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Archive for February, 2008

Fin dai primi del ’900 è stato testato il livello di paura degli animali durante le eclissi solari, ma non ho trovato articoli sul web che riguardano gli effetti provocati dalle eclissi di luna.

Questa notte abbiamo assistito alla prima eclissi lunare del 2008. E’ iniziata stanotte all’01.35. Alle 04.00 è iniziata la fase di oscurazione totale.

Per tutta la durata dell’evento Cleo e Rodrigo, i nostri mici domestici, sembravano come impazziti… hanno corso e miagolato e saltato in giro per casa. Non ci hanno fatto chiudere occhio…

Ora io mi chiedo: siccome i gatti sono animali istintivamente notturni, è possibile che quella paura riscontrata negli altri animali domestici durante le eclissi solari si riproponga per loro durante le eclissi lunari?

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Ho visto un film che mi ha tenuto sveglio per quasi metà della scorsa notte, ma non penso che mi abbia tolto qualcosa. Piuttosto, ha dato.

Ha dato linfa alla mia immaginazione, portandomi vicino al viaggio interiore, e non solo quello visto di fuori, della storia vera di Christopher McCandless, ricordandomi che la felicità è reale solo se condivisa e che siamo, senza saperlo, rinchiusi nella nostra prigione di comfort, abitudini e sicurezze.

Ci siamo così tanto abituati che mettere il naso “là fuori” fa una paura fottuta. E infatti, ce ne stiamo qui.

Un po’ lo invidio, Alexander Supertramp. Il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle perché l’unica cosa che conta è dove sei diretto, non dove sei stato. La capacità di assorbire vita da ogni esperienza, a contatto con la natura selvaggia, lontano dal denaro, lavorando solo saltuariamente e più che altro per avere un posto dove dormire, al di là delle regole sociali, ai limiti della sopravvivenza.

Tornando a casa ho detto a B. che valgono più i due anni che Sean Penn ci ha raccontato della sua vita di un’intera esistenza delle persone comuni. Lei non era d’accordo, ma io lo penso veramente.

Sicuramente, se chiedeste a lui se è certo di essere vissuto, vi direbbe di sì, se lo chiedeste e a me vi direi che ci sto provando, ma quel senso di inquietudine con cui si convive è una spia fin troppo affidabile del fatto che la ricerca, almeno la mia, deve continuare.

La cosa che mi fa rabbia è che in ogni caso io non partirò, non penso di andare da nessuna parte, e ad alta voce dico che la ragione è perché qui sto bene, c’è la persona che amo, la mia famiglia, i miei amici e tutto il resto, e tutto questo è assolutamente vero e ne sono grato, ma dentro di me so bene che la verità è che non ho abbastanza coraggio. E allora è meglio godersi i film che raccontano di chi ce l’ha fatta, di chi c’è riuscito veramente, facendo finta di essere lì con lui, in Colorado, in Messico, in California, fino all’Alaska gelida e selvaggia dove l’unica cosa importante è sopravvivere.

E, in fondo, quanti di noi sopravvivono e basta anche qui?

Caro, magico mondo del pallone,
ieri pomeriggio si è verificata l’ennesima buffonata di questo campionato: il rigore dato all’Inter nella sfida casalinga contro l’Empoli è oltre le soglie della decenza.
Mentre guardavo le immagini scorrere sul televisore, ho iniziato a riflettere. Quest’anno l’Inter ha puntualmente usufruito, soprattutto in casa e contro le “piccole”, di rigori “sblocca-risultato” che fanno immensamente comodo.
Nel campionato italiano le “squadrette” giocano contro le grandi chiudendosi a riccio, annullando tutti gli spazi, e chi costruisce il gioco fa una fatica bestiale a trovare il varco giusto.
Se il primo tempo si chiude 0 a 0, allora sono dolori: nel secondo tempo, il catenaccio degli ospiti si accentua, crescendo parallelamente al passare dei minuti e all’opportunità di portare a casa un punto insperato.

Queste sono le difficoltà tipiche che incontrano squadre come la Roma, la Juventus e il Milan.

