Facciamo un gioco. E’ un gioco semplice, elementare, e ti può rendere incredibilmente ricco. Pieno di soldi. Più di quanto tu possa immaginare.

Lo facciamo con una semplice monetina, una qualsiasi. Tu giochi contro di me.

Mi devi dare un euro, uno solo. E se mi batti, io ti ricompenserò con quasi 100 milioni di euro.

Anzi facciamo così: dammi la moneta da un euro, e se non vinci io me la tengo. Ce la puoi fare! Sei pronto? Cominciamo! Giochiamo a testa o croce. Ti avevo detto che sarebbe stato facile. Io lancio la moneta, tu mi devi dire se esce testa o se esce croce. Per vincere i 100 milioni di euro, devi indovinare… 30 volte consecutivamente!

Che pensavi, che te li avrei regalati? Te li devi meritare sì o no? Be’, così è troppo difficile. Facciamo che ti abbono un giro: indovina 29 volte di fila, e il malloppo è tuo.

Se vuoi puoi allenarti, prima di iniziare. Gratis. Prendi una monetina e gioca per conto tuo. Indovina più testa o croce concecutivi che puoi. Vedrai che, se sei fortunano, arrivi a 5, forse 6. Se arrivi 10 sei un caso rarissimo: hai meno di una probabilità su mille di farcela. A 29, credimi, sei nel campo del così raro da chiamarsi statisticamente impossibile. E in realtà sono stato generoso, perché il vero gioco è ancora un po’ più difficile.

Ma sembra che questo semplice ragionamento sfugga a milioni di italiani. Ammettiamolo, anche in tempi in cui i mercati non si mangiassero miliardi di euro al giorno e la recessione non incombesse, 100 milioni in un colpo solo, facili facili, farebbero gola a chiunque.

Ma il Superenalotto è una macchina mangiasoldi spietata. Peggio dei videopoker, altro mostro che tanto affascina. E gli italiani non sanno o non vogliono contare.

Ieri sera ad un TG qualunque, domanda secca in ricevitoria: lo sa quante probabilità ha di vincere? Il signore palermitano con la bombetta in testa e lo sguardo fiero non tentenna e afferma sicuro: “Una su cento!”

Magari. Giocherei se così fosse un migliaio di colonne per andare sul quasi sicuro.

Più onesta una signora di Trieste col vestito viola e un pugno di schedine in mano: “Non ne ho idea. Ma se vinco compro casa ai nipoti.”

Mi hanno fatto entrambi una tenerezza immensa. Si vede nei loro occhi il sogno, la favola del colpo che ti cambia la vita. Puntualmente disattesa tre volte ogni settimana da una vita a questa parte.

Qualche anno fa Alex Britti cantava felice come una Pasqua: “E’ una semplice canzone, che serve a me per dirti che sei una su un milione.” E’ vero: mica facile, trovare la donna della vita.

Più ottimista era negli anni ’80 Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.

Può darsi che a uno contro mille ci proverei ancora. Ma uno su 622 milioni, allora no: non gioco.