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Archive for 2008

Tra poco meno di 16 ore saremo in volo alla volta di Seattle. Inizia il mio terzo viaggio negli Stati Uniti d’America, il secondo con B., tutto è pronto e quest’anno ho un obiettivo ambizioso: vivere più consapevolmente i 15 giorni di viaggio, cercando di gustare e assorbire le sfumature più nascoste di quel posto che amo profondamente chiamato comunemente America.

B. ha creato un itineriario stupendamente curato in cui descrive i luoghi principali che visiteremo. Potete scaricarlo cliccando qui.

Abbiamo le fotocamere in valigia, un libro nuovo da leggere (per l’interminabile volo ho scelto “Il diavolo della cattedrale” di Schätzing Frank) e la compagnia di E. e M. (qui trovate il loro non aggiornatissimo blog… vedremo di migliorare!), un po’ di dispiacere nell’abbandonare i nostri tre gatti stupendi ma anche tanta voglia di partire, di esplorare, visitare, guidare, fare casino e tornare infine a casa con tanti altri ricordi da aggiungere ai nostri album già straordinari.

Naturalmente, su questo blog la diretta di tutto il viaggio! A presto!

Anno 1984. Ho 5 anni e mio padre mi accompagna da qualche parte a Torino. Mi fa un regalo che segnerà la mia vita per sempre: uno Sinclair Spectrum 64k. E’ il mio primo computer.
La generazione del Vic20 e del Commodore mi snobba, perché non sono come loro: io vado avanti per 3 o 4 anni con i Sinclair, fino ad arrivare al mitico 128k con lettore di cassette. Imparo il Basic e colleziono oltre 50 nastri (probabilmente giacciono in qualche scatolone in cantina) contenenti 4 o 5 giochi ciascuno (l’unico che mi ricordi decentemente si chiamava “Il pollaio”, un platform elementare e irresistibile!)

Negli anni arriva il primo “286″ con MS-DOS, poi Windows 95 e i superveloci 486, poi nasce la generazione Pentium.
Sono passati 25 anni e fino a ieri ho scritto, studiato, creato, guadagnato, imparato, chattato, bloggato, inviato e ricevuto email sempre sui Personal Computers.

L’ultimo arrivato è del settembre scorso, ha un AMD dual core che va benissimo, 2 giga di RAM, una scheda video niente male e Windows XP originale. Si è sparato ininterrottamente almeno 12 ore al giorno di utilizzo, e non ha mai crashato. Perfetto.

Ma, si sa, si vuole sempre di più… o quantomeno qualcosa di diverso. E allora, dopo qualche titubanza e un po’ di paura di lasciare il noto per l’ignoto, ieri ci siamo decisi e in casa è arrivato lui:

E’ il mio primo Mac. Non credo che l’avrei mai detto prima, ma lui si è insinuato prima nel mio hard disk (mitica la presentazione ufficiale della Apple) e poi nei miei pensieri (per terminare la corsa nel mio libretto degli assegni).

Ho cercato di resistergli, ma la sua semplicità, la grafica, le demo viste in giro mi hanno fatto capitolare.

L’ho portato a casa cercando di sospendere ogni giudizio: insomma, non sputo nel piatto dove ho mangiato per un quarto di secolo e dove certamente mangerò ancora in futuro.

Fuori dalla scatola, però, mi aveva già conquistato: pulito nelle linee, perfetto, un solo cavo (quello dell’alimentazione) ed è subito operativo. Accensione fulminea e vengo invitato a parlare un po’ di me: come mi chiamo, che password scelgo, se voglio creare o meno un account Apple. Gli dico di no e non si offende.

Prima sorpresa: al momento di terminare la registrazione dell’account, la webcam interna si accende, il mio faccione finisce sull’eccezionale monitor da 20” a specchio e mi scatto una foto che diventa la mia immagine personale. Posso persino ridimensionarla o zoomarla in tempo reale. Spettacolo!
Scelgo poi il furo orario, e via… inizia la mia avventura nel mondo Mac!

Dopo 24 ore ecco le prime impressioni: prima di tutto vorrei parlare della silenziosità. Oggi ho accesso il PC, depresso per il tradimento subito, e ho subito pensato: ma che casino! Il Mac non lo senti. Neppure un ronzio, niente. Sembra spento anche quando navighi, scrivi o lavori. Fantastico!

