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Non esiste la solitudine per chi ha la fortuna di avere un gatto… e io questa fortuna ce l’ho, triplicata!

Ieri sera, tornando a casa, pensavo che mi sarei annoiata da sola in casa. Non sapevo cosa mi aspettava.

Apro la porta e un musetto rosso sbuca per darmi il benvenuto in casa. Esce sul pianerottolo, mette il nasino nei vasi delle piante, guarda dentro all’ascensore che senza preavviso si chiude prendendolo alla sprovvista. Bud si precipita in casa spaventato a morte, ma si volta all’ultimo per far capire che NO! Lui non ha paura di niente! Quindi si fa le unghie sul tiragraffi e si arrampica sul trespolo, pronto a giocare con un topino finto che inesorabilmente finirà sotto il mobile.

Entro e Rodrigo si fa subito sentire: “FAME!”
Miagola come un matto finché non riceve il suo piatto di carne trita di cavallo e un po’ di pappa al tonno. Cleo si avvicina, ma viene subito cacciato dal fratello che gli fa capire con una zampata che deve aspettare il suo turno.

Metto su l’acqua e mi siedo sul divano. Non passa un minuto che Cleo è già in braccio che fa le fusa e vuole coccole… La spazzolina sul muso lo fa impazzire! Spinge con la testa e si rotola sul divano, non ne ha mai abbastanza.

I gatti richiedono attenzioni speciali, diverse per ognuno di loro. Non basta riempire la ciotola del cibo e dell’acqua e pulire la sabbietta della lettiera… Bisogna capirli, assecondarli, dare loro quello che li fa stare bene.

Rodrigo è un buongustaio, non mangia bustine di sottomarca, né crocchette da troppo tempo nella ciotola. Ama farsi spazzolare, ma soltanto in alcuni punti del muso e mai per troppo tempo. Adora stare al sole al mattino e accoccolarsi vicino al termosifone d’inverno, dormire d’estate sul cuscino in balcone all’ombra e farsi le unghie sul tappeto.  Ma non gli piacciono le smancerie, non sopporta di essere coccolato troppo a lungo. Quando si stufa, lui semplicemente si alza e se ne va.

Cleo, invece è carezza-dipendente. Ogni occasione è buona per saltare in braccio e farsi spazzolare, coccolare, stringere, abbracciare, e si struscia, socchiude gli occhi, si sdraia, sta perfino con la pancia all’aria per farsi coccolare meglio e ogni notte si sdraia sul piumone, acciambellato proprio contro i miei piedi, e se mi sposto si sposta anche lui per starmi vicino.
E’ un fifone incredibile. Tutto lo spaventa, ogni rumore, per piccolo che sia lo fa saltare o spalancare gli occhi. Ma è anche il più audace dei tre, è il primo che si avvicina ai nuovi oggetti in casa, mette il naso nelle borse, nelle valigie o nelle buste della spesa e quando gioca, Cleo diventa un altro… Salta, corre, diventa energia pura. E’ bellissimo vederlo così.

Bud Weiser è selvaggio, giocherellone, un cacciatore nato. Non c’è mosca che si salvi se nei paraggi c’è Bud. Passa la maggior parte del tempo a correre, saltare, rincorrere topini finti o a giocare con Cleo. Ma nasconde un lato tenero. Adora essere preso in braccio quando, dopo la doccia, sono in accappatoio con i capelli bagnati. Si struscia e fa le fusa e mi spinge la testa contro il collo e con le zampe sembra abbracciarmi. Lo fa ogni volta…
Poi ha una passione per i capelli. Di notte, sale sul cuscino e fa la pasta nei miei capelli, facendo le fusa molto rumorosamente.
In quei momenti gli si può fare di tutto, ma se lo si prende durante i momenti di gioco, non vuole essere preso in braccio né addirittura essere toccato e se lo si fa, lui urla, soffia, morde e graffia. Una belva. Peccato che non faccia paura a nessuno con quel suo musetto dolce!

Dopo mangiato ho messo gli avanzi in una ciotola. E subito ho ricevuto una grande lezione da Bud: i gatti sanno essere molto espliciti quando vogliono. Dopo aver annusatolo spezzatino ha cominciato a scavare con la zampina le piastrelle attorno alla ciotola, come fa di solito quando deve coprire di sabbia i suoi ricordini puzzolenti nella lettiera… Afferrato il messaggio ho svuotato la ciotola nella pattumiera.

