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Archive for October, 2007

Titolo: Spy Formula 1

Attori principali: Lewis Hamilton, Fernando Alonso, Kimi Raikkonen

Regia e sceneggiatura: Bernie Eccleston

Trama: in un campionato del mondo caratterizzato dall’esordio del sorprendente (e paraculato) talento anglo-caraibico Lewis Hamilton, in un ambiente alla ricerca dell’erede del marziano Michael Schumacher, Ron Dennis, patron della McLaren, mette in scena il più clamoroso furto di informazioni riservate della storia. Per settimane, grazie ad una talpa, spia i progetti segreti della Ferrari. Quando la vicenda viene a galla, la Federazione Internazionale dell’Automobile condanna la McLaren: perdita di tutti i punti del campionato costruttori, e 100 milioni di euro di multa.

Ma la spiata della McLaren è molto più grave di quanto sembri: la squadra rischia la radiazione e i piloti l’annullamento dei punti conquistati. Il patron della Formula 1, Bernie Eccleston, ha però davanti ancora 6 Gran Premi da far correre, con sponsor che pagano miliardi e un enorme circus da gestire. Ed ecco il colpo di genio: permette ad Hamilton ed Alonso di continuare a lottare per il mondiale, in cambio della loro tacita disponibilità di regalare in pista il titolo piloti alla Ferrari. I due, messi davanti alla minaccia di vedere ritirata loro la licenza di guida, accettano di buon grado.

La trovata è un successo: Gran Premi che fanno il record di audience, suspance fino all’ultima gara e tripudio in Brasile delle Rosse. Ne giovano tutti: la Ferrari viene risarcita dell’enorme danno subito, la McLaren salva la faccia, Eccleston vende un prodotto incredibilmente appetibile, Alonso gode, Hamilton rinuncia ad un mondiale che avrebbe finito col danneggiarlo, visti i continui favoritismi di cui ha goduto dall’inizio del campionato.

Recensione: un gran bel film, non c’è che dire. Una pensata geniale di quel falco che è Bernie Ecclestone, che deve avere passato l’estate a chiedersi come uscire da una situazione scandalosa, che minava alle fondamenta la serietà della Formula 1. Il finale, ad un certo punto, è parso però scontato: troppe “coincidenze”, troppe stranezze che hanno incanalato l’esito del mondiale verso un verdetto “giusto” agli occhi dei più. E non è finita qui: nel momento in cui scrivo, le BMW e le Williams sono sotto esame dalla direzione corse brasiliana. Se venissero squalificate, il mondiale tornerebbe magicamente sulla testa di Lewis Hamilton.

Volendo essere breve, comunque vada a finire, a me sa tanto di buffonata, e mi sembra anche che lo sport sia ben lontano da quello che ultimamente questi signori ci fanno vedere.

 

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Ho finito mezz’ora fa di leggere Mondo senza fine, l’ultimo romanzo di Ken Follett. Sono ancora un po’ stordito: mi sento come di ritorno da un lungo viaggio, con la mente distaccata che ancora cerca conferme di una realtà che non c’è più. Ho cavalcato con Ralph, ho combattuto la peste con Caris, ho costruito un ponte con Merthin, ho odiato Godwin e Philemon e i monaci conservatori del priorato di Kingsbridge. Erano anni che non leggevo un libro con questa intensità, con la speranza che non finisse mai. Quasi 1400 pagine che mi sono sembrate troppo poche.

Un grande libro è anche questo: ti tiene sveglio la notte, ti fa discutere con gli amici, ti lascia imbambolato a immaginare come districheresti situazioni complicatissime. Ho un sacco di cose arretrare da fare, sono in ritardo con tutto e, lo ammetto, da stasera mi sento anche un po’ più solo: senza le avventure dei personaggi che ho amato, con la consapevolezza che domani di loro non saprò più niente, non mi resta che immaginare cosa staranno facendo adesso. Lo so, il Medioevo mi ha sempre affascinato, e questo gioca a favore de I pilastri della terra e di questo suo straordinario seguito. Ma Follett ha un talento straordinario: non ha bisogno dei colpi di scena, dei capovolgimenti di fronte, non si serve dell’azione: semplicemente, scrive e descrive. Racconta di un’epoca fatta di contrasti e ingiustizie, ingegno e pregiudizi, ignoranza e avidità. Di uomini capaci di dormire su un pavimento e lavorare la terra per quarant’anni, e di altri in grado di progettare e costruire innovazioni architettoniche che forse oggi non sapremmo imitare. Di monaci bramosi di conquistare il potere di amori grandi, puri, che mai si piegano alle avversità della vita.

