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Archive for 2008

Dopo quello che ha fatto Alessandro Del Piero ieri notte al Bernabeu, mi chiedo quale sia la vera definizione di “campione”, con riferimento soprattutto ai tanto celebrati “big” del nostro campionato, Ibra e Totti in primis, che si sciolgono come neve al sole e scompaiono dal campo non appena escono dal praticello sotto casa.

Alex è unico e irraggiungibile, prendete nota e chinate il capo davanti ad un campione vero.

Hamilton vince il mondiale con una vittoria in meno di Massa, finendo quinto all’ultima gara e pagando una cena (speriamo che sia solo quello) a Glock che gli regala il punto fondamentale rallentando mostruosamente all’ultimo giro. Per tutta la gara si fa dominare non solo dai top driver ma anche da Vettel, che lo sorpassa con irrisoria facilità.

Mah.

Certe volte nello sport succedono cose molto, molto strane…

Facciamo un gioco. E’ un gioco semplice, elementare, e ti può rendere incredibilmente ricco. Pieno di soldi. Più di quanto tu possa immaginare.

Lo facciamo con una semplice monetina, una qualsiasi. Tu giochi contro di me.

Mi devi dare un euro, uno solo. E se mi batti, io ti ricompenserò con quasi 100 milioni di euro.

Anzi facciamo così: dammi la moneta da un euro, e se non vinci io me la tengo. Ce la puoi fare! Sei pronto? Cominciamo! Giochiamo a testa o croce. Ti avevo detto che sarebbe stato facile. Io lancio la moneta, tu mi devi dire se esce testa o se esce croce. Per vincere i 100 milioni di euro, devi indovinare… 30 volte consecutivamente!

Che pensavi, che te li avrei regalati? Te li devi meritare sì o no? Be’, così è troppo difficile. Facciamo che ti abbono un giro: indovina 29 volte di fila, e il malloppo è tuo.

Se vuoi puoi allenarti, prima di iniziare. Gratis. Prendi una monetina e gioca per conto tuo. Indovina più testa o croce concecutivi che puoi. Vedrai che, se sei fortunano, arrivi a 5, forse 6. Se arrivi 10 sei un caso rarissimo: hai meno di una probabilità su mille di farcela. A 29, credimi, sei nel campo del così raro da chiamarsi statisticamente impossibile. E in realtà sono stato generoso, perché il vero gioco è ancora un po’ più difficile.

Ma sembra che questo semplice ragionamento sfugga a milioni di italiani. Ammettiamolo, anche in tempi in cui i mercati non si mangiassero miliardi di euro al giorno e la recessione non incombesse, 100 milioni in un colpo solo, facili facili, farebbero gola a chiunque.

Ma il Superenalotto è una macchina mangiasoldi spietata. Peggio dei videopoker, altro mostro che tanto affascina. E gli italiani non sanno o non vogliono contare.

Ieri sera ad un TG qualunque, domanda secca in ricevitoria: lo sa quante probabilità ha di vincere? Il signore palermitano con la bombetta in testa e lo sguardo fiero non tentenna e afferma sicuro: “Una su cento!”

Magari. Giocherei se così fosse un migliaio di colonne per andare sul quasi sicuro.

Più onesta una signora di Trieste col vestito viola e un pugno di schedine in mano: “Non ne ho idea. Ma se vinco compro casa ai nipoti.”

Mi hanno fatto entrambi una tenerezza immensa. Si vede nei loro occhi il sogno, la favola del colpo che ti cambia la vita. Puntualmente disattesa tre volte ogni settimana da una vita a questa parte.

Qualche anno fa Alex Britti cantava felice come una Pasqua: “E’ una semplice canzone, che serve a me per dirti che sei una su un milione.” E’ vero: mica facile, trovare la donna della vita.

Più ottimista era negli anni ‘80 Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.

Può darsi che a uno contro mille ci proverei ancora. Ma uno su 622 milioni, allora no: non gioco.

Camoranesi e Buffon lasciano la Nazionale e tornano a casa. Il responso medico parla di una sosta di 15/20 giorni per l’oriundo e di un mese per il portierone. Guai muscolari.