Non riesco a fare nulla in casa senza che ci siano almeno un paio di occhietti curiosi che seguono ogni mia mossa. Sistemo la cucina e Cleo si affaccia per vedere se ho finito, perché vuole le sue coccole, vado in salotto e Rodrigo mi segue e si accoccola sul divano, dove aspetterà che lo spazzoli un po’,  intanto Buddy corre su e giù, perché vuole giocare!

E, dopo ore di coccole, giochi, corse, spazzolate, pappe e stuzzichini, appena mi corico nel letto, loro mi seguono, Cleo si mette sui miei piedi, Rodrigo di fianco a me e Bud si sdraia ai piedi del letto, a guardia del territorio…

Ok, non sono esattamente dei mastini, ma mi fanno sentire al sicuro. E’ come essere circondata da cari amici che mi vogliono bene.

E’ impossibile sentirsi soli con loro.

Un acquazzone tropicale ci da il buongiorno, mentre ci prepariamo per una passeggiata in spiaggia alle sette del mattino.

Il tempo di scendere nella hall ed ha già smesso di piovere. Possiamo ammirare i nuvoloni che si allontanano e respirare la brezza dell’oceano. Abbiamo voglia di tuffarci, l’acqua è caldissima! Però preferiamo cercare un mare più limpido nelle vicinanze. Quindi, muniti di Tom Tom che finalmente ha deciso di fare il suo dovere, saltiamo in auto e ci facciamo affascinare da un nome esotico: Tahiti Beach. La spiaggia è a mezz’ora di viaggio, ma una volta arrivati a destinazione scopriamo essere privata: “No visitors permitted”… Ripieghiamo verso Key Biscayne e Virginia Key, in cui però la balneazione è vietate per le forti e pericolosissime correnti e le zanzare regnano sovrane! Scappiamo prima di venirne divorati e, vista l’ora, ci rifugiamo in uno Starbucks per una tarda colazione.

Il nostro piano di un bel bagno nell’oceano ci sembra sfumato. Cambiamo programma! Optiamo per una gita culturale a Vizcaya Museum & Gardens.

La Vizcaya è una splendida villa costruita per volere di  James Deering nel 1916 in stile rinascimentale italiano. Gli architetti avevano il compito di creare la struttura in modo da farla sembrare vecchia di 400 anni e di arredarla con i mobili e i suppellettili originali del XV fino al XIX secolo che Deering stesso aveva portato dall’Europa nei suoi svariati viaggi. Il risultato è un edificio di straordinaria bellezza, che però tradisce una nota di finzione. Visitiamo anche il magnifico giardino con orchidarium annesso e poi stremati dal caldo torniamo in hotel per un po’ di riposo.

Ritrovate le forze lo shopping ci attende!

Ed ecco F. ed io a South Park



In viaggio.

Finalmente possiamo veramente dimenticarci Cascade Locks e il suo brutto motel verso il grande parco dello Yellowstone. Il paesaggio è sempre diverso e sempre uguale allo stesso tempo.

Non fai in tempo a pensare che ti stai annoiando di fare sali-scendi e vedere solo foreste di conifere, che tutto cambia e diventa una pianura verdeggiante e ricca di fiumi, laghi e paludi e poi all’improvviso tutto cambia di nuovo e diventa arido e brullo e collinoso.

E poi è bello parlare per ore e scambiarsi opinioni, raccontarsi a vicenda e scoprire che siamo tutti diversi eppure così vicini e simili.

Una cittadina sorta attorno ad un distributore ci accoglie per un pieno della nostra Buick e un pasto fugace.

E poi di nuovo in viaggio fino a Twin Falls, dove ci godiamo il nostro meritato riposo, dopo circa 600 chilometri.

La petroliera proprio fuori dalla finestra ci dice che è ora di alzarsi… Il suo fischio dichiara l’arrivo dell’alba e non possiamo ignorarlo.

La nebbia circonda le cose con il suo bagliore lattiginoso e cerca di dissuaderci dal percorrere le strade di Astoria. Noi invece, delusi dalla colazione offerta dal motel, ci dirigiamo verso l’ottimo locale della sera prima e ci diamo alla pazza gioia con una serie di piatti via via più ingombranti…

Bene, ora sì che siamo pronti per cercare i luoghi dei Goonies, la casa di Michey, quella di Data, la prigione, il museo, il bowling e la bellissima spiaggia di Willie l’Orbo…

Infreddoliti e contenti, ci regaliamo un pranzo di tutto rispetto (fajitas, halibut e patate fritte).

E poi via, verso Portland e i suoi giardini di rose profumatissime… Portland non è solo rose e fiori, purtroppo… la città ci si mostra in tutte le sue sfaccettature, sebbene la visita sia durata poche ore. Il degrado e la povertà si contrappongono ai grattacieli super moderni e lussuosi.