L’Inter, no.
L’Inter ha puntualmente il rigorino d’aiuto, si porta sull’1 a 0 e poi chiude la partita, perché a quel punto gli avversari sono costretti a scoprirsi e, quando ti scopri e davanti hai 11 campioni (su questo non ci piove) ne prendi almeno un altro.
Ma l’importanza di quel primo rigore, quella “spintarella”, è impagabile.
Ne deriva che Mancini guida una squadra che ha 8 punti sulla Roma, seconda, guarda caso guadagnati proprio negli scontri con le “piccole” del nostro campionato.

E qui viene il bello.
Quando questi rigori sono palesemente regalati, frutto di fischietti che sembrano non volere altro che aiutare i nerazzuri, come la mettiamo?
Se lo stesso fosse accaduto alla Juventus di 3 o 4 stagioni fa, ci avrebbero fatto una testa così per giorni e giorni.
Ma, per carità, Calciopoli è passata, Moggi era il padrone del calcio e la Juve rubava e rubava e rubava. Moratti dice addirittura che senza Moggi il celebre 5 maggio non ci sarebbe mai stato.

Siamo alla follia.
E allora io faccio una domanda. Lo chiedo a te, caro amico interista.
Se è vero che Moggi guidava una Cupola, e il calcio era malato e che è stato giusto smembrare uno dei più grandi club degli ultimi 20 anni facendolo ripartire dalla serie B senza i suoi campioni, puoi spiegarmi come mai gli arbitri ora sbagliano tanto – se non più – di prima, in modo clamoroso, evidente, micidiale? Con la sola differenza che ora è l’Inter a trarne enormi vantaggi?

Perché le cose sono due: appurato che sono cambiati i protagonisti, ma i favori arbitrali continuano a esserci, o c’è una nuova Cupola guidata da Moratti & co., oppure una Cupola non c’è mai stata, e gli arbitri – semplicemente – sbagliano in quanto esseri umani, soggetti all’inevitabile giudizio di errori di valutazione, sviste e – perché no – una bella e buona sudditanza.

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Mi sono svegliato con una idea interessante in testa.

Ieri sera ho mangiato leggero, pesce al forno e insalata, quindi non possiamo imputare la visione che ho avuto alla digestione. Effettivamente ho bevuto un Jack dopo cena, ma – di solito – non mi fa male.

Deve quindi essere per forza una buona idea.

Ho pensato che tra qualche tempo potrebbero non esistere più i personal computer, almeno come li concepiamo oggi.

Personalmente, sto trasferendo tutti i servizi che uso di più online: la prima volta è toccato alla posta (Gmail), poi ai documenti (GoogleDocuments), e a breve mi abbonerò ad un servizio automatico di backup dei dati (su server, ovviamente).

Espandendo il ragionamento… potremmo forse avere un giorno il “nostro” PC… completamente online?

Mi spiego… a casa avremmo una macchina senza nulla di installato sopra, se non un semplicissimo sistema operativo che faccia un minimo setup all’avvio. La macchina sarà ovviamente collegata in rete in modo permanente.

Faremo il login sul nostro account… ed ecco che comparirà il nostro desktop! Con le nostre impostazioni, i documenti, i programmi installati.

E per installarne di nuovi? Be’, credo che l’open source subirà un’accelerazione, ma se così non fosse e dovessimo continuare a pagare per le applicazioni, nessun problema: si apre un elenco, si paga con la carta di credito, e in un attimo il nuovo software è installato.

Insomma, sto parlando di una sorta di GooglePC. Anzi, quasi quasi mi compro il dominio…

I vantaggi?

Computer piccoli, con poche risorse e molto economici a casa e in luoghi pubblici, aeroporti, poste, ristoranti, pub.

Possibilità di avere il “proprio” PC accessibile in qualsiasi parte del mondo, anche tramite telefonino.

Nessuna possibilità di perdere dati: sicuramente ci sarebbe un servizio di backup continuo, com’è ora per Gmail.

E se ti fregano il notebook in aeroporto? Niente paura: non ci troverebbero nulla di interessante caricato sopra e senza i tuoi dati per il login al PC remoto, il rischio sarebbe nullo.

Questo solo per citare i principali.

Vi sembra una idea assurda? E invece ci scommetterei sopra.

Non vorrei sembrarvi poco umile, ma sono o non sono l’inventore delle cornici elettroniche (1998), della posta su memoria flash (2001) e, perché non dirlo, di un rudimentale sistema di controllo della trazione per auto da corsa?

Che io sia maledetto per non avere mai voluto brevettare le idee…

 

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