Poi mi ha impressionato la facilità di connessione: ha il Wi-Fi e il Bluetooth integrati, in un attimo ha trovato la mia rete ed ero subito connesso. Un paio d’ore per prendere confidenza coi nuovi comandi (mi manca un po’ il tasto destro, ma ho visto che si può configurare anche quello) e ho potuto subito apprezzare l’incredibile raccolta di software già installati. Un ottimo client di posta con configurazione automatica, calendario stupendo, Safari come browser non è niente male (anche se ho preferito ripiegare su Firefox 3, che è perfetto) un motore di ricerca dei file assolutamente da altro pianeta, gestione delle foto, degli MP3 e dei video di qualità superiore.

Niente da fare: avevano ragione i Macchisti su questo e su altri punti di vista! Ovviamente Thunderbird, Firefox, Photoshop e molti altri tool sono identici, se però dimentichiamo il fatto che Leopard mi lascia disponibile quasi interamente i 2 giga di RAM, contro i 600 mega che XP pretende solo per tenermi acceso il PC…

Col tempo esplorerò anche la fantastica Time Machine e Garage Band: il software per produrre musica preinstallato sul Mac! L’unica aggiunta che ho dovuto fare è stata la suite Neo Office, per altro ottima di primo acchito, ma subito surclassata dall’incredibile suite iWork (in prova per 30 giorni, ma per quello che costa è assolutamente da prendere).

In definitiva… il mio viaggio alla scoperta dell’iMac è appena iniziato, ma posso già dire che a distanza di meno di un giorno dal primo avvio faccio già tutto quello che facevo con XP… in pieno silenzio però, davanti ad un grafica superba che invoglia all’uso e su una scrivania libera da qualsiasi cavo…

Vediamo se tra qualche tempo sarò ancora così entusiasta… per ora col Mac va alla grande!

Aggiornamento in tempo reale:

  1. 10 agosto: Barbara installa iWorks e passa 5 ore al Mac a disegnare una brochure stupenda del nostro prossimo viaggio (a breve disponibile in download su questo blog!)
  2. 11 agosto: scopro che Leopard include Boot Camp: una applicazione che mi permette in 2 secondi di partizionare l’hard disk e installare Win Xp! Ho provato a fare il contrario (installare Leopard su PC) per due settimane senza successo…
  3. 11 agosto: scopro Parallels! Win Xp è disponibile in una finestra di Leopard, con controllo remoto del desktop… incredibile!
  4. 14 agosto: scopro XNJB e collego il mio Zen V al Mac in 2 secondi: col PC ci avevo impiegato mezza giornata e scaricato valanga di drivers. Manco a dirlo, funziona alla perfezione. Non riesco più a dormire se la sera non passo almeno mezz’ora davanti all’iMac.
  5. 14 agosto: uso per la prima volta Front Row, e resto imbambolato davanti al Mac come farei se vedessi un’astronave volarmi davanti agli occhi. Pazzesco.

Ora io dico: anni di sofferenza, attese spasmodiche, download illegali, tempo rubato al sonno e al lavoro per “vedere come va a finire”…

Vi siete persi qualcosa delle prime 3 serie di Lost? Non c’è problema! Buona visione! :-D




Avete Tim Tribù?

Brutte notizie in arrivo… chiamate il 119 e ascoltate con sgomento il messaggio che vi informa di quanto segue: “A partire dal 9 settembre 2008 il costo delle tue chiamate verso gli operatori nazionali sarà aumentato di 0.05 centesimi di euro al secondo, IVA inclusa

Ma che simpatici: ci aumentano una tariffa che è anche un CONTRATTO (e quindi le eventuali variazioni andrebbero concordate da ambo le parti) e, sapendolo, ci dicono anche che possiamo disdire il nostro rapporto con la TIM entro l’8 settembre senza penali :-)

Ma grazie della cortesia, Mamma TIM!

Poi notate la finezza: 0.05 centesimi di euro al secondo

Più nascosto non si può! Ve lo dico io che si fa prima: sono 3 centesimi di euro di aumento al minuto. Che vogliano rifarsi dei costi di ricarica che noi inflessibili utenti, sempre pronti a mettere alla corda queste povere compagnie telefoniche, abbiamo osato chiedere di eliminare?

Comunque sia… a me va ancora bene, perché ho TIM Tribù senza costi mensili. C’è chi paga per averla altri 5 euro al mese.