Assistiamo ad un arresto in diretta, vediamo donne incinte chiedere l’elemosina agli angoli delle strade, brutti ceffi ci guardano con sufficienza dall’alto della loro muraglia d’odio. E’ incredibile come le persone riescano ad imprimere ai luoghi la propria personalità, le proprie paure come anche i propri sogni e entusiasmo. Mentre Cannon Beach, con le sue strade pulite, i giardini curati e la gente sorridente e premurosa, infonde serenità, Portland mi richiama ad una sensazione di urgenza, ogni volto sembrava dirmi “Vai, corri via prima che puoi”. E così facciamo.

Partiamo per la tappa più lunga del nostro viaggio, quella che ci porterà al parco dello Yellowstone, quasi 1300 chilometri di strada.

Ora siamo in un motel sulla strada, a Cascade Lock, brutto e umido. Sono le 6 del mattino… e non vediamo l’ora di ripartire!

Viaggiatori instancabili, alla ricerca della pura bellezza della vita.

Dei Supertramp amanti della società, delle persone, degli stili di vita più diversi.

Senza rifuggere da ciò che è proprio dell’essere umani, i nostri viaggi sono semplicemente altri modi per imparare dall’esperienza e gioire della varietà del mondo.

Quest’anno conquisteremo un’altra fetta di Stati Uniti d’America.
La nostra vittima: l’Ovest.
Washington, Oregon, Idaho, Montana, Wyoming, Utah, Arizona, Nevada e per finire California: questi gli stati che attraverseremo in meno di venti giorni.

Per cogliere i cambiamenti, le sfumature, che come sempre rimarranno incise nella nostra memoria.

Ecco il percorso – non definitivo – che abbiamo deciso di seguire:

Visualizzazione ingrandita della mappa

Google Maps dice che sono in tutto 2.734 miglia, cioè 4400 chilometri, circa 1 giorno e 21 ore di auto se non scendessimo mai neanche per fare pipì e avessimo carburante infinito :-D

Quest’anno in 4, raddoppiando le esperienze positive e dividendo le fatiche.
Sarà un’altra esperienza fantastica, che non possiamo non condividere anche con voi!
Cercheremo di postare, quanto più velocemente possibile, le immagini e le storie che vivremo, per sentirci vicini anche se a quasi 12.000Km di distanza…

Il gruppo “Bermuda Circus” formato da quattro chitarre e un basso ha dato spettacolo lo scorso Venerdì sera unendo musica divertente con un susseguirsi di improvvisazioni comiche e surreali.

Ci hanno lasciato senza parole… bravissimi nella tecnica e geniali nelle composizioni! A partire dai bignami della musica italiana e al remake lunghissimo di Battisti, senza dimenticare le esilaranti scenette e l’eccezionale pezzo in cui i 5 suonano un’unica chitarra acustica.

Incredibile davvero! Ho scoperto sul sito http://www.bermudacoustictrio.com/ che tre di loro hanno pubblicato un album con i remake dei Pink Floyd, gruppo storico che adoro… Be’,  non può di certo mancare nella mia collezione!

Se ne avete l’occasione, andate a vederli dal vivo… Oppure, speriamo di rivederli insieme alla Gialappa’s nelle prossime edizioni di Mai dire… :-)

Basta con il caldo e l’afa, basta con la routine quotidiana, e soprattutto basta con le colleghe rompibiiiip!

Partiamo per il mare, per 5 giorni di meritato riposo!Il resort sembra magnifico, con le sue piscine e i suoi campi da tennis, centro termale e ristoranti…

E poi, il mare della Sardegna, non mi ha mai deluso…

Un’altra avventura,  questa volta all’insegna del relax per noi due…

Ragazzi che emozione.

E’ la mia cantante preferita ed è un sogno sentire la sua voce dal vivo.
Ha veramente colpito nel segno: aggressiva quanto basta e dolcissima quando serve…

E’ davvero lei: la voce che mi accompagna dall’adolescenza. Quasi non ci credo, e allora canto a squarciagola, tutte le parole che ormai conosco a memoria…Un grande concerto! Grazie F. per questo ennesimo bellissimo regalo…

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Aggiungo 2 righe a questo post… che bella Alanis. Lo so che è banale, però è anche vero… assistita benissimo dalla band (ragazzi che bassista!), una ragazza con una voce così e delle canzoni così belle non ha molto da aggiungere.

Le basta salire sul palco e cantare.

Da rifare altre 1000 volte.


Grazie Alanis!