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Archive for October, 2008

Facciamo un gioco. E’ un gioco semplice, elementare, e ti può rendere incredibilmente ricco. Pieno di soldi. Più di quanto tu possa immaginare.

Lo facciamo con una semplice monetina, una qualsiasi. Tu giochi contro di me.

Mi devi dare un euro, uno solo. E se mi batti, io ti ricompenserò con quasi 100 milioni di euro.

Anzi facciamo così: dammi la moneta da un euro, e se non vinci io me la tengo. Ce la puoi fare! Sei pronto? Cominciamo! Giochiamo a testa o croce. Ti avevo detto che sarebbe stato facile. Io lancio la moneta, tu mi devi dire se esce testa o se esce croce. Per vincere i 100 milioni di euro, devi indovinare… 30 volte consecutivamente!

Che pensavi, che te li avrei regalati? Te li devi meritare sì o no? Be’, così è troppo difficile. Facciamo che ti abbono un giro: indovina 29 volte di fila, e il malloppo è tuo.

Se vuoi puoi allenarti, prima di iniziare. Gratis. Prendi una monetina e gioca per conto tuo. Indovina più testa o croce concecutivi che puoi. Vedrai che, se sei fortunano, arrivi a 5, forse 6. Se arrivi 10 sei un caso rarissimo: hai meno di una probabilità su mille di farcela. A 29, credimi, sei nel campo del così raro da chiamarsi statisticamente impossibile. E in realtà sono stato generoso, perché il vero gioco è ancora un po’ più difficile.

Ma sembra che questo semplice ragionamento sfugga a milioni di italiani. Ammettiamolo, anche in tempi in cui i mercati non si mangiassero miliardi di euro al giorno e la recessione non incombesse, 100 milioni in un colpo solo, facili facili, farebbero gola a chiunque.

Ma il Superenalotto è una macchina mangiasoldi spietata. Peggio dei videopoker, altro mostro che tanto affascina. E gli italiani non sanno o non vogliono contare.

Ieri sera ad un TG qualunque, domanda secca in ricevitoria: lo sa quante probabilità ha di vincere? Il signore palermitano con la bombetta in testa e lo sguardo fiero non tentenna e afferma sicuro: “Una su cento!”

Magari. Giocherei se così fosse un migliaio di colonne per andare sul quasi sicuro.

Più onesta una signora di Trieste col vestito viola e un pugno di schedine in mano: “Non ne ho idea. Ma se vinco compro casa ai nipoti.”

Mi hanno fatto entrambi una tenerezza immensa. Si vede nei loro occhi il sogno, la favola del colpo che ti cambia la vita. Puntualmente disattesa tre volte ogni settimana da una vita a questa parte.

Qualche anno fa Alex Britti cantava felice come una Pasqua: “E’ una semplice canzone, che serve a me per dirti che sei una su un milione.” E’ vero: mica facile, trovare la donna della vita.

Più ottimista era negli anni ’80 Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.

Può darsi che a uno contro mille ci proverei ancora. Ma uno su 622 milioni, allora no: non gioco.

Camoranesi e Buffon lasciano la Nazionale e tornano a casa. Il responso medico parla di una sosta di 15/20 giorni per l’oriundo e di un mese per il portierone. Guai muscolari.

Invece io credo che Lippi voglia fare un favore alla Juve, che ama ancora. Vedrete che giocheranno in Champion’s contro il Real Madrid, a fine ottobre.

Da juventino, oltretutto, lo spero bene.

Ed ecco F. ed io a South Park



La casa di proprietà è un classico della mentalità italiana. Alimentato da giornali, trasmissioni televisive e immagini distorte dalla realtà, cresciamo con questo mito: se non ti compri casa sei un fallito, se vivi in affitto butti via i soldi e non lasci niente ai figli. Già sentite queste, vero?

Così, tra laurea, primi lavori certi e primi stipendi decorosi, accendiamo mutui da 150mila euro non prima di compiere 30 anni. Li spalmiamo su altrettanti 30 anni, così sarà meraviglioso avere una casa di proprietà… quando saremo alle soglie dell’ospizio!

