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Archive for 2009

Due mattine fa ci siamo svegliati dopo che la nave aveva posato l’ancora nei pressi di Half Moon Cay, una deliziosa isola privata di cui solo una piccola percentuale è accessibile ai turisti.
Il mare, che a Miami è piuttosto sporco, qui ha assunto un colore meraviglioso, e l’acqua è cristallina. Dopo la dovuta colazione abbiamo preso uno dei battelli che portano a terra. Half Moon Cay, infatti, non ha un porto, tanto meno uno in grado di ospitare una nave di questa stazza. Ha solamente un piccolo molo capace di accettare poche centinaia di visitatori per volta.

Sbarcare è stato come svegliarsi in una specie di paradiso! La spiaggia è una lunga mezzaluna di sabbia bianca e finissima, il mare è… be’, lasciamo parlare le foto!

Abbiamo passato la mattina ad ammirare il panorama, poi siamo tornati con i pensieri nel mondo reale: quelli della Carnival hanno organizzato persino qui un enorme banchetto con carne, salsicce, dolci, frutta tropicale, insalate e un sacco di altra roba! Sembrava di essere a bordo…

Nelle prime ore del pomeriggio abbiamo ripreso il battello per tornare sulla Liberty, e in cabina c’era un avviso del comandante: la tempesta tropicale Ana potrebbe incrociare i Caraibi orientali a partire da domani. Potremmo essere costretti a cambiare itinerario!
Ma per ora è solo un’ipotesi.
Alle 5 la nave è salpata e dopo due notti e un giorno di navigazione siamo a St. Thomas, una delle US Virgin Islands.

E’ stata una traversata molto lunga, ma a bordo c’è sempre qualcosa da fare! Se si ha voglia, si può festeggiare praticamente di continuo, per non parlare del mangiare. Cosa vi va oggi? Sushi? Messicano? Pizza? Pasta? Verdure? Fish and Chips? Basta scegliere!

Si sbarca per visitare St. Thomas che è, oltretutto, patria dello shopping duty-free!

Prima giornata di brutto tempo da quanto siamo arrivati: fin dal mattino è piovuto forte con raffiche di vento davvero potenti che fischiavano tra i grattacieli di Miami Beach.
Prima di mezzogiorno abbiamo lasciato la nostra amata Chrysler Sebring Convertible che ci ha accompagnati per 1200 miglia in giro per tutta la Florida. Mi è dispiaciuto, era divertente da guidare!
Abbiamo preso un taxi fino al porto e ci siamo imbarcati sull’enorme Carnival Liberty per la nostra prima crociera.
La nave è maestosa, con 14 ponti, decine di ristoranti, negozi, musica dal vivo, un teatro, sala giochi e molto altro che non abbiamo ancora visto.

Prima della partenza improvvisi e violenti temporali hanno spazzato la nave, e appena arrivati in mare aperto… sono iniziate le danze! Il tempo è proprio brutto e se abbiamo ben capito le previsioni non sono certo ottimali… domani mattina saremo a Half Moon Cay, una piccola isola a forma di mezzaluna facente parte delle Bahamas.

Speriamo nel sole!

Giornata più tranquilla trascorsa a riposare e a recuperare energie. Ci siamo limitati ad un breve giro serale passeggiando per i negozi e poi siamo usciti per cena scegliendo quello che Tripadvisor definisce “il migliore ristorante messicano del sud della Florida”. In effetti il cibo era ottimo e direi che abbiamo persino un po’ esagerato.

Al mattino Miami Beach si è svegliata sotto un diluvio accompagnato da vento fortissimo, giusto per ricordarci che qui siamo ai tropici. Il tutto è durato, come sempre, pochi minuti, proprio in questo momento il cielo sta tornado azzurro e noi ne siamo ben contenti, visto che si parte di nuovo: ci aspetta la Carnival Liberty per la nostra crociera!

Salutiamo con una immagine di una delle ville che si affacciano sui canali da queste parti. Non male eh?

Abbiamo trascorso tre giorni così intensi da non avere neppure il tempo per raccontarli. Lunedì siamo partiti dalla bellissima Fort Myers e abbiamo guidato verso est addentrandoci nel cuore della Florida, fino a giungere nei pressi di Orlando. Inutile dire che la zona è dominata dalla presenza di Disneyworld, una città nella città di dimensioni incredibili! Addirittura due autostrade attraversano il complesso, che è costituito da ben quattro parchi a tema e due parchi acquatici. Occorre quindi almeno una settimana per visitarli con calma tutti. Noi abbiamo avuto a disposizione tre giorni, e ci siamo accontentati del Magic Kingdom e dei Disney Studios, trascorrendo parte dell’ultima giornata a sguazzare divertiti tra le piscine e gli scivoli del Blizzard Beach.

Giornate caldissime, lunghe e faticose che ci hanno proiettato in mondi magici e senza tempo, lontano da qualsiasi altro luogo del pianeta. Ogni sera dal castello del Magic Kingdom parte una sequenza meravigliosa di fuochi d’artificio da fare invidia alla notte di San Giovanni, d’altra parte il motto di queste parti è Celebrate Today!

