker, altro mostro che tanto affascina. E gli italiani non sanno o non vogliono contare.

Ieri sera ad un TG qualunque, domanda secca in ricevitoria: lo sa quante probabilità ha di vincere? Il signore palermitano con la bombetta in testa e lo sguardo fiero non tentenna e afferma sicuro: “Una su cento!”

Magari. Giocherei se così fosse un migliaio di colonne per andare sul quasi sicuro.

Più onesta una signora di Trieste col vestito viola e un pugno di schedine in mano: “Non ne ho idea. Ma se vinco compro casa ai nipoti.”

Mi hanno fatto entrambi una tenerezza immensa. Si vede nei loro occhi il sogno, la favola del colpo che ti cambia la vita. Puntualmente disattesa tre volte ogni settimana da una vita a questa parte.

Qualche anno fa Alex Britti cantava felice come una Pasqua: “E’ una semplice canzone, che serve a me per dirti che sei una su un milione.” E’ vero: mica facile, trovare la donna della vita.

Più ottimista era negli anni ’80 Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.

Può darsi che a uno contro mille ci proverei ancora. Ma uno su 622 milioni, allora no: non gioco.