Nel frattempo, il nostro flusso di cassa si scava la fossa: rate superiori ai mille euro non sono così rare. La casa dei tuoi sogni, dopo 30 anni, se ce la fai, finisce che la paghi il 100% in più: il doppio. Se ti va bene ovviamente. Passi i primi 10 anni a saldare l’interesse sul debito che hai con la banca, poi inizi a pagarti la casa veramente. Ho un amico che dopo 8 anni di mutuo ha dovuto vendere: la banca è salva, l’interesse l’ha avuto, lui non ha niente dopo avere sborsato quasi 60mila euro di interesse.

Le banche nel frattempo godono da morire: prendono questo enorme flusso di denaro, lo convertono in titoli speculativi che poi immettono sul mercato. Dopo un po’ si accorgono, però, che i creditori non hanno i soldi per saldare il mutuo, e nel frattempo il prezzo della casa è crollato. E lì iniziano i casini! 

Ma i banchieri sono potenti e minacciano i governi: fateci un prestito risolutivo o falliamo, i risparmiatori perdono tutto e voi perdete la faccia! E così, come agnellini, tutti i governi del mondo immettono sul mercato migliaia di miliardi di dollari e euro per salvare il culo a questi manager incompetenti. Guadagnando (loro) qualche centinaia di migliaia di euro al mese, il problema è risolto. A noi resta un’inflazione allucinante mascherata dai salti mortali dell’Istat per fare quadrare i conti, ma che importa…

Io, però, sono anni che dico che comprare casa con un mutuo castrante è un suicidio. Comprare casa con un mutuo castrante per non rivenderla poco dopo è semplicemente assurdo. La casa di proprietà è un debito fino a che non l’hai pagata. Non la compri tu: te la compra la banca prestandoti del denaro, che gli ridarai raddoppiato. Se nel frattempo il prezzo della “tua” casa non raddoppia pure lui, hai fatto il peggiore affare della tua vita. Inoltre ti sei privato del 50% almeno delle entrate, che potevi investire in modi più intelligenti, per esempio per accrescere la tua capacità di produrre altro denaro.

Infatti, qual è il punto? Il punto è che l‘unico motivo valido per contrarre un debito è per aumentare la tua capacità di produrre denaro. Se ti fai prestare 100mila euro per comprare una casa che rivendi l’anno dopo a 130mila, hai fatto un affare. Altrimenti no. La tua casa non è una vera attività: fino a quando hai dei costi è un debito, toglie dei soldi alle tue tasche. E la tua ricchezza reale è data dalle tue voci attive a cui sottrai i tuoi debiti. Quindi la casa la compri solo se la vuoi rivendere guadagnandoci. 

Se la compri per viverci non fai un affare finanziariamente sensato. Noi viviamo in affitto: ci costa la metà di quello che ci costerebbe un mutuo per comprare il medesimo appartamento, che non sarebbe nostro prima dei prossimi 30 anni. Non abbiamo altre spese: si rompe la caldaia? Non pago io. Devi rifare il tetto? Costo zero per me, sempre. Nel frattempo quello che risparmiamo lo investiamo e abbiamo un reddito passivo che, col tempo, arriverà a coprire interamente l’affitto. Il canone mensile non è variabile: lo dico a quelli che hanno visto la rata del mutuo raddoppiarsi in 6 anni, ed erano già alla canna del gas prima. Possiamo pianificare tutto: sappiamo quanto guadagniamo e quanto spendiamo, fare i conti è facile. E c’è un altro vantaggio: ti stufi, vuoi cambiare casa? Vuoi fare un periodo all’estero o in un’altra città? Non hai vincoli: 6 mesi di preavviso e il contratto finisce lì. 

Tu dici: OK, però fra 30 anni non avrai niente e avrai pagato l’affitto per tutto questo tempo! Io ti rispondo: intanto ho speso la metà di quello che hai speso tu. Il resto dei soldi l’ho risparmiato e l’ho investito: la casa me la posso comprare adesso senza arricchire una banca. Certamente prima di prossimi 30 anni. Ma sai che faccio? Non compro questa: ne compro un’altra, la affitto e aumento così le mie entrate, il mio flusso di cassa.

Io la penso così. Ora che le banche falliscono e se non lo fanno è solo grazie ai soldi nostri, adesso che è evidente che i più grandi speculatori sono coloro che accendono mutui spaventosi per comprare la prima casa, forse qualcuno mi darà ragione…