L’ultima sveglia a Las Vegas la vivo con un misto di dispiacere e di contentezza. Dispiace lasciare il comfort di queste stanze così fresche e attrezzate, per rifugiarsi nuovamente sulle strade polverose che attraversano i deserti, ma è bello pensare che ci attendono altri panorami, altre esperienze e nuovi luoghi da visitare.

L’obiettivo della giornata è arrivare il più vicino possibile all’Area 51: si dice sia uno spazio militare inaccessibile ai civili dove l’esercito americano mantiene contatti con gli extraterrestri e sviluppa tecnologie segrete.

Viaggiamo dunque verso nord per circa 250 km, in un paesaggio desolante, torrido e inospitale. Una cassetta della posta bianca all’incrocio con una strada sterrata è il segnale della presenza di una delle vie d’accesso all’Area 51. Imbocchiamo quindi pieni di timore e entusiasmo il tratto sterrato, mentre minacciosi temporali si sviluppano davanti a noi, fino a raggiungere un insediamento che sembra una fattoria abbandonata. Proseguiamo oltre, immersi in una distesa di Joshua Tree, quando all’improvviso ai bordi del sentiero notiamoil fatidico cartello: proprietà degli Stati Uniti d’America, divieto assoluto di accesso pena multa e 6 mesi di reclusione. Deterrente, per noi, più che sufficiente.

Non possiamo fare altro che tornare sui nostri passi, non dopo ovviamente le foto e le riprese di rito (per la verità vietate). Sulla via del ritorno notiamo un pick-up bianco che prima non c’era: ci precede sollevando un polverone che si disperde nel vento, e all’improvviso… scompare.

Giunti nuovamente alla fattoria incontrata all’andata, notiamo il pick-up parcheggiato e seminascosto: all’interno ci sono 2 uomini, che ci hanno seguiti per assicurarsi che non invadessimo l’area militare. Incredibile!

Torniamo quindi sulla strada principale e ci fermiamo per pranzo al Little A’le’inn, un localino sperduto e trascurato in cui il tema “alieni” è il protagonista assoluto: foto alle pareti, poster, pupazzi umanoidi di gomma e souvenir sono in ogni angolo! Purtroppo la cucina non è all’altezza della fama del luogo: ripieghiamo su un misero hot-dog a testa e riprendiamo la strada verso nord ovest. Mancano quasi 400 km a Mammoth Lake, dove trascorreremo la notte, ai piedi della Sierra Nevada.

Poco più in là ci aspetta il superbo Yosemite National Park, meta straordinaria che visiteremo domani, dopo essere entrati nell’ultimo Stato coinvolto nel nostro viaggio: la California.