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Archive for August, 2009

Ieri siamo partiti presto da Miami sotto il solito temporale tropicale mattutino (dura tre minuti, scrosci di pioggia a tutto spiano, vento tra le palme  e poi… basta) e percorriamo i 250 km che ci separano da Key West. L’itinerario è pazzesco: si guida tra ponti e isolette che costituiscono una lingua di terra tra mari sempre più cristallini. Ci sono zone di terraferma più estese, come Key Largo, e altri non più larghi di 30 metri. La strada è lunga, c’è traffico e arriviamo a Key West solo nel primo pomeriggio.

L’isola è particolarmente turistica, con lunghi viali ricchi di bancarelle dove si vende di tutto, locali in cui imperversa la musica cubana e il solito, immancabile, snervante caldo umido.

Passiamo parte del pomeriggio a visitare la casa di Ernest Hemingway, l’unica in tutta Key West dotata di cantina e una delle prima ad avere piscina privata, costata all’epoca ben 20mila dollari. La casa è spaziosa, con stanze ampie dotate di librerie in cui troneggiano capolavori della letteratura, nonché un’opera di Picasso in persona in bella mostra in uno dei saloni. Lo studio dello scrittore è appartato, in un edificio adiacente dove mi ritrovo a fantasticare ammirando la sua macchina per scrivere.

Tutta la casa, così come d’altra parte l’intera Key West, è abitata da innumerevoli gatti, alcuni dei quali hanno la caratteristica di possedere sei dita per zampa. Non ci facciamo pregare e socializziamo con tutti quelli che ci capitano a tiro!

Alle 4 del pomeriggio non resistiamo più: si suda anche solo per respirare, ma non è detto che a respirare ci si riesca. Ci trasciniamo fino all’auto e rientriamo nell’ottimo hotel, dove una piscina di acqua calda ci dà un minimo di sollievo. Non usciamo fino al tramonto, che da queste parti è un vero e proprio evento che si celebra ogni sera sul lungomare.

Altra passeggiata tra mercatini e spettacoli di strada, poi una notte tranquilla e fresca ci ricarica le batterie. Stamattina deviamo di qualche chilometro per farci fotografare a Southernmost Point, ovvero il punto più a sud di tutti gli Stati Uniti d’America. Poi percorreremo al contrario la strada di ieri, risalendo verso nord fino al parco delle Everglades, dove spero di vedere il mio primo alligatore.

Un acquazzone tropicale ci da il buongiorno, mentre ci prepariamo per una passeggiata in spiaggia alle sette del mattino.

Il tempo di scendere nella hall ed ha già smesso di piovere. Possiamo ammirare i nuvoloni che si allontanano e respirare la brezza dell’oceano. Abbiamo voglia di tuffarci, l’acqua è caldissima! Però preferiamo cercare un mare più limpido nelle vicinanze. Quindi, muniti di Tom Tom che finalmente ha deciso di fare il suo dovere, saltiamo in auto e ci facciamo affascinare da un nome esotico: Tahiti Beach. La spiaggia è a mezz’ora di viaggio, ma una volta arrivati a destinazione scopriamo essere privata: “No visitors permitted”… Ripieghiamo verso Key Biscayne e Virginia Key, in cui però la balneazione è vietate per le forti e pericolosissime correnti e le zanzare regnano sovrane! Scappiamo prima di venirne divorati e, vista l’ora, ci rifugiamo in uno Starbucks per una tarda colazione.

Il nostro piano di un bel bagno nell’oceano ci sembra sfumato. Cambiamo programma! Optiamo per una gita culturale a Vizcaya Museum & Gardens.

La Vizcaya è una splendida villa costruita per volere di  James Deering nel 1916 in stile rinascimentale italiano. Gli architetti avevano il compito di creare la struttura in modo da farla sembrare vecchia di 400 anni e di arredarla con i mobili e i suppellettili originali del XV fino al XIX secolo che Deering stesso aveva portato dall’Europa nei suoi svariati viaggi. Il risultato è un edificio di straordinaria bellezza, che però tradisce una nota di finzione. Visitiamo anche il magnifico giardino con orchidarium annesso e poi stremati dal caldo torniamo in hotel per un po’ di riposo.

Ritrovate le forze lo shopping ci attende!

Arriviamo a Miami dopo quasi un giorno intero di viaggio e pochissime ore di sonno. Il controllo passaporti è lento e laborioso, la coda avanza a rilento. Quando finalmente gli Stati Uniti di America ci fanno la grazia di accettarci come turisti, ritiriamo i bagagli e noleggiamo una Chrysler convertible che sarà la nostra compagna di viaggio per i primi nove giorni.

In auto il Tom Tom ci tradisce: reset continui neanche fosse Windows. Dobbiamo così affidarci ad una approssimativa cartina ritirata all’autonoleggio, che ci porta fuori rotta invece che condurci all’hotel. Dopo un’ora di viaggio verso nord, stravolti dal sonno, affamati e stanchi, torniamo sui nostri passi affidandoci al caro, vecchio senso dell’orientamento.

In hotel abbiamo giusto il tempo per una doccia: le energie di riserva le dedichiamo alla cena. Un filet mignon di tutto rispetto direttamente sulla Ocean Drive. Conto salato ma palato soddisfattissimo!

Niente più forze: si rientra in hotel e si dorme 10 ore di filato.

Che dire ragazzi… ci siamo? FBlife è stato trascurato tanto, troppo a lungo! Per farci perdonare, e vista l’imminenza di un nuovo, grande viaggio, abbiamo rifatto il trucco al nostro sito!

Nuovo template, accesso diretto a Flickr nella sidebar, grande leggibilità e tante piccole migliorie sono il biglietto da visita del rinnovamento in corso!

Seguiteci: inizia una nuova avventura!