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Archive for 2007

Facciamo il punto. E’ il 14 dicembre, 11 giorni a Natale, e ho tutti i regali che voglio fare, a parte un piccolo dettaglio.

Dieci anni fa sfruttavo le vacanze da scuola per prendere un pullman e andare a Torino a gironzolare tra bancherelle e negozi, a spendere i pochi spiccioli che avevo.

Dieci anni dopo, non mi sono mosso dalla sedia di casa e dal mio PC. Ho comprato tutto su eBay, se si eccettua la carta regali (ma sono sicuro che avrei trovato anche quella). Ho pagato con la mia Postepay e con Paypal, ho ordinato prodotti a Brescia, a Roma e a Los Angeles, sempre con la stessa sequenza di click.

Elettronica e libri in cima alla Lista, ma mentre c’ero, ho preso anche un tappeto molto particolare e un materasso a memoria di forma (già rimproverato dagli amici, ma non dico perché :-p) per la casa nuova. Quando traslocherò di nuovo, tra qualche anno, chissà che non ci compri la casa, direttamente.

Ah, vogliamo dimenticare il fatto che sto prenotando un camion per il trasloco dei pezzi forti (il pianoforte su tutto)… compilando un form?

E’ il Natale della Rete, il Natale su eBay, e ammetto che un po’ mi ha tolto il piacere di fare i regali.

E sono pure ingrassato, a forza di stare seduto.

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Se l’Inter e la Roma dovessero fare 3 punti domani, nel recupero infrasettimanale, direi che possiamo considerare concluso il campionato.

Non male, considerato che domani è il 5 di dicembre e si gioca fino a fine maggio.

Preferivo, nettamente, quando la stessa cosa succedeva con la Juve in vetta.

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Basta, ho fatto almeno 12 ore davanti al PC tutti i giorni, a partire da agosto. Poco meno la domenica.  Nel frattempo abbiamo sistemato da zero un intero appartamento: dare il bianco, pulire, attivare contratti,  cercare i mobili, stare dietro a tutta la burocrazia… ogni giorno ce n’è una nuova.

Oggi prendo una pausa. Mi guardo Full Metal Jacket col mio nuovo AMD da 4.8 GHz. Due mega di RAM superveloce, un hard disk SATA da paura ed il gioco è fatto.

Ogni tanto qualche premio bisogna concederselo… e da domani, di nuovo al 100%: si ricomincia, carichi e pimpanti!

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Ieri ho assistito alla vittoria schiacciante della Juventus sul Palermo, che torna a casa a mani vuote, distrutta da 5 gol.

Però non voglio parlare della nostra superiorità in campo, anche se varrebbe la pena di soffermarsi sulla spettacolarità dei gol, sulla correttezza dei giocatori e sulla bellissima punizione di Alex che ha zittito tutti, dimostrando la classe di un vero campione che accetta la panchina ma non per questo smette di essere un fenomeno.

Voglio parlare di una tribuna quanto mai attiva, che mi sono goduta dalla seconda fila del primo anello nel settore Ovest di uno Stadio Olimpico più bello che mai sotto la luna piena.

Certo, non fosse stato per la comitiva di Cechi che sono accorsi per acclamare il loro idolo Pavel, forse non sarebbe stato così divertente… Questi coloratissimi e casinisti turisti hanno sollevato la tribuna che intonava cori e incentivava la squadra mentre la curva non faceva altro che gridare “Gabriele è uno di noi”…

E qui si cade sulla polemica. Chi mi spiega il perchè di tanto accanimento? Perchè tutta la curva sud e metà della curva nord era completamente vuota, tranne che per striscioni nostalgici sul giovane ucciso in un Autogrill?

A me è sembrato un pretesto, uno dei tanti, per rendere il calcio non uno sport, ma uno stupido spettacolo da talkshow in cui tutti si immolano per una causa che non fa vincere nessuno…

Ok, è morto un ragazzo e questo mi da un infinito dispiacere, ma ogni giorno muoiono centinaia di persone, per malattia, incidente, omicidio, suicidio o morte naturale. Se queste persone sono italiane, per il 95% di loro si tratta sicuramente di tifosi di calcio, per l’una o l’altra squadra. Dobbiamo assentarci dagli stadi per commemorare ognuno di loro?!?

Veramente esagerato, no?

E come me la pensavano tutti i miei compagni di settore, che verso la fine non ne potevano più di sgolarsi per sopperire all’assenza delle curve e fischiavano in direzione dei pochi in curva nord che invece di divertirsi continuavano con la litania di “Gabriele è uno di noi”.

Andare allo stadio dev’essere divertente, oltre che liberatorio. E io mi sono divertita un sacco ad esultare, saltare, urlare e cantare. Ed è divertente vedere gli altri tifosi attorno, tutti differenti, ma con una cosa in comune, la fede per la Juve.

A fianco a me un signore elegantissimo “from Calabria with love”, dispensava entusiastici consigli ai giocatori, con fare da vero allenatore professionista, mentre moglie e suocera chiamavano parenti e amici per sapere se le avevano viste in televisione “Siamo proprio alla destra di Buffon!”, in realtà meno interessate alla partita di quanto lo fossero di apparire in televisione… Dietro di me un gruppetto di Napoletani gioivano in dialetto per i gol e pativano ad ogni ammonizione per un arbitro “cornuto” come tutti gli arbitri del mondo… E poi signore in pelliccia e tacchi alti, accompagnate da signorotti perfettamente abbigliati allo stile dei businessman, traditi soltanto dalla sciarpa bianconera al collo… Bambini esagitati che saltano su e giù dai gradini degli spalti… Coppiette innamorate che si sono perse il match per baciarsi appassionatamente… Ma il vero spettacolo erano i Cechi che a suon di danze e grida hanno intrattenuto la tribuna e rallegrato chiunque li guardasse.

