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Archive for November, 2007

Basta, ho fatto almeno 12 ore davanti al PC tutti i giorni, a partire da agosto. Poco meno la domenica.  Nel frattempo abbiamo sistemato da zero un intero appartamento: dare il bianco, pulire, attivare contratti,  cercare i mobili, stare dietro a tutta la burocrazia… ogni giorno ce n’è una nuova.

Oggi prendo una pausa. Mi guardo Full Metal Jacket col mio nuovo AMD da 4.8 GHz. Due mega di RAM superveloce, un hard disk SATA da paura ed il gioco è fatto.

Ogni tanto qualche premio bisogna concederselo… e da domani, di nuovo al 100%: si ricomincia, carichi e pimpanti!

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Ieri ho assistito alla vittoria schiacciante della Juventus sul Palermo, che torna a casa a mani vuote, distrutta da 5 gol.

Però non voglio parlare della nostra superiorità in campo, anche se varrebbe la pena di soffermarsi sulla spettacolarità dei gol, sulla correttezza dei giocatori e sulla bellissima punizione di Alex che ha zittito tutti, dimostrando la classe di un vero campione che accetta la panchina ma non per questo smette di essere un fenomeno.

Voglio parlare di una tribuna quanto mai attiva, che mi sono goduta dalla seconda fila del primo anello nel settore Ovest di uno Stadio Olimpico più bello che mai sotto la luna piena.

Certo, non fosse stato per la comitiva di Cechi che sono accorsi per acclamare il loro idolo Pavel, forse non sarebbe stato così divertente… Questi coloratissimi e casinisti turisti hanno sollevato la tribuna che intonava cori e incentivava la squadra mentre la curva non faceva altro che gridare “Gabriele è uno di noi”…

E qui si cade sulla polemica. Chi mi spiega il perchè di tanto accanimento? Perchè tutta la curva sud e metà della curva nord era completamente vuota, tranne che per striscioni nostalgici sul giovane ucciso in un Autogrill?

A me è sembrato un pretesto, uno dei tanti, per rendere il calcio non uno sport, ma uno stupido spettacolo da talkshow in cui tutti si immolano per una causa che non fa vincere nessuno…

Ok, è morto un ragazzo e questo mi da un infinito dispiacere, ma ogni giorno muoiono centinaia di persone, per malattia, incidente, omicidio, suicidio o morte naturale. Se queste persone sono italiane, per il 95% di loro si tratta sicuramente di tifosi di calcio, per l’una o l’altra squadra. Dobbiamo assentarci dagli stadi per commemorare ognuno di loro?!?

Veramente esagerato, no?

E come me la pensavano tutti i miei compagni di settore, che verso la fine non ne potevano più di sgolarsi per sopperire all’assenza delle curve e fischiavano in direzione dei pochi in curva nord che invece di divertirsi continuavano con la litania di “Gabriele è uno di noi”.

Andare allo stadio dev’essere divertente, oltre che liberatorio. E io mi sono divertita un sacco ad esultare, saltare, urlare e cantare. Ed è divertente vedere gli altri tifosi attorno, tutti differenti, ma con una cosa in comune, la fede per la Juve.

A fianco a me un signore elegantissimo “from Calabria with love”, dispensava entusiastici consigli ai giocatori, con fare da vero allenatore professionista, mentre moglie e suocera chiamavano parenti e amici per sapere se le avevano viste in televisione “Siamo proprio alla destra di Buffon!”, in realtà meno interessate alla partita di quanto lo fossero di apparire in televisione… Dietro di me un gruppetto di Napoletani gioivano in dialetto per i gol e pativano ad ogni ammonizione per un arbitro “cornuto” come tutti gli arbitri del mondo… E poi signore in pelliccia e tacchi alti, accompagnate da signorotti perfettamente abbigliati allo stile dei businessman, traditi soltanto dalla sciarpa bianconera al collo… Bambini esagitati che saltano su e giù dai gradini degli spalti… Coppiette innamorate che si sono perse il match per baciarsi appassionatamente… Ma il vero spettacolo erano i Cechi che a suon di danze e grida hanno intrattenuto la tribuna e rallegrato chiunque li guardasse.

Chissà cos’avranno pensato di quella curva silenziosa, forse che erano tifosi del Palermo?

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A 10 giorni dal mio rumoroso e per certi versi violento addio al mondo UISP e all’ORCA Gialla di Orbassano, questa sera torno in campo per una nuova avventura.

Esordisco con la mia prima sfida ufficiale nella Soccer League Everest Cup, torneo di calcio a 8 della provincia torinese. Insomma, gioco a calcio da 23 anni, fenomeno non lo sono mai stato ma ho ancora tanto da dare. Sono pronto per questo nuovo modo di giocare a calcio, a disposizione di compagni e allenatore.

Si parte tra 3 ore, in questa fredda e piovosa sera di novembre, so già di dovere dare il meglio di me.

Parliamoci chiaro: io, mica smetto.

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E il mio cuore è ormai nella nostra casa, la casa che F. ed io abbiamo scelto e che sentiamo ormai nostra.