Non capisco, e anzi mi infurio, con chi abbia giudicato questo lavoro un polpettone contro la chiesa. E’ tutto falso. La verità è che ci sono persone che faticano ad accettare che alcuni uomini di Dio nel 1300 fossero in realtà corrotti, avidi, cattivi e – talvolta – omosessuali. Chi si scandalizza davanti ad un autore che ha il coraggio di raccontare che “in nome del Signore” siano state commesse crudeltà, violenze e atti di enorme ingiustizia, o che nei conventi potessero nascere amori e tradimenti, mi fa tenerezza e mi insospettisce perché nega una pura verità storica. Non riesco a comprendere cosa ci sia di scandaloso in tutto questo.

Piuttosto, sarebbe il caso di rendersi conto di quante vite sarebbero state salvate se i “dottori” dell’epoca, tutti uomini di chiesa, avessero avuto il coraggio di accettare il potere curativo di piante ed erbe, invece di bollare come eretici coloro che lo sostenevano e di pensare di guarire i malati con salassi e pagliericci sistemati davanti agli altari.

Ho divorato Mondo senza fine in meno di una settimana. Negli ultimi due giorni ho avuto paura di finirlo, e allora ho letto più lentamente, con calma, cercando di assaporare ogni sfumatura, rileggendo le parti che non mi sembrava di avere assorbito bene, contando con angoscia le pagine che mancavano alla parola “fine” e sentendo fin da subito la nostalgia per quel mondo fantastico che ho lasciato poco fa.

Mi mancherà Kingsbridge, la sua cattedrale, la fiera della lana, il mercato, le mura, il ponte e le porte della città. Mi mancherà l’intelligenza di Caris e l’ingegno di Merthin, la forza di Ralph, l’abnegazione di Gwenda, il sacrificio di Wulfric, il segreto di Thomas.

Ti ringrazio Ken Follett: mi hai dato modo di vivere per qualche giorno in pieno Medioevo, mi hai reso parte di una comunità straordinaria in un’epoca altrettanto straordinaria, mi hai fatto arrabbiare, mi hai commosso e mi hai rallegrato, mi hai tolto il sonno ma ti perdono: per queste emozioni, pago dazio volentieri.

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Pur se a malincuore, vendo il mio mitico HTC P4350. Ho aperto un’asta su eBay, fatevi un giro cliccando qui. Addio, caro Ticcy…

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E con 2 mesi di anticipo… Junior, sei arrivata!!!
Ti ho sognata per anni e finalmente sei qui per me, bellissima, e hai superato ogni mia aspettativa!
Già immagino quante cose faremo insieme, quanto ci divertiremo!
Sono felicissima!!!
Ecco il video del nostro primo incontro…


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Ora, che io scelga di svegliarmi alle 6.30 di domenica mattina per vedere un Gran Premio, è una mia decisione.

Che mi facciano assistere a 19, e dico DICIANNOVE giri dietro a una Safety Car, privando tutti gli spettatori di quasi un terzo di gara, è una tristezza.

Che la Ferrari parta con gomme intermedie sotto un diluvio, giusto per dimostrare agli avversari un’inferiorità di prestazioni palese e la necessità di inventarsi qualcosa, è una scelta ampiamente discutibile.

Ma che Stefano Domenicali, addetto alle comunicazioni del Cavallino, non legga l’email in cui la Federazione impone l’uso di gomme da full wet per tutte le squadre, pena l’esclusione dalla corsa, probabilmente perché impegnato ai microfoni delle televisioni a lamentarsi di non essere stato informato, mi fa ridere e rimpiangere il sonno perduto.

Domenica prossima guardatevelo voi, il GP della Cina. Io dormo.

Meno male che c’è Trezeguet a risollevare il bilancio sportivo del week end, con uno dei gol più belli che gli abbia mai visto fare.

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