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Archive for August, 2007

Eh sì, le vacanze sono finite e bisogna farsene una ragione…

Però non è male riprendere il giro, rivedere un po’ di gente, chiaccherare di tutte le cose nuove, strane e divertenti che sono capitate in giro per il mondo!

Sapermi utile, perseguire un obiettivo, risolvere problemi e sentirmi realizzata nel farlo. Se il lavoro fosse un ideale, il mio sarebbe questo.

L’importante è che non mi faccia prendere dalla pigrizia che mi tiene incollata al letto la mattina per quei 5 minuti in più che diventano fatali… La stessa pigrizia che poi, se lasciata libera di agire, mi fa sembrare tutto difficile e noioso…

Devo solo far questo, in fondo non è difficile, no?

Basterà mantenere ottimismo e buon umore per altri 4 mesi… Fino alle prossime vacanze!!

Buon inizio a tutti!

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Le offerte di hosting sono una miriade, alcune incredibilmente concorrenziali. Vieni quindi da chiedersi che cosa possa spingere un utente a scegliere un servizio piuttosto che un altro: in base a che criteri decide?

Bene. Se ti occorre uno spazio web economico, facile da configurare e senza particolari caratteristiche, con una semplice ricerca su Google risolvi tutto in pochi secondi. Ma è passato del tempo da quando ho iniziato a sfruttare il web per le mie attività, e le mie esigenze sono cambiate. Oggi una sola parola fa da padrona: affidabilità.

Io col web lavoro (e guadagno): ho dei clienti, delle responsabilità e una certa reputazione.

Ora, se CentroHostingWeb.com, a cui mi appoggio per un mio importante progetto, di punto in bianco chiude il mio sito, mi nega l’accesso ai database dei clienti, mi dice sia via email sia telefonicamente che è questione di ore e io aspetto ben 36 ore senza che niente migliori, che cosa devo pensare?

E se questo progetto mi rende 200 euro al giorno e io da due giorni sono senza paga, come la mettiamo?

E se, per concludere, da ieri sera i signori che gestiscono CentroHostingWeb.com neppure rispondono più alle email e ti lasciano completamente solo, all’oscuro dei tempi necessari per il ripristino e con una rabbia montante che ti toglie il sonno?

C’è un’unica soluzione: lunedì cambio servizio di hosting e da questo momento invito tutti a EVITARE COME LA PESTE il sito che ho citato.

Ecco come si perde un cliente faticosamente conquistato. Bravi!

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E’ ufficiale: ieri, 21 agosto, ho ripreso l’attività sportiva.

Due chilometri di corsa leggera, squat, leg extension, pressa e addominali per disintegrare qualcuno dei miei 69 kg e ritrovare la corsa che è un po’ il mio marchio di fabbrica.

Una cosa mi scoccia dirla: ho la sensazione che ogni anno sia un tantino più dura rimettersi in moto. Ma, fidatevi, è solo una sensazione.

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Siamo in Sardegna.

Ci voleva un po’ di mare, di questo mare, per ricaricare le batterie. La Sardegna è sempre la solita: semplice, accogliente e a tratti indimenticabile, si vive fuori dal tempo.

Così tanto che non funzionano i telefonini, e quindi non posso aggiornare il blog più di quanto non stia facendo ora.

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Domanda (mia pura curiosità): ma se un ragazzotto di 28 anni, talento straordinario, grandissimo comunicatore, faccia simpatica, 7 titoli mondiali in bacheca, equilibrista delle due ruote, ha le seguenti caratteristiche:

1) E’ residente a Londra

2) E’ domiciliato a Barcellona

3) E’ dipendente di un’azienda giapponese

4) Vive fuori dai posti indicati nei punti 1 e 2 per 7 mesi ogni anno

allora costui è tenuto a pagare 112 milioni di euro di tasse al Fisco italiano?

La questione è un tantino ridicola sotto questo aspetto, e come le cose ridicole, almeno un po’, mi fa ridere. Mentre mi fa meno ridere la tranquillità con cui i nostri media bypassino allegramente qualsiasi forma di privacy (non ci va per forza una legge, basterebbe il buon senso…) e sbandierino in mondovisione il reddito di un mio concittadino.