Dopo avere festeggiato a dovere per tre giorni, quindi, siamo partiti per terminare l’asse ovest-est che avevamo iniziato da Fort Myers, e ci siamo concessi una deviazione dalle parti di Cape Canaveral, presso il Kennedy Space Center. Luogo imperdibile per gli amanti dell’esplorazione spaziale e dell’aeronautica in genere, si tratta di un complesso vasto e ricco di attrazioni e opportunità. Bellissimo il cinema 4D iMax, grazie al quale siamo stati neppure troppo virtualmente catapultati… sul suolo lunare!

Verso sera abbiamo lasciato Cape Canaveral per percorrere i 320 interminabili chilometri che portano a Fort Lauderdale, cittadina denominata anche “la Venezia d’America” per via dei canali su cui si affacciano ville di ottima fattura e i più fortunati parcheggiano i loro yacht proprio di fianco alla superstrada.

Ammettiamo di esserci arrivati davvero esausti, l’unica cosa fatta sul posto è la foto che vedere qui sopra. Poi, una lunga notte di non-riposo a causa di vicini di stanza particolarmente maleducati, una breve gita in spiaggia di mattino e poi di nuovo in auto per percorrere i 40 km che separano Fort Lauderdale da Miami, da cui scrivo in questo momento.

Si conclude così il nostro tour a spasso per la Florida. Un viaggio di circa 1200 miglia in cui il caldo davvero eccessivo ci ha un po’ limitato nell’esplorazione, ma certamente emozionante e incredibilmente vario per la quantità di paesaggi visti e luoghi visitati.

Domani di primo pomeriggio andremo al porto per imbarcarci e iniziare la nostra settimana di crociera tra le isole caraibiche che dominano questa fetta di oceano Atlantico.

Se troviamo un punto di accesso alla rete, vi faremo sicuramente sapere.

Giornata di trasferimento impegnativa quella di ieri, in cui abbiamo lasciato Key West e ripreso la via di ieri in senso contrario, attraversando di nuovo tutte le Key principali lentamente. Facciamo parte di un continuo serpentone di auto. Ci sono circa 150 km prima della terraferma, non sono tantissimi ma a 60 all’ora diventano interminabili. Giunti a Florida City abbiamo lasciato la Highway 1 che ci avrebbe ricondotti fino a Miami, e abbiamo deviato sulla 997 in direzione nord all’altezza di Homested. E’ una statale che taglia da sud a nord la Florida e che accorcia di qualche chilometro la strada verso Fort Myers, concedendo anche un suggestivo passaggio attraverso le Everglades.

Le Everglades sono parte di un enorme parco nazionale in cui però arriviamo un po’ tardi. Vorremmo visitarlo coi trenini e magari anche a piedi ma chiude a metà pomeriggio e siamo costretti a desistere. Ci fermiamo subito dopo per prendere parte ad una divertentissima esperienza: una viaggio nelle paludi a bordo di un Airboat!

E’ un mezzo di trasporto strano e rumorosissimo, con una enorme “ventola” che fa da propulsore. La guida ci accompagna tra mangrovie e libellule verso vecchi insediamenti indiani nel bel mezzo della palude. Ci sono pochi centimetri di acqua e fa un po’ impressione correrci sopra a bordo di questi “cosi” di ferro! Nel primo insediamento che visitiamo, l’unico percorribile anche a piedi, notiamo finalmente un coccodrillo che se ne sta immobile pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua, aspettando paziente che un malcapitato pesce gli finisca dritto tra le fauci! Ho il tempo di riflettere su quanto debbano essere letali per gli esseri umani questi grossi rettili: quasi invisibili, assolutamente immobili, solo minuscole bollicine d’aria che salivano da una narice fino in superficie ne rilevavano la presenza. Terribili!

Torniamo in auto e ci sobbarchiamo gli ultimi 150 km per raggiungere Fort Myers. In pratica abbiamo attraversato tutto lo Stato da est a ovest, per arrivare al mare sul Golfo del Messico! Ma ne vale assolutamente la pena.

Ci tocca una suite al 12° piano di un hotel affacciato sull’Oceano. Vista incredibile, città a misura d’uomo, passeggiate tra negozi di souvenir e cena straordinaria a base di pesce. Per ora, il luogo più bello in cui io sia stato in questo viaggio.

Ci svegliamo di buon’ora perché oggi abbiamo altri 350 km da fare, verso nord-est, direzione Orlando. Lì ci fermeremo per 3 giorni a goderci la magia di Disneyworld.

Ieri siamo partiti presto da Miami sotto il solito temporale tropicale mattutino (dura tre minuti, scrosci di pioggia a tutto spiano, vento tra le palme  e poi… basta) e percorriamo i 250 km che ci separano da Key West. L’itinerario è pazzesco: si guida tra ponti e isolette che costituiscono una lingua di terra tra mari sempre più cristallini. Ci sono zone di terraferma più estese, come Key Largo, e altri non più larghi di 30 metri. La strada è lunga, c’è traffico e arriviamo a Key West solo nel primo pomeriggio.