Invece io credo che Lippi voglia fare un favore alla Juve, che ama ancora. Vedrete che giocheranno in Champion’s contro il Real Madrid, a fine ottobre.

Da juventino, oltretutto, lo spero bene.

Ed ecco F. ed io a South Park



La casa di proprietà è un classico della mentalità italiana. Alimentato da giornali, trasmissioni televisive e immagini distorte dalla realtà, cresciamo con questo mito: se non ti compri casa sei un fallito, se vivi in affitto butti via i soldi e non lasci niente ai figli. Già sentite queste, vero?

Così, tra laurea, primi lavori certi e primi stipendi decorosi, accendiamo mutui da 150mila euro non prima di compiere 30 anni. Li spalmiamo su altrettanti 30 anni, così sarà meraviglioso avere una casa di proprietà… quando saremo alle soglie dell’ospizio!

Nel frattempo, il nostro flusso di cassa si scava la fossa: rate superiori ai mille euro non sono così rare. La casa dei tuoi sogni, dopo 30 anni, se ce la fai, finisce che la paghi il 100% in più: il doppio. Se ti va bene ovviamente. Passi i primi 10 anni a saldare l’interesse sul debito che hai con la banca, poi inizi a pagarti la casa veramente. Ho un amico che dopo 8 anni di mutuo ha dovuto vendere: la banca è salva, l’interesse l’ha avuto, lui non ha niente dopo avere sborsato quasi 60mila euro di interesse.

Le banche nel frattempo godono da morire: prendono questo enorme flusso di denaro, lo convertono in titoli speculativi che poi immettono sul mercato. Dopo un po’ si accorgono, però, che i creditori non hanno i soldi per saldare il mutuo, e nel frattempo il prezzo della casa è crollato. E lì iniziano i casini! 

Ma i banchieri sono potenti e minacciano i governi: fateci un prestito risolutivo o falliamo, i risparmiatori perdono tutto e voi perdete la faccia! E così, come agnellini, tutti i governi del mondo immettono sul mercato migliaia di miliardi di dollari e euro per salvare il culo a questi manager incompetenti. Guadagnando (loro) qualche centinaia di migliaia di euro al mese, il problema è risolto. A noi resta un’inflazione allucinante mascherata dai salti mortali dell’Istat per fare quadrare i conti, ma che importa…

Io, però, sono anni che dico che comprare casa con un mutuo castrante è un suicidio. Comprare casa con un mutuo castrante per non rivenderla poco dopo è semplicemente assurdo. La casa di proprietà è un debito fino a che non l’hai pagata. Non la compri tu: te la compra la banca prestandoti del denaro, che gli ridarai raddoppiato. Se nel frattempo il prezzo della “tua” casa non raddoppia pure lui, hai fatto il peggiore affare della tua vita. Inoltre ti sei privato del 50% almeno delle entrate, che potevi investire in modi più intelligenti, per esempio per accrescere la tua capacità di produrre altro denaro.

Infatti, qual è il punto? Il punto è che l‘unico motivo valido per contrarre un debito è per aumentare la tua capacità di produrre denaro. Se ti fai prestare 100mila euro per comprare una casa che rivendi l’anno dopo a 130mila, hai fatto un affare. Altrimenti no. La tua casa non è una vera attività: fino a quando hai dei costi è un debito, toglie dei soldi alle tue tasche. E la tua ricchezza reale è data dalle tue voci attive a cui sottrai i tuoi debiti. Quindi la casa la compri solo se la vuoi rivendere guadagnandoci. 

Se la compri per viverci non fai un affare finanziariamente sensato. Noi viviamo in affitto: ci costa la metà di quello che ci costerebbe un mutuo per comprare il medesimo appartamento, che non sarebbe nostro prima dei prossimi 30 anni. Non abbiamo altre spese: si rompe la caldaia? Non pago io. Devi rifare il tetto? Costo zero per me, sempre. Nel frattempo quello che risparmiamo lo investiamo e abbiamo un reddito passivo che, col tempo, arriverà a coprire interamente l’affitto. Il canone mensile non è variabile: lo dico a quelli che hanno visto la rata del mutuo raddoppiarsi in 6 anni, ed erano già alla canna del gas prima. Possiamo pianificare tutto: sappiamo quanto guadagniamo e quanto spendiamo, fare i conti è facile. E c’è un altro vantaggio: ti stufi, vuoi cambiare casa? Vuoi fare un periodo all’estero o in un’altra città? Non hai vincoli: 6 mesi di preavviso e il contratto finisce lì. 

