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Archive for July, 2007

Non abbiamo tempo per raccontare della incantevole bellezza dello Yosemite National Park, delle sue montagne (non basta la foto?), paradiso per i climbers di tutto il mondo, dei ruscelli e delle valli.

Siamo a Fresno, nel bel mezzo della California: la nostra base operativa per partire verso l’esplorazione del Sequoia National Park. Il tour inizia tra pochi minuti, si parte!

 

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Giornata di lunghissimi trasferimenti.

Lasciare una lussuosa suite del lussuosissimo Mandalay Bay (con tanto di vista sulla Strip di Vegas, spiaggia, piscina con onde di un metro, acquario marino di rara bellezza) per sobbarcarsi 470 km di brulle montagne e rettilinei spaventosi mi sembra da fuori di testa. Se a questo si aggiunge che abbiamo allungato il percorso volutamente per attraversare le torride depressioni della Death Valley, allora è tutto confermato: siamo ufficialmente da ricovero.

Dentro la Valle della Morte si attraversa uno scenario da incubo: la lunga discesa tutta saliscendi da Beatty vede aumentare in modo spaventoso e proporzionale la temperatura. Quando arriviamo in fondo alla valle, il termometro segna 122° Fahrenheit. Fatevi pure i conti: sono 50°!

Ma se la natura sa lasciarti senza parole, a volte, l’uomo è capace di fare meglio: mentre scendo dall’auto per un rapidissimo scatto ad un cartello che indica il livello del mare, e mi ustiono oltre a restare sconvolto dal vento caldissimo (sembra di essere sotto il getto di un enorme phon invisibile), vedo un pazzo che, due borracce per mano e cappellino bianco, corre lungo la strada! Non si riesce a capire né da dove arrivi né dove vada: attorno, c’è il nulla. Eppure, lui è lì. Anche questa è l’America.

Risaliamo fino a oltre 1500 metri e dopo un’altra ora di curve e dislivelli appare davanti a noi la meta: la Sierra Nevada. La raggiungiamo nella tranquilla cittadina di Lone Pine (impossibile trovare un motel libero da queste parti) e poi la costeggiamo verso nord fino a Bishop, da cui scrivo ora, alle 21.36 di sabato 28 luglio, mentre una bistecca e un petto di pollo alla grigia annaffiati da una Bud Light mi ronzano nello stomaco.

Nel farlo, non ci siamo accorti di aver tagliato fuori completamente il Sequoia National Park. Pensavamo ci fosse un accesso anche da nord, ma non è così. Non ci resta che cambiare itinerario: domani si va allo Yosemite, poi si scende fino a Fresno, passata la notte visiteremo i secolari e altissimi alberi per poi dirigerci finalmente verso San Francisco.

Non ho più tanta voglia di guidare, qui tutto è lontano.

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Oggi festeggio il mio compleanno…

Sì, lo so, non è proprio oggi, anzi è tra 28 giorni… Ma oggi ho ricevuto il primo regalo, e credo proprio, il più bello ed emozionante.

Vi racconto…

Arrivati a Vegas, ci dirigiamo verso il Wild Wild West, il motel più sgalfo di tutta la città, decisi a risparmiare. Arriviamo e lui scende dalla macchina, va verso l’ufficio, poi torna con aria mesta… è tutto pieno, mi dice, ma forse si potrebbe liberare una stanza entro un paio d’ore…

Io penso: “se pure questo è pieno, figuriamoci gli altri più belli… Ci toccherà dormire in macchina o andare fuori città…”

E proprio quando mi stavo rassegnando all’idea di dormire scomoda… lui tira fuori una busta. “Tanti Auguri” c’è scritto sopra… Io la apro e dentro c’è… una prenotazione per oggi al Mandalay Bay, l’hotel più bello che abbia mai visto…

Potete immaginare la mia faccia! Era più o meno così: :-O
Entrando il lusso più sfrenato mi abbaglia. Non mi sembra vero. E invece, in un attimo sono in una stanza bellissima, con televisore al plasma 42″ e vasca per due nel bagno, dove tra le altre cose c’è anche un LCD 15”, che è grosso come il salotto di casa mia.

Qui non c’è la piscina… c’è una vera e propria spiaggia, con le onde, la sabbia, e vicino un fiume la cui corrente ti sorregge e ti trasporta… Mi sembra un sogno… tutto questo è stato costruito nel bel mezzo del deserto, ma sembra di essere in un’isola equatoriale, tra tutte queste palme.

Stasera suonano qui, a bordo vasca, i Tears For Fears… mica male, vero?

Grazie amore mio… mi hai stupito di nuovo…

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Da Kajenta alla Monument Valley. E’ stata la tappa di ieri del nostro viaggio, non senza suspance. Siamo partiti per percorrere le 30 miglia che ci separavano dallo Utah e dai mitici torrioni di innumerevoli film, tra cui Ritorno al Futuro III, convinti di avere carburante a sufficienza anche per il viaggio di ritorno. Ma dentro il parco scopriamo che la benzina è finita e non c’è altro intorno a noi che deserto e sabbia rossa rovente. Non ci è rimasto che tornare precipitosamente alla più vicina cittadina, non senza qualche preoccupazione di troppo.

Ma una volta fatto il pieno, abbiamo portato la nostra Pontiac giù fin dentro la Monument Valley, lungo i sentieri che l’attraversano. Il paesaggio è lunare: sabbia, rocce, massi enormi sia sulla via sia sospesi in equilibri inspiegabili, e poi questi monumenti della natura che si innalzano per centinaia di metri al di sopra delle nostre teste.

Mai visto niente di più impressionante. Attorno a mezzogiorno abbiamo ripreso la via verso ovest. Ci siamo spinti ad oltre 1200 km dal Pacifico ed è tempo di riavvicinarsi alla nostra prossima meta: la meravigliosa San Francisco, che ci attende per martedì.

Ma prima… il ritorno a Williams, più bella che mai, e un soggiorno da favola al dolcissimo Canyon Country Inn, tutto legno e moquette e peluche, prima di rimetterci in viaggio verso Las Vegas, dove intendiamo riposare un po’. Perché poi ci aspettano la torrida Death Valley seguita dai boschi della Sierra Nevada, il Sequoia National Park e il grandioso Yosemite National Park.

A ben pensarci, non ho poi così tanta fretta di rivedere il mare.

 

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Kajenta - Arizona

Siamo nel cuore della parte “guidata” del nostro viaggio. Ci siamo appena svegliati a Kajenta, al confine tra Arizona e Utah. Kajenta è un paesino insignificante: una strada, 3 motel, l’immancabile MacDonald’s, due distributori: insomma, tanta desolazione nel bel mezzo del deserto. Abbiamo trovato alloggio ad un prezzo pazzesco in relazione agli altri motel, e abbiamo mangiato ad un prezzo altrettanto ridicolo: 18 dollari in 2 per costine alla griglia, sottofiletto, insalata, patatine e contorno di piselli al burro.

Se non fosse per la Monument Valley a meno di 30 miglia da qui, potremmo tranquillamente dire di essere in culo al mondo. Ma non appena abbandoni la strada principale e ti avvi verso Mexican Hat, 40 miglia più a nord-est, il paesaggio si apre maestoso su torrioni che svettano dal niente e colpiscono dritti il cuore.

Stiamo per addentrarci nella Monumentel Valley, toccheremo il punto più a est del nostro viaggio nel Far West, e poi iniziamo un lungo, caldissimo e snervante ritorno verso ovest. Ripercorriamo al contrario la strada di ieri, poi viriamo a Sud fino a Flagstaff dove lasceremo la highway per imboccare la mitica Route 66. La seguiremo fino a Williams, di cui ci siamo innamorati, passeremo lì la notte e domani ripartiremo verso Vegas: è tempo di riposare un po’ e di tentare la sorte al casinò.

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Partiti da Las Vegas ci siamo trovati nel pieno del Far West a Williams.
Musica country, gente cordiale, e BBQ grandioso! La cena è stata fantastica, a base di costine alla griglia e fagioli alla Bud Spencer in un localino sulla Route 66. Qui i cowboys si incontrano a fine giornata per giocare a poker e sorseggiare birra ascoltando le canzoni del mitico Johnny Cash. E l’atmosfera è così accogliente che ci siamo sentiti a casa.
Williams ci ha dato la carica: sveglia alle 6 per ripartire verso nord, ansiosi di incontrare il Grand Canyon.
Ed eccolo, più maestoso di quanto mi fossi aspettata, si estende per più di quanto la mia vista mi consenta di vedere…
Scoiattoli, aquile, alci e lupi si godono il panorama di noi turisti che a bocca aperta ci sporgiamo per vedere il profondo cratere scavato dal Colorado. I colori e le forme sono una gioia per gli occhi che dopo tanto “nulla” finalmente godono nel vedere tanta bellezza.
Ma è già ora di ripartire… La strada è lunga e noi siamo curiosi di vedere cosa c’è più in là, più a Est, oltre i boschi e il deserto…

 

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Basta, Los Angeles piovosa e fredda a fine luglio sarà anche un evento straordinario (i telegiornali non parlano d’altro), ma noi siamo stufi.

Valigie fatte di fresco e caricate sulla Pontiac G6 GT (a proposito, un macchinone, mi piace sempre di più) e via per oltre 400 km verso Vegas.

Partiamo alle 11 del mattino dopo la visita al Chinese Theatre e le foto di rito alle “orme” dei divi del cinema, e ci spariamo quasi 5 ore di città, deserto, salite e discese. A metà strada il termometro segna 50 gradi: lasciamo l’abitacolo climatizzato della Pontiac e ci avventuriamo nel caldo più torrido che abbia mai sperimentato. Ma il pranzo è sacro e non lo salto per nessuna ragione al mondo.

Il resto è un guidare noioso ma incredibilmente soddisfacente per gli occhi. Che spettacolo!

Infine Las Vegas, che sorge come una cattedrale nel deserto, impressionante, ancora più grande di come la ricordavo e sempre più pacchiana e incasinata. Costruiscono da tutte le parti qui, altri enormi hotel-grattacielo, segno che il mito non sembra intenzionato a tramontare.

Hotel di lusso, per stanotte, bistecche e birra e, potete giurarci, una sacrosanta puntatina alla roulette.

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A Los Angeles piove, fa freddo, e sono reduce da una spaghettata clamorosa.

Non c’è più religione.

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Make a PhotoShow Full Size

Oggi passeggiata a Beverly Hills e Bel Air. Dopo tanto vagare ho trovato la mia casa ideale. E’ una tra queste qui sopra, indovinate quale!Mi avevano detto che Los Angeles era una città sporca, caotica e in generale brutta, invece io la trovo molto bella, con i suoi quartieri tutti diversi e a loro modo unici.

Beverly Hills è tutta casette basse e giardini curati, mentre la Downtown è un susseguirsi di grattacieli uno più alto dell’altro. Poi, per la prima volta ho incontrato il Pacifico, e da una delle spiagge più famose della California, Santa Monica. Non ho avuto il coraggio di tuffarmi, l’acqua era gelida, ma la brezza e la sabbia sotto i piedi erano fantasiche.

Giretto anche sulla Promenade, artisti di strada e negozietti invitanti… Ci avrei passato una giornata intera.

Domani ultima mattinata nella Città degli Angeli, e poi via verso il Nevada!

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Un viaggio infinito. Un sonno devastante. Più di 24 ore di viaggio per arrivare dall’altra parte del mondo. Siamo a Los Angeles, in California, e dopo una sacrosanta dormita eccoci a passeggio di domenica mattina.

C’è un fresco piacevolissimo (fino a quando il sole non risveglia l’umidità latente e l’afa prende il sopravvento) e una tranquillità che non ci aspettavamo. Abbiamo visitato il financial district, ora saltiamo sulla nostra Pontiac G6 (mamma mia quanto è bella e comoda e spaziosa) e via verso Bel Air, Hollywood e Beverly Hills.

Nel pomeriggio relax al mare a Santa Monica, poi domani si parte alla volta di Vegas. Sento già il rumore delle monetite nelle slot machines.

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