Già da un mese giriamo per le sue stanze, immaginando come sarebbe viverci, scegliendo i colori e l’arredamento, rendendola giorno dopo giorno più simile a noi. Ed ora è quasi pronta, coloratissima e luminosa. Possiamo soltanto fare gli ultimi ritocchi, fare i necessari allacciamenti e aspettare che arrivino i mobili.

Ed è così dolce sognare ad occhi aperti il nostro primo Natale insieme, a casa nostra…

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Oggi un ragazzo di 26 è morto seduto sul sedile del passeggero di un’auto, mentre sostava in autostrada per andare allo stadio. Come è morto? Un poliziotto gli ha sparato. Quando è successo? Alle 9 e 10 di questa mattina.

Le autorità si prendono quasi 3 ore prima di dare la notizia, e non sapendo come giustificare il poliziotto, montano una vergognosa messa in scena: la prima volta che ho letto la notizia, la scena era dipinta come un assalto dei tifosi juventini a quelli laziali, e ho pensato che uno di questi avesse sciaguratamente portato con sé una pistola. Poi però mi sono chiesto cosa ci facessero gruppi di tifosi juventini e laziali ad Arezzo: la Juve giocava a Parma, la Lazio a Milano.

E infatti, mezz’ora dopo i media correggono il tiro e ci raccontano che lo “scontro” è avvenuto tra appena 4 persone.

E allora inizio a farmi tante domande. E mi faccio anche un’idea. Ci sono 4 persone che litigano in un autogrill, un poliziotto se ne accorge, e spara a uno di questi. Punto. Non venitemi a dire che ha sparato in aria. E spiegatemi che c’entra il calcio. Non riesco a capirlo! A meno che non si voglia tirare in mezzo a tutti i costi il mondo del pallone per giustificare l’azione di un poliziotto omicida.

Sono le 22.45 e vedo immagini da guerra civile in TV: e che vi aspettavate? I tifosi, secondo voi, sono stupidi? E i poliziotti, tutti vittime e angioletti?

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E io che credevo di semplificarmi la vita. Vado a cercarmi una delle più rinomate release appoggiate su Linux per il mio laptop: trovo Ubuntu.

Dal sito ufficiale leggo: “Ubuntu è un sistema operativo basato su GNU/Linux libero e gratuito, che unisce stabilità, sicurezza e facilità di utilizzo. È perfetto per laptop, desktop e server e contiene tutte le applicazioni di cui hai bisogno e molto altro!”

Bene, mi dico. In fondo io col portatile devo solo navigarci, leggere la posta e sistemare qualche pagina web. Installo la versione live di Ubuntu e mi ritrovo davanti ad un’interfaccia grafica semplice, pulita, proprio come promesso. Un breve giro tra i menu… e la decisione è presa: lo installo.

Seguo la procedura e… sorpresa! Ubuntu si prende la libertà di formattare la partizione su cui risiede Windows! Così, senza neppure avere il tempo di intervenire, mi ritrovo a perdere tutti i documenti salvati.  Poco male, penso, ne ho una copia di backup sull’hard disk esterno. Certo che però avrebbero potuto avvertirmi prima.

Termino l’installazione, riavvio il notebook e Ubuntu parte senza problemi. In pochi secondi configuro la rete WI-FI, e il PC è in rete. Provo a navigare, leggo la posta, tutto OK.

E qui viene in bello: la prima cosa che mi occorre, è una cartella condivisa con il mio altro PC, che gira sotto Windows. Cerco sui forum, nella guida in linea, ci provo e ci riprovo: niente. Dopo un’ora rinuncio.

Allora mi impegno per installare, almeno, un client FTP. Sotto Windows uso Filezilla o CuteFTP, entrambi facili, veloci e intuiti. Per Linux trovo gFTP. Scarico l’archivio, lo decomprimo e… e poi? Smarrimento totale. Cerco in rete: dicono tutti che è facile! Apri la shell… un paio di comandi… solo che nessuno mi dice come gestire i messaggi di errore che inevitabilmente compaiono. Comincio ad avere nostalgia dei Setup.exe di Windows: sono passate 2 ore e non ho ancora il client installato. Eppure non mi sento uno sprovveduto: sono 25 anni che “smanetto” sui PC, conosco il Basic, il C, Java, PHP, SQL e via dicendo. Proprio pirla non sono.

Ho installato Ubuntu alle 14.30, alle 17.15 non ho ancora concluso nulla. Mi rassegno: formatto nuovamente l’hard disk, e ricarico la mia copia originale di Windows XP Home Edition. 37 minuti dopo il notebook è perfettamente funzionante, ho la cartella condivisa e carico e scarico file via FTP tranquillamente.

Caro Ubuntu, prima di proporti come alternativa seria a Windows, di strada da fare ne hai… per intenderci, credi davvero che all’utente medio interessi sapere che comandi inserire da shell per installare un tool qualsiasi, impazzire tra moduli mancanti, righe di testo, istruzioni confuse e via dicendo o preferisca cliccare, scegliere la cartella di installazione e via?

Comincio a capire perché Microsoft non si preoccupa più di tanto di migliorare i proprio sistemi operativi: con questa concorrenza, non avrà rivali per almeno altri 20 anni…

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