Tu dici: OK, però fra 30 anni non avrai niente e avrai pagato l’affitto per tutto questo tempo! Io ti rispondo: intanto ho speso la metà di quello che hai speso tu. Il resto dei soldi l’ho risparmiato e l’ho investito: la casa me la posso comprare adesso senza arricchire una banca. Certamente prima di prossimi 30 anni. Ma sai che faccio? Non compro questa: ne compro un’altra, la affitto e aumento così le mie entrate, il mio flusso di cassa.

Io la penso così. Ora che le banche falliscono e se non lo fanno è solo grazie ai soldi nostri, adesso che è evidente che i più grandi speculatori sono coloro che accendono mutui spaventosi per comprare la prima casa, forse qualcuno mi darà ragione…

All’inizio di aprile ho scritto questo post in cui analizzavo i costi relativi di benzina e gasolio alla luce delle variazioni del prezzo del petrolio e del cambio euro/dollaro.

Sia chiaro, non sono certo esperto del settore né lavoro nel campo della statistica, ma due conti li so fare anche io. Oggi, dopo i vari ribassi del greggio, ho ripreso i dati per capire come è cambiata la situazione. E questo è quanto.

Dal 1 marzo al 22 dello stesso mese il prezzo medio di un barile di petrolio è stato pari a 105,37$. Nel medesimo periodo, il cambio medio euro/dollaro valeva 1,5432. Quindi un barile di petrolio ci è costato in media 68,27€.

Sempre nelle tre settimane in questione, il prezzo medio della benzina verde self-service si è attestato a 1,384 € al litro. 

Questa mattina il petrolio vale 93$ circa al barile, e il cambio è a 1,43: un barile costa quindi 65,03€. Ieri la benzina verde veniva venduta ad un prezzo medio, tra i vari distributori, pari a circa 1,44€ al litro.

Quindi c’è qualcosa che non torna: una volta normalizzati tutti i valori, intendo quindi a parità di prezzo in euro di un barile di petrolio, la verde costa il 9,21% in più.

Non male, visto che si parla di un periodo di 6 mesi: un aumento medio annuo quantificabile in un 20%. Ed è un aumento in cui non influisce il costo del greggio né il valore del cambio: si tratta di un rapporto tra i prezzi nei due periodi analizzati. E’ aumento puro, è profitto in più per chi vende.

Hanno ragione quindi le associazioni del consumatori, che evidentemente fanno calcoli simili ai miei: secondo loro il prezzo del carburante è gonfiato di 7/8 centesimi al litro, secondo me sono fin troppo buoni. Basta togliere il 9% al prezzo attuale della verde: dovrebbe costare 1,31 € al litro.

Due giorni fa ho letto un articolo che sosteneva che in Italia i carburanti costano il 10% in più rispetto alla media europea: allora, forse, adesso i conti mi tornano.