W l’Italia…

Sabato 19 luglio passiamo la serata tra le colline dalle parti di Chieri: festa di laurea con tanto di tuffo in piscina alle 11, un freddo cane. Torniamo a casa dopo l’una, facciamo i panini e alle 2 siamo a letto.

Sveglia alle 6.30… stato di coma profondo e smarrimento.

Alle 7.30 siamo in auto e alle 9 siamo al colle del Moncenisio: mercatino estivo con tanto di peruviani che vendono i CD e corsa campestre. Perdiamo mezz’ora… mentre il cielo si annuvola minacciosamente. Alle 10 finalmente parcheggiamo nel piazzale da cui parte la mitica ferrata… anni e anni a sentirne parlare, si narrano leggende di gite spaventose, paura, cadute… insomma, il tipico percorso da cagarsi addosso.

Per la verità mi ritrovo nel primo tratto, chiamato La traversata degli angeli, pieno di esaltazione: sarà che ho temuto di fare un giro a vuoto di 150km, sarà che ha appena smesso di piovere e sono contento perché possiamo partire: ma il primo traverso, piuttosto brutale, con quel bosco sotto così in basso, la roccia bagnata, il cielo ancora scuro… mi carica da morire! Trascorro mezz’ora di divertimento puro, mentre B. davanti a me procede spedita e Luca, il capofila, ha il tipico ghigno di chi sa che il peggio verrà dopo.

Io invece sono felicissimo: sono sulla mitica “Randoneés du Vertige”, l’aria è fresca, e ho davanti 4 ore buone di ferrata da fare!

Finiamo il primo tratto e il tempo migliora: ovviamente si continua! Attraversiamo un ponte secolare che congiunge i due lati del canyon, e attacchiamo La salita in cielo: mezz’ora di noia prima di catapultarsi su, tutto in verticale, sempre più in alto! A 10 minuti dal termine della salita ricomincia a piovere: la stanchezza fa capolino ma è niente in confrono a quello che verrà dopo! In cima, dopo 25 metri di verticale e qualche strapiombo, ci attende l’enorme forte Vittorio Emanuele: ci ripariamo dalla pioggia e ci chiediamo come dovessero vivere i soldati là dentro, tra quelle stesse mura.

Attendendo che smetta di gocciolare (ormai sappiamo che sarà una giornata meteorologicamente balorda) ci scappa un pranzo, birra e qualche chiacchiera. Si riparte aggiungendo una parte che mi sarei risparmiato: giro intorno al forte, un paio di passerelle di legno e un ponte tibetano che mi terrorizza un pochino… forse ho perso la spavalderia della mattinata, e inizio ad avvertire il pericolo.

Un’ora dopo comincia quello che ci porterà verso l’impresa: scendiamo lungo La discesa agli inferi, prima un traverso su un terriccio infame, rosso e scivoloso, e poi… il diluvio. Di colpo un temporale riempie lo spicchio di cielo sulle nostre teste e si scatena l’inferno: piove in modo violento, goccioloni che ti bagnano la schiena, e tu sei lì, appeso nel niente, puoi contare solo sulle tue forze e sullo spirito di sopravvivenza. L’unico gesto lucido che faccio è quello di mettere portafogli e telefono al riparo, in una tasca prononda dello zaino, il resto è pura meccanica: sposto un piede, poi una mano, cambio il moschettone, sposto l’altro piede. Scendo. Scendiamo tutti e tre per altri 15 metri, fino alla passerella: lì vivo il momento peggiore della giornata… anche se col senno di poi non lo considero certamente brutto.

Paura! Paura pura, quella che non senti da tempo, quella che non ti aspetti quando sei seduto comodo davanti al tuo PC, su una sedia in pelle, e leggi la posta. Impedisco alla mia mente di formulare pensieri oscuri e la obbligo alla logica: devi solo fare un altro passo, e poi uno ancora, sequenza facile e infallibile. Sembra reagire bene e mi asseconda, e mentre il diluvio diventa una cascata d’acqua raggiungo la passerella.

Ma non è che mi rincuori molto: attraverso i 22 metri del canyon su assi di legno fradice, scivolose e traballanti. Dall’altra parte i miei 2 compagni mi aspettano preoccupati: indietro non si torna, dobbiamo per forza finire!

