Into The Wild

Ho visto un film che mi ha tenuto sveglio per quasi metà della scorsa notte, ma non penso che mi abbia tolto qualcosa. Piuttosto, ha dato.
Ha dato linfa alla mia immaginazione, portandomi vicino al viaggio interiore, e non solo quello visto di fuori, della storia vera di Christopher McCandless, ricordandomi che la felicità è reale solo se condivisa e che siamo, senza saperlo, rinchiusi nella nostra prigione di comfort, abitudini e sicurezze.
Ci siamo così tanto abituati che mettere il naso “là fuori” fa una paura fottuta. E infatti, ce ne stiamo qui.
Un po’ lo invidio, Alexander Supertramp. Il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle perché l’unica cosa che conta è dove sei diretto, non dove sei stato. La capacità di assorbire vita da ogni esperienza, a contatto con la natura selvaggia, lontano dal denaro, lavorando solo saltuariamente e più che altro per avere un posto dove dormire, al di là delle regole sociali, ai limiti della sopravvivenza.
Tornando a casa ho detto a B. che valgono più i due anni che Sean Penn ci ha raccontato della sua vita di un’intera esistenza delle persone comuni. Lei non era d’accordo, ma io lo penso veramente.
Sicuramente, se chiedeste a lui se è certo di essere vissuto, vi direbbe di sì, se lo chiedeste e a me vi direi che ci sto provando, ma quel senso di inquietudine con cui si convive è una spia fin troppo affidabile del fatto che la ricerca, almeno la mia, deve continuare.
La cosa che mi fa rabbia è che in ogni caso io non partirò, non penso di andare da nessuna parte, e ad alta voce dico che la ragione è perché qui sto bene, c’è la persona che amo, la mia famiglia, i miei amici e tutto il resto, e tutto questo è assolutamente vero e ne sono grato, ma dentro di me so bene che la verità è che non ho abbastanza coraggio. E allora è meglio godersi i film che raccontano di chi ce l’ha fatta, di chi c’è riuscito veramente, facendo finta di essere lì con lui, in Colorado, in Messico, in California, fino all’Alaska gelida e selvaggia dove l’unica cosa importante è sopravvivere.
E, in fondo, quanti di noi sopravvivono e basta anche qui?

Abbiamo 3,210 commenti! :) to Into The Wild
B.
February 20th, 2008 at 10:04
Credo che quel ragazzo incosciente, ribelle, fuori dagli schemi abbia vissuto intensamente la sua vita, certo.
Ma le sue decisioni gli sono costate care.
Prima di tutto ha fatto soffrire chi gli voleva bene.
I genitori, la sorella, la ragazza innamorata di lui, i due hippie, l’anziano signore…
Quel ragazzo, per quanto intensi siano stati gli ultimi due anni della sua vita, non ha mai vissuto la gioia di perdonare chi gli ha fatto del male, non ha mai colto il significato delle piccole cose (quelle quotidiane), non sarà mai padre…
Lui cercava il grandioso, la verità, la felicità pura e incondizionata.
Ma non si è mai accorto che tutto questo poteva essere a portata di mano, lì per lui, persino dentro casa sua.
Per questo non invidio quel ragazzo intelligentissimo ma confuso.
Perchè non è riuscito ad andare al di là della propria rabbia, ma si è lasciato condizionare da questa, che inevitabilmente l’ha condotto all’estrema punizione.
Soltanto alla fine sembra averlo capito, ma, come sempre, era ormai troppo tardi.
F.
February 20th, 2008 at 15:20
E’ vero quello che dici… però hai visto che famiglia aveva? E poi non aveva altri legami, o non li ha voluti…
E il suo rapporto col denaro? Incredibile… io l’ho sempre inteso come un mezzo verso la libertà, per lui era l’esatto contrario.
Fa pensare…
B.
February 21st, 2008 at 11:10
Non esistono le famiglie del mulino bianco…
E poi i genitori sono esseri umani, possono sbagliare anche loro, no?
Riguardo il rapporto con il denaro… Quanti ragazzi vanno in giro atteggiandosi a squatter quando in realtà mamma e papà pagano gli studi, comprano loro la macchina, li fanno vivere in ville in collina?
Non è un atteggiamento da “grandi” ma da grandi stupidi… McCandless ha voluto rinnegare tutto quello che gli era stato dato nella vita…
Quanti ragazzi non possono permettersi di andare all’università? Anzi, quanti sono costretti all’analfabetismo? Quanti soffrono la fame e muoiono per malattie che noi riteniamo banali? Lui invece è andato a cercare volontariamente fame e malattia..
Non sto facendo la morale… Sto solo dicendo che quel ragazzo ha dato uno schiaffo a tutta quell’umanità che sogna le possibilità che lui aveva e a cui ha rinunciato con leggerezza.
FB Life - Storia di noi 2
July 17th, 2008 at 15:54
[...] Supertramp amanti della società, delle persone, degli stili di vita più [...]