I 300 km e oltre dell’anello di asfalto che percorreremo per visitare il Sequoia National Park impegneranno tutta la giornata odierna.
Dopo l’immancabile colazione da Starbucks la nostra Buick, con già gli oltre 5mila km da noi percorsi sul groppone, sfreccia sicura verso est. I saliscendi e le infinite curve in successione della Sierra Nevada non si fanno attendere: dopo mezz’ora iniziano le salite e i tornanti che ci accompagneranno per tutto il giorno, con buona pace del nostro stomaco.
Nella Giant Forest ci sono i più vecchi e grandi esseri viventi esistenti sul pianeta: alcuni alberi hanno oltre 4mila anni. Ci sono sequoie giganti che arrivano a sfiorare i 300 piedi: sono quasi 100 metri di altezza! Si tratta di alberi imponenti, assolutamente inimmaginabili se non li si vede di persona, e neppure le fotografie o i video sono in grado di mostrarne degnamente le dimensioni.
Le loro basi hanno circonferenze di decine di metri e i primi rami iniziano così in alto da affaticare i muscoli del collo per poterli scorgere.
A dispetto di un’immagine che emana forza e un senso di eternità, le sequoie giganti sono in realtà creature delicate e per certi versi fragili: la loro corteccia è morbida e setosa, non riescono a crescere in molte altre parti del mondo, e anche quando il luogo è ideale non possono mancare particolari condizioni di umidità, temperatura e caratteristiche del pendio che le ospita. Nei primi anni della loro lunga vita possono morire calpestate da uomini o animali, oppure bruciare in uno dei tanti incendi che invece, col tempo, diventeranno loro alleati.
E’ incredibile pensare che alberi millenari ed enormi possano morire per un motivo tanto banale: prima o poi, infatti, il loro continuo crescere le porta inevitabilmente a sbilanciarsi. Le radici non si inoltrano che per un paio di metri nel terreno, e questa è la loro condanna: se lo sbilanciamento degli enormi pesi (fino a 2mila tonnellate) è accompagnato da forti nevicate, dal vento o da un terreno particolarmente morbido, la sequoia gigante cade con uno schianto immenso e muore.

Dopo la visita al maestoso General Sherman, il più grande (per volume) albero del mondo, vecchio di 2200 anni e in grado di accrescere ogni anno il suo volume di una quantità pari a quella di un albero di medie dimensioni, ci regaliamo infatti alcuni scatti memorabili presso sequoie ormai cadute: durante il loro crollo il terreno che era alla base si è sollevato, le radici sono emerse senza rompersi e ora svettano a quasi 10 metri dal terreno.

Lasciamo il Sequoia National Park tenendoci però ben stretto lo stupore per lo spettacolo visto, ci sorbiamo 150 km di curve e controcurve, saliscendi, boschi e valli bruciate dal sole per tornare a Fresno e al suo motel di basso profilo.

Il Tahoe Joe’s ci accoglie a braccia aperte per la seconda sera consecutiva, la cena è superlativa come sempre, la dormita un po’ meno. Ma poco importa: appena 300 km ci separano dalla stupenda San Francisco e dai nostri ultimi 3 giorni negli Stati Uniti d’America.

La sveglia tra le montagne di Mammoth Lakes è fresca e luminosa. La sera prima abbiamo cenato mangiando benissimo e siamo pronti per la giornata da dedicare al mitico Yosemite National Park. Questo enorme parco naturale, un tempo patria degli indiani d’America, è il paradiso degli arrampicatori e degli amanti delle camminate in montagna. L’Half Dome, il più grande blocco di granito esistente al mondo, si erge imperioso dominando la valle dello Yosemite. E’ raggiungibile solo in estate, tramite una faticosa camminata di 12 ore lunga quasi 30 km, e comprende gli ultimi 300 metri di dislivello tecnici e molto pericolosi.

Lo Yosemite è famoso anche per le sue enormi cascate, che purtroppo però d’estate sono quasi completamente asciutte. Le avevo viste in primavera nel 2004 e ricordo di esserne rimasto affascinato.

Noi ci accontentiamo di addentrarci fino al Visitor Center, posto proprio nel centro della valle. Un luogo del genere, per essere apprezzato al meglio, richiederebbe più tempo e la possibilità di addentrarsi lungo uno dei tanti sentieri che si inerpicano tra le maestose montagne.

Nel pomeriggio iniziamo a dirigerci nuovamente verso Sud: la piatta ed enorme città di Fresno sarà il campo base dei prossimi due giorni.

Prima di arrivarci, però, rimandiamo l’uscita dallo Yosemite per visitare il Mariposa Grove, patria di una delle prima sequoie giganti che incontreremo domani nel Sequoia National Park.

A Fresno pernottiamo in un Motel 6 che non è il massimo del comfort e della pulizia: tra ragni, letti scomodi e tanto caldo ci addormentiamo con ancora il ricordo della favolosa bistecca del mitico Tahoe Joe’s, la steak house che già lo scorso anno ci aveva fatto impazzire.