Chissà cos’avranno pensato di quella curva silenziosa, forse che erano tifosi del Palermo?

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A 10 giorni dal mio rumoroso e per certi versi violento addio al mondo UISP e all’ORCA Gialla di Orbassano, questa sera torno in campo per una nuova avventura.

Esordisco con la mia prima sfida ufficiale nella Soccer League Everest Cup, torneo di calcio a 8 della provincia torinese. Insomma, gioco a calcio da 23 anni, fenomeno non lo sono mai stato ma ho ancora tanto da dare. Sono pronto per questo nuovo modo di giocare a calcio, a disposizione di compagni e allenatore.

Si parte tra 3 ore, in questa fredda e piovosa sera di novembre, so già di dovere dare il meglio di me.

Parliamoci chiaro: io, mica smetto.

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E il mio cuore è ormai nella nostra casa, la casa che F. ed io abbiamo scelto e che sentiamo ormai nostra.

Già da un mese giriamo per le sue stanze, immaginando come sarebbe viverci, scegliendo i colori e l’arredamento, rendendola giorno dopo giorno più simile a noi. Ed ora è quasi pronta, coloratissima e luminosa. Possiamo soltanto fare gli ultimi ritocchi, fare i necessari allacciamenti e aspettare che arrivino i mobili.

Ed è così dolce sognare ad occhi aperti il nostro primo Natale insieme, a casa nostra…

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Oggi un ragazzo di 26 è morto seduto sul sedile del passeggero di un’auto, mentre sostava in autostrada per andare allo stadio. Come è morto? Un poliziotto gli ha sparato. Quando è successo? Alle 9 e 10 di questa mattina.

Le autorità si prendono quasi 3 ore prima di dare la notizia, e non sapendo come giustificare il poliziotto, montano una vergognosa messa in scena: la prima volta che ho letto la notizia, la scena era dipinta come un assalto dei tifosi juventini a quelli laziali, e ho pensato che uno di questi avesse sciaguratamente portato con sé una pistola. Poi però mi sono chiesto cosa ci facessero gruppi di tifosi juventini e laziali ad Arezzo: la Juve giocava a Parma, la Lazio a Milano.

E infatti, mezz’ora dopo i media correggono il tiro e ci raccontano che lo “scontro” è avvenuto tra appena 4 persone.

E allora inizio a farmi tante domande. E mi faccio anche un’idea. Ci sono 4 persone che litigano in un autogrill, un poliziotto se ne accorge, e spara a uno di questi. Punto. Non venitemi a dire che ha sparato in aria. E spiegatemi che c’entra il calcio. Non riesco a capirlo! A meno che non si voglia tirare in mezzo a tutti i costi il mondo del pallone per giustificare l’azione di un poliziotto omicida.

Sono le 22.45 e vedo immagini da guerra civile in TV: e che vi aspettavate? I tifosi, secondo voi, sono stupidi? E i poliziotti, tutti vittime e angioletti?

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E io che credevo di semplificarmi la vita. Vado a cercarmi una delle più rinomate release appoggiate su Linux per il mio laptop: trovo Ubuntu.

Dal sito ufficiale leggo: “Ubuntu è un sistema operativo basato su GNU/Linux libero e gratuito, che unisce stabilità, sicurezza e facilità di utilizzo. È perfetto per laptop, desktop e server e contiene tutte le applicazioni di cui hai bisogno e molto altro!”

Bene, mi dico. In fondo io col portatile devo solo navigarci, leggere la posta e sistemare qualche pagina web. Installo la versione live di Ubuntu e mi ritrovo davanti ad un’interfaccia grafica semplice, pulita, proprio come promesso. Un breve giro tra i menu… e la decisione è presa: lo installo.

Seguo la procedura e… sorpresa! Ubuntu si prende la libertà di formattare la partizione su cui risiede Windows! Così, senza neppure avere il tempo di intervenire, mi ritrovo a perdere tutti i documenti salvati.  Poco male, penso, ne ho una copia di backup sull’hard disk esterno. Certo che però avrebbero potuto avvertirmi prima.

Termino l’installazione, riavvio il notebook e Ubuntu parte senza problemi. In pochi secondi configuro la rete WI-FI, e il PC è in rete. Provo a navigare, leggo la posta, tutto OK.

E qui viene in bello: la prima cosa che mi occorre, è una cartella condivisa con il mio altro PC, che gira sotto Windows. Cerco sui forum, nella guida in linea, ci provo e ci riprovo: niente. Dopo un’ora rinuncio.

Allora mi impegno per installare, almeno, un client FTP. Sotto Windows uso Filezilla o CuteFTP, entrambi facili, veloci e intuiti. Per Linux trovo gFTP. Scarico l’archivio, lo decomprimo e… e poi? Smarrimento totale. Cerco in rete: dicono tutti che è facile! Apri la shell… un paio di comandi… solo che nessuno mi dice come gestire i messaggi di errore che inevitabilmente compaiono. Comincio ad avere nostalgia dei Setup.exe di Windows: sono