L’isola è particolarmente turistica, con lunghi viali ricchi di bancarelle dove si vende di tutto, locali in cui imperversa la musica cubana e il solito, immancabile, snervante caldo umido.

Passiamo parte del pomeriggio a visitare la casa di Ernest Hemingway, l’unica in tutta Key West dotata di cantina e una delle prima ad avere piscina privata, costata all’epoca ben 20mila dollari. La casa è spaziosa, con stanze ampie dotate di librerie in cui troneggiano capolavori della letteratura, nonché un’opera di Picasso in persona in bella mostra in uno dei saloni. Lo studio dello scrittore è appartato, in un edificio adiacente dove mi ritrovo a fantasticare ammirando la sua macchina per scrivere.

Tutta la casa, così come d’altra parte l’intera Key West, è abitata da innumerevoli gatti, alcuni dei quali hanno la caratteristica di possedere sei dita per zampa. Non ci facciamo pregare e socializziamo con tutti quelli che ci capitano a tiro!

Alle 4 del pomeriggio non resistiamo più: si suda anche solo per respirare, ma non è detto che a respirare ci si riesca. Ci trasciniamo fino all’auto e rientriamo nell’ottimo hotel, dove una piscina di acqua calda ci dà un minimo di sollievo. Non usciamo fino al tramonto, che da queste parti è un vero e proprio evento che si celebra ogni sera sul lungomare.

Altra passeggiata tra mercatini e spettacoli di strada, poi una notte tranquilla e fresca ci ricarica le batterie. Stamattina deviamo di qualche chilometro per farci fotografare a Southernmost Point, ovvero il punto più a sud di tutti gli Stati Uniti d’America. Poi percorreremo al contrario la strada di ieri, risalendo verso nord fino al parco delle Everglades, dove spero di vedere il mio primo alligatore.

Un acquazzone tropicale ci da il buongiorno, mentre ci prepariamo per una passeggiata in spiaggia alle sette del mattino.

Il tempo di scendere nella hall ed ha già smesso di piovere. Possiamo ammirare i nuvoloni che si allontanano e respirare la brezza dell’oceano. Abbiamo voglia di tuffarci, l’acqua è caldissima! Però preferiamo cercare un mare più limpido nelle vicinanze. Quindi, muniti di Tom Tom che finalmente ha deciso di fare il suo dovere, saltiamo in auto e ci facciamo affascinare da un nome esotico: Tahiti Beach. La spiaggia è a mezz’ora di viaggio, ma una volta arrivati a destinazione scopriamo essere privata: “No visitors permitted”… Ripieghiamo verso Key Biscayne e Virginia Key, in cui però la balneazione è vietate per le forti e pericolosissime correnti e le zanzare regnano sovrane! Scappiamo prima di venirne divorati e, vista l’ora, ci rifugiamo in uno Starbucks per una tarda colazione.

Il nostro piano di un bel bagno nell’oceano ci sembra sfumato. Cambiamo programma! Optiamo per una gita culturale a Vizcaya Museum & Gardens.

La Vizcaya è una splendida villa costruita per volere di  James Deering nel 1916 in stile rinascimentale italiano. Gli architetti avevano il compito di creare la struttura in modo da farla sembrare vecchia di 400 anni e di arredarla con i mobili e i suppellettili originali del XV fino al XIX secolo che Deering stesso aveva portato dall’Europa nei suoi svariati viaggi. Il risultato è un edificio di straordinaria bellezza, che però tradisce una nota di finzione. Visitiamo anche il magnifico giardino con orchidarium annesso e poi stremati dal caldo torniamo in hotel per un po’ di riposo.

Ritrovate le forze lo shopping ci attende!

Arriviamo a Miami dopo quasi un giorno intero di viaggio e pochissime ore di sonno. Il controllo passaporti è lento e laborioso, la coda avanza a rilento. Quando finalmente gli Stati Uniti di America ci fanno la grazia di accettarci come turisti, ritiriamo i bagagli e noleggiamo una Chrysler convertible che sarà la nostra compagna di viaggio per i primi nove giorni.

In auto il Tom Tom ci tradisce: reset continui neanche fosse Windows. Dobbiamo così affidarci ad una approssimativa cartina ritirata all’autonoleggio, che ci porta fuori rotta invece che condurci all’hotel. Dopo un’ora di viaggio verso nord, stravolti dal sonno, affamati e stanchi, torniamo sui nostri passi affidandoci al caro, vecchio senso dell’orientamento.

In hotel abbiamo giusto il tempo per una doccia: le energie di riserva le dedichiamo alla cena. Un filet mignon di tutto rispetto direttamente sulla Ocean Drive. Conto salato ma palato soddisfattissimo!

Niente più forze: si rientra in hotel e si dorme 10 ore di filato.

Che dire ragazzi… ci siamo? FBlife è stato trascurato tanto, troppo a lungo! Per farci perdonare, e vista l’imminenza di un nuovo, grande viaggio, abbiamo rifatto il trucco al nostro sito!

Nuovo template, accesso diretto a Flickr nella sidebar, grande leggibilità e tante piccole migliorie sono il biglietto da visita del rinnovamento in corso!

Seguiteci: inizia una nuova avventura!