Senza avere la pretesa di essere assolutamente preciso, scientifico e dalla parte della ragione, vi rendo partecipi di un esperimento che ho condotto negli ultimi tre mesi e che riguarda il prezzo dei carburanti.

Ho scritto un webbot che si è preso la briga di salvare su un database, dal lunedì al venerdì, il prezzo di un barile di petrolio (fonte: www.bloomberg.com/energy) , il valore cambio euro/dollaro (fonte: it.finance.yahoo.com) e il prezzo medio alla pompa di benzina verde e diesel.

Il periodo di rilevazione va dal 19/11/2007 al 22/03/2008 (il file con tutti i dati rilevati è liberamente scaricabile cliccando qui).

L’obiettivo? Verificare se l’aumento costante dei prezzi dei carburanti sia solamente una percezione di chi acquista o un dato oggettivo.

Un estratto dei dati raccolti

Per realizzare lo studio ho pensato di procedere come segue: per prima cosa, dato che noi europei acquistiamo il petrolio pagandolo con la nostra valuta, mentre sui mercati internazionali la quotazione è in dollari, vediamo di capire quanto abbiamo effettivamente pagato il petrolio in euro, nel periodo considerato.

Come era facile intuire, la forza dell’euro sul dollaro non è stata sufficiente a limare del tutto l’aumento deciso del costo di un barile di petrolio, pur avendone attutiti gli effetti.

Il discorso si fa interessante quando si rapporta il prezzo dei carburanti a quello di un barile di petrolio pagato in euro. Per farlo, ho diviso giorno per giorno il prezzo di un litro di benzina verde self service per quello della materia prima, normalizzando il grafico che segue rispetto al giorno di inizio delle rilevazioni.

Poiché il tracciato era particolarmente “grezzo”, ho calcolato la media mobile a 7 e 21 giorni, perché quello che volevo evidenziare non è lo scarto giornaliero, ma l’andamento globale. Ecco il risultato per la benzina verde:

E’ curioso notare che il rapporto mediato su 21 giorni non è mai salito di un valore superiore al 5%, anzi nell’ultimo periodo è addirittura sceso sotto il valore di partenza. Questo è un dato oggettivo: nella terza settimana di marzo, rispetto alla fine del novembre scorso, pagavamo la benzina MENO di quanto la pagassimo prima, naturalmente tenendo conto del costo della materia prima e del cambio di valuta. Inutile dire che questo mi ha sorpreso…

Vediamo che cosa è invece accaduto al gasolio:

La situazione è simile, anche se si nota che il grafico scende meno rispetto a prima se ci si riferisce al valore iniziale. Possiamo quindi ritenere che il gasolio costasse a marzo grosso modo come costava a novembre, nonostante l’aumento percepito.
E’ interessante notare infine che il divario tra costo della verde e costo del gasolio sia sceso progressivamente durante tutto il periodo di analisi:

L’ultimo tracciato mostra infatti le medie mobili a 7 e 21 giorni della differenza di prezzo giornaliero tra benzina e diesel, entrambi self service, differenza che è andata sempre più assottigliandosi.

Ritengo che questo sia l’unico fatto inspiegabile con considerazioni puramente economiche: qualcuno dovrebbe dirmi come mai la forbice si riduce.

Sul resto, e dico “purtroppo” da consumatore, c’è poco da dire: questa analisi di superficie e non accurata potrebbe essere sufficiente per dimostrare che non c’è speculazione sui prezzi dei carburanti… e che negli ultimi tre mesi, considerato il cambio euro/dollaro, il prezzo del barile e quello che paghiamo alla pompa per fare rifornimento, non c’è stato alcun aumento relativo dei prezzi, a parte brevi periodi di alcuni giorni. In tali periodi, comunque, l’aumento è sempre stato inferiore al 5%.

Sembra, come al solito, che la verità stia nel mezzo: da una parte i produttori assicurano che i costi lievitano in modo paragonabile all’inflazione, quindi tra il 2 e il 3%, dall’altra le associazioni dei consumatori parlano di aumenti annui tra il 10 e il 15% (c’è chi dice il 30%…)

Se si escludono i casi estremi e si fa la media…