Lo facesse il vostro datore di lavoro, finirebbe in guai grossi. Se lo fa lo Stato italiano va tutto bene. Se poi si colpisce uno giovane, famoso e ricchissimo, sono certo che ci sia qualcuno che gode.

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Quando si torna da un lungo viaggio, specialmente in terre lontane, l’impatto con l’aria di casa può essere veramente forte.

Devo ammettere che così è stato per me: e, purtroppo, devo ammettere anche che lo è stato in negativo. Sarà perché ho ancora negli occhi le distese a perdita d’occhio del Nevada, oppure perché sono un pazzo megalomane, ma questa Italia mi sembra così piccolina… e anche un tantino stupida.

Il primo telegiornale che ho visto mi ha gettato nella depressione: cazzate, tante cazzate, solo cazzate. Negli USA la TV è catastrofista come la nostra, questo è vero, ma c’è informazione, mirata alla gente, affinché capiscano in che mondo vivono. Dai noi si parla della cellulite della Canalis, delle porcate dei politici e di calciomercato (il che, forse, mi sta anche bene :-p).

Negli USA si fanno 4000 km di auto senza pagare un centesimo per l’autostrada, da noi i 90 km da Torino a Bardonecchia costano come una cena per due.

Negli USA si versano 3,8 litri di benzina per 2 dollari e 90, sono – udite udite – 55 centesimi di euro al litro.

Negli USA il turismo ha un senso, una direzione e un futuro: sei messo nelle condizioni di viaggiare, sei spinto a farlo. Più o meno quello che accade ogni domenica da maggio a settembre lungo la riviera ligure. Non potremo mai competere con loro, guardiamoci in faccia, per il nostro bene.

Negli USA puoi cenare mangiando carne alla griglia, bevendo birra e gustando ottima musica per 30 dollari in 2. In Italia, se va bene, fai colazione al Brek.

Negli USA le città sono cablate, vai in giro col tuo notebook e sei in contatto col mondo. In Europa mi hanno chiesto 12 euro all’ora per mandare un paio di email.

Le auto sono comode, enormi, spaziose e sicure. E le persone vanno piano, rispettano i limiti perché sanno che c’è chi farebbe rispettare loro le pene. I locali chiudono alle 11, a meno che tu non sia a New York: in quel caso, torni a casa in metropolitana. Da noi le discoteche aprono alle 2, e le madri piangono i figli morti all’alba sull’asfalto e i ministri dicono che le multe sono troppo leggere.

E’ tutto vero? Certo che sì.

Così come è vero che ci sono i poveri, i mendicanti e i disperati. Ma chiedono educatamente l’elemosina e non c’è uno, e dico uno, che si azzardi a lavarti il vetro al semaforo (magari quando non vuoi). Se non dai loro nulla, se ne vanno senza infastidirti. Così sia.

Speriamo che mi passi questa nostalgia americana, altrimenti mi ritroverò a dire che vivere in Italia non mi piace.

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New York. Una città piena di contraddizioni, con i suoi grattacieli che lasciano a bocca aperta e la sua infinita metropolitana decadente.
Proprio per colpa della Subway, già la prima notte, abbiamo avuto un’esperienza da far accapponare la pelle, abbiamo provato quello che suppongo abbiano vissuto le vittime degli attentati terroristici… Per fortuna senza il drammatico epilogo…
Carichi di bagagli siamo partiti dall’aeroporto JFK per Manhattan (pron.: Manahan, altrimenti non vi capiscono). A metà strada, nel vagone dopo il nostro sentiamo degli scoppi, delle urla, vediamo dei lampi accecanti, come di corto circuito. Il treno si ferma, scendiamo di corsa, spaventatissimi come tutti gli altri passeggeri. La stazione è piena di fumo e quando il treno riparte, scopriamo che un principio d’incendio ha bloccato tutto. Sono tutti sconvolti.
Questa non ce la dimenticheremo mai, è sicuro! Ragazzi, che paura!
Dopo mezz’ora nell’afa soffocante ad aspettare un altro treno che non sarebbe mai passato, usciamo sulla strada e con l’aria spersa chiediamo indicazioni… Siamo lontanissimi, ma per fortuna un tassista pakistano ci accoglie sul suo taxi e a suon di musica hindi ci porta a casa.
L’hotel è vicino a Central Park, nell’Upper West Side. A 40 minuti dal “centro”.

In questi tre giorni ho fatto il pieno di novità, ho visto tutto quel che volevo vedere della Grande Mela: sono rimasta con la bocca spalancata a osservare i grattacieli dalla Downtown, ho camminato nel quartiere finanziario e lungo Wall Street, sono salita in cima all’Empire State Building, ho passeggiato a Chinatown e Little Italy, sono entrata nel più grosso negozio del mondo (Macy’s) e tra poco andrò nel più grosso negozio di macchine fotografiche, telecamere e supporti audio (B&H).

Ma il momento che mi rimarrà nel cuore, l’immagine che voglio conservare di New York per sempre è la passeggiata a Brooklyn, con vista sul mare e su Manhattan.

Lo skyline di NY lascia senza fiato, anche per lo spazio vuoto in cui c’erano le due gemelle. Il ponte si erge in tutto il suo splendore, con le sue linee geometriche e armoniose. E tutto il carattere di questa città si fa sentire, si sente nei brividi che senti lungo la schiena, nella serenità che ti riempie il cuore.

E’ qui che il tempo si è fermato. D’ora in poi nulla sarà più lo stesso. Non dopo tanta felicità.

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New York non è come l’avevo lasciata 3 anni fa.

Sarà perché ci sono stato in un’altra stagione, o forse perché l’11 settembre era più vicino e qualche turista si faceva ancora spaventare e dissuadere dal visitare Manhattan.

Oggi non è così. C’è un casino pazzesco, turisti innumerevoli da ogni parte del mondo, venditori ad ogni angolo, il tutto condito con un caldo e un’afa da togliere il fiato. Meno male che è arrivato un temporale pomeridiano a raffreddare l’aria, proprio mentre eravamo in cima ai 340 metri dell’Empire State Building.

Purtroppo c’è molta foschia, e poca visibilità significa anche poche foto da incorniciare.

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D’accordo: fa freddo, c’è tanta nebbia, guidare in centro è uno strazio e fuori dal centro i saliscendi fanno impazzire, il parcheggio costa un occhio della testa. Però lasciare questa baia, questa città, i suoi colori quando esce il sole, l’aria tersa dell’oceano e l’allegra vita notturna fa un po’ male.

Mi consolo pensando che tra 3 ore l’aereo ci porta a New York: per me è una delle città più belle del mondo e, non dimentichiamolo, anche un po’ più vicino a casa.

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Che temperatura vi aspettereste a San Francisco in California il 31 di Luglio?
Quando sono scesa dalla macchina in infradito e short,la gente mi guardava storto… alla prima folata di vento gelido ho capito il perchè: 10 gradi!!!
Dopo i 50° della Valle della Morte poteva all’inizio sembrare piacevole, ma appena è calato il sole siamo corsi nel primo negozio a comprare felpe e maglie pesanti per poter resistere alle temperature tutt’altro che estive!!

A parte il freddo, San Francisco ha soddisfatto tutte le mie aspettative: bella, luminosa, giovane e anticonformista, con un’immagine da cartolina ad ogni angolo su cui posi lo sguardo.

Dal Pier 39 abbiamo visto in lontananza Alcatraz, ancora più lugubre, avvolta nella nebbia. Domani prederemo il battello per vederla da vicino e magari entreremo nella cella dove è stato rinchiuso Al Capone.

Mentre osservavamo l’isola e la baia, sentiamo degli strani rumori, li seguiamo incuriositi e uno spettacolo incredibile si propone ai nostri occhi: leoni di mare, almeno una cinquantina di enormi simpaticissime foche che giocavano, si spingevano dormivano e urlavano, il tutto sotto lo sguardo divertito dei turisti.

 

Domani sarà una giornata piena, abbiamo intenzione di vedere un milione di cose fantastiche: colazione a Union Square con breve occhiata ai negozi, poi percorreremo Lombard Street e le sue curve, visiteremo Chinatown, Little Italy e Japantown e il suo splendido giardino, due passi al Fisherman’s Wharf e poi imbarco per Alcatraz, concludendo con l’attraversata del meraviglioso Golden Gate, romanticissimo al tramonto… non abbiamo un secondo da perdere!

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