L’ultimo tratto della ferrata è La salita al purgatorio: facciamo un traverso a velocità supersonica fin dentro un boschetto che ci dà riparo. Io mi sono ripreso, mi cambio la maglia, bevo (acqua, stavolta) e mi sento ancora meglio. Aspettiamo una schiarita e quando arriva iniziamo l’ultima salita.

Ora, è difficile immaginarsi, qui seduti mentre si scrive, cosa si prova ad essere attaccati alla roccia fradicia, di fianco ad una cascata, quando hai perso di vista i tuoi compagni, hai già camminato e scalato e fatto sforzi per 5 ore, sei preoccupato, bagnato, non puoi parlare perché il rumore dell’acqua te lo impedisce… quello che mi ricordo è un senso di solitudine: io da solo e una salita da fare, assolutamente. Mi ricordo anche una contentezza strana: non siamo più abituati al pericolo, ma i meccanismi per difenderci ce li abbiamo scritti dentro, sento l’istinto puro, la necessità di andare via da dove sono perché è pericoloso. Un mix si sensazioni strane che di certo non provi guidando in tangenziale oppure bevendo un caffé in poltrona. In poche parole: troppo bello!

Questa volta non ho paura, neppure quando scivolo con entrambi i piedi e resto appeso nel vuoto per alcuni attimi: la mano stringe il piolo più di quanto ritenessi possibile e ho il tempo di pensare: col cazzo che cado! Ora il pensiero mi fa sorridere, ma sul momento un po’ meno: appena ritrovo l’equilibrio sento fitte nelle braccia, capisco che forza ne ho ancora poca e non vedo la fine.

La salita gira attorno allo spigolo di roccia, ti mette con le spalle alla cascata che continua indifferente a fare un casino d’inferno, un paio di volte aggancio uno dei due moschettoni ad un gradino per sentirmi più sicuro. Mi sento chiamare da sopra ma non vedo nessuno, e ho ancora strada da fare!

Credo di avere salito gli ultimi 5 o 6 metri in 20 secondi: uno, due, tre! Sempre più in alto senza pensare, senza guardare. Alla fine sbuco sotto un ponticello, Luca e B. sono già lì, sembrano stanchi e felici!

Tolgo il moschettone per l’ultima volta, mi incammino lungo il sentiero e dopo pochi metri… cado in un cespuglio. Evidentemente sono più stanco di quanto pensassi e ho perso lucidità… torniamo al parcheggio raccontandoci episodi eroici, ingigantiti dall’eccitazione del momento, parlando ad alta voce e con tutta l’adrenalina data da 6 ore di ferrata memorabile che ristagna nel sangue.

Quando mi cambio e mi siedo in auto penso: be’, certo… lo rifarei domani!

(seguiranno le foto scattate in giornata)

Viaggiatori instancabili, alla ricerca della pura bellezza della vita.

Dei Supertramp amanti della società, delle persone, degli stili di vita più diversi.

Senza rifuggere da ciò che è proprio dell’essere umani, i nostri viaggi sono semplicemente altri modi per imparare dall’esperienza e gioire della varietà del mondo.

Quest’anno conquisteremo un’altra fetta di Stati Uniti d’America.
La nostra vittima: l’Ovest.
Washington, Oregon, Idaho, Montana, Wyoming, Utah, Arizona, Nevada e per finire California: questi gli stati che attraverseremo in meno di venti giorni.

Per cogliere i cambiamenti, le sfumature, che come sempre rimarranno incise nella nostra memoria.

Ecco il percorso – non definitivo – che abbiamo deciso di seguire:

Visualizzazione ingrandita della mappa

Google Maps dice che sono in tutto 2.734 miglia, cioè 4400 chilometri, circa 1 giorno e 21 ore di auto se non scendessimo mai neanche per fare pipì e avessimo carburante infinito :-D

Quest’anno in 4, raddoppiando le esperienze positive e dividendo le fatiche.
Sarà un’altra esperienza fantastica, che non possiamo non condividere anche con voi!
Cercheremo di postare, quanto più velocemente possibile, le immagini e le storie che vivremo, per sentirci vicini anche se a quasi 12.000Km di distanza…

Il gruppo “Bermuda Circus” formato da quattro chitarre e un basso ha dato spettacolo lo scorso Venerdì sera unendo musica divertente con un susseguirsi di improvvisazioni comiche e surreali.

Ci hanno lasciato senza parole… bravissimi nella tecnica e geniali nelle composizioni! A partire dai bignami della musica italiana e al remake lunghissimo di Battisti, senza dimenticare le esilaranti scenette e l’eccezionale pezzo in cui i 5 suonano un’unica chitarra acustica.

Incredibile davvero! Ho scoperto sul sito http://www.bermudacoustictrio.com/ che tre di loro hanno pubblicato un album con i remake dei Pink Floyd, gruppo storico che adoro… Be’,  non può di certo mancare nella mia collezione!

Se ne avete l’occasione, andate a vederli dal vivo… Oppure, speriamo di rivederli insieme alla Gialappa’s nelle prossime edizioni di Mai dire… :-)

Basta con il caldo e l’afa, basta con la routine quotidiana, e soprattutto basta con le colleghe rompibiiiip!

Partiamo per il mare, per 5 giorni di meritato riposo!Il resort sembra magnifico, con le sue piscine e i suoi campi da tennis, centro termale e ristoranti…

E poi, il mare della Sardegna, non mi ha mai deluso…

Un’altra avventura,  questa volta all’insegna del relax per noi due…

Ragazzi che emozione.

E’ la mia cantante preferita ed è un sogno sentire la sua voce dal vivo.
Ha veramente colpito nel segno: aggressiva quanto basta e dolcissima quando serve…

E’ davvero lei: la voce che mi accompagna dall’adolescenza. Quasi non ci credo, e allora canto a squarciagola, tutte le parole che ormai conosco a memoria…Un grande concerto! Grazie F. per questo ennesimo bellissimo regalo…

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Aggiungo 2 righe a questo post… che bella Alanis. Lo so che è banale, però è anche vero… assistita benissimo dalla band (ragazzi che bassista!), una ragazza con una voce così e delle canzoni così belle non ha molto da aggiungere.

Le basta salire sul palco e cantare.

Da rifare altre 1000 volte.


Grazie Alanis!

Il 21 marzo 2008 ho pubblicato questo post in cui affermavo la mia “folle” volontà di iniziare a prendere lezioni di pianoforte alla veneranda età di 28 anni e passa.

Ad essere onesti, mi piacciono le sfide. E’ troppo bello mettersi in testa un obiettivo, crearlo ambizioso, un po’ fuori dalla propria portata, e poi dirsi: “vediamo un po’ se ce la faccio!”

Be’, io il mio obiettivo “pianistico” ce l’ho, ma per ora non ve lo dico! :-p

Quello che vi dico è che sono stati due mesi divertenti e molto istruttivi: ho finalmente alcune basi di armonia, ho capito perché quando suonavo la chitarra c’erano passaggi in cui un “sol” o un “mi minore” potevano essere suonati indifferentemente, ho compreso come si forma una scala maggiore e minore, e ho iniziato ad esercitarmi sui canoni, quelle torture per il cervello e per le mani che ti costringono a pensare a due cose uguali in tempi diversi, e a suonarle con le mani alternate.

Insomma, un bel casino.

Durante lo studio dei canoni ho avuto la sensazione chiara che la mia mente fosse assetata di apprendimento, che volesse migliorare, capire, imparare: acquisire nuove abilità.

I primi pezzi a due mani sono state una vera soddisfazione! Due settimane più tardi ho suonato i canoni più difficili, mentre cercavo di migliorare le mie capacità di lettura dello spartito.

Poi, 8 giorni fa… è arrivato J. S. Bach. I suoi pezzi li conosco, almeno i più famosi, ma vederli scritti su uno sparito e soprattutto CAPIRE che cosa c’è scritto, è tutta un’altra cosa.

Per non parlare del suonarli… e così, con un pizzico di orgoglio, sono arrivato al suo celebre Preludio in DO maggiore. L’avrò ascoltato cento volte in vita mia, ma suonarlo… mai! E con calma, una battuta per volta, con pazienza e qualche ora di esercizio… eccolo qui!

E’ stato davvero bello riuscire a suonarlo tutto, e soprattutto ad ascoltarsi mentre lo si suona, ad avere il tempo di pensare: “Weh, lo sto suonando io!”

E mi perdono se i polsi si muovono troppo e l’articolazione delle dita è poca… su questi perfezionamenti lavorerò a partire da oggi!

Nel frattempo…