Ho finito mezz’ora fa di leggere Mondo senza fine, l’ultimo romanzo di Ken Follett. Sono ancora un po’ stordito: mi sento come di ritorno da un lungo viaggio, con la mente distaccata che ancora cerca conferme di una realtà che non c’è più. Ho cavalcato con Ralph, ho combattuto la peste con Caris, ho costruito un ponte con Merthin, ho odiato Godwin e Philemon e i monaci conservatori del priorato di Kingsbridge. Erano anni che non leggevo un libro con questa intensità, con la speranza che non finisse mai. Quasi 1400 pagine che mi sono sembrate troppo poche.
Un grande libro è anche questo: ti tiene sveglio la notte, ti fa discutere con gli amici, ti lascia imbambolato a immaginare come districheresti situazioni complicatissime. Ho un sacco di cose arretrare da fare, sono in ritardo con tutto e, lo ammetto, da stasera mi sento anche un po’ più solo: senza le avventure dei personaggi che ho amato, con la consapevolezza che domani di loro non saprò più niente, non mi resta che immaginare cosa staranno facendo adesso. Lo so, il Medioevo mi ha sempre affascinato, e questo gioca a favore de I pilastri della terra e di questo suo straordinario seguito. Ma Follett ha un talento straordinario: non ha bisogno dei colpi di scena, dei capovolgimenti di fronte, non si serve dell’azione: semplicemente, scrive e descrive. Racconta di un’epoca fatta di contrasti e ingiustizie, ingegno e pregiudizi, ignoranza e avidità. Di uomini capaci di dormire su un pavimento e lavorare la terra per quarant’anni, e di altri in grado di progettare e costruire innovazioni architettoniche che forse oggi non sapremmo imitare. Di monaci bramosi di conquistare il potere di amori grandi, puri, che mai si piegano alle avversità della vita.
Non capisco, e anzi mi infurio, con chi abbia giudicato questo lavoro un polpettone contro la chiesa. E’ tutto falso. La verità è che ci sono persone che faticano ad accettare che alcuni uomini di Dio nel 1300 fossero in realtà corrotti, avidi, cattivi e – talvolta – omosessuali. Chi si scandalizza davanti ad un autore che ha il coraggio di raccontare che “in nome del Signore” siano state commesse crudeltà, violenze e atti di enorme ingiustizia, o che nei conventi potessero nascere amori e tradimenti, mi fa tenerezza e mi insospettisce perché nega una pura verità storica. Non riesco a comprendere cosa ci sia di scandaloso in tutto questo.
Piuttosto, sarebbe il caso di rendersi conto di quante vite sarebbero state salvate se i “dottori” dell’epoca, tutti uomini di chiesa, avessero avuto il coraggio di accettare il potere curativo di piante ed erbe, invece di bollare come eretici coloro che lo sostenevano e di pensare di guarire i malati con salassi e pagliericci sistemati davanti agli altari.
Ho divorato Mondo senza fine in meno di una settimana. Negli ultimi due giorni ho avuto paura di finirlo, e allora ho letto più lentamente, con calma, cercando di assaporare ogni sfumatura, rileggendo le parti che non mi sembrava di avere assorbito bene, contando con angoscia le pagine che mancavano alla parola “fine” e sentendo fin da subito la nostalgia per quel mondo fantastico che ho lasciato poco fa.
Mi mancherà Kingsbridge, la sua cattedrale, la fiera della lana, il mercato, le mura, il ponte e le porte della città. Mi mancherà l’intelligenza di Caris e l’ingegno di Merthin, la forza di Ralph, l’abnegazione di Gwenda, il sacrificio di Wulfric, il segreto di Thomas.
Ti ringrazio Ken Follett: mi hai dato modo di vivere per qualche giorno in pieno Medioevo, mi hai reso parte di una comunità straordinaria in un’epoca altrettanto straordinaria, mi hai fatto arrabbiare, mi hai commosso e mi hai rallegrato, mi hai tolto il sonno ma ti perdono: per queste emozioni, pago dazio volentieri.
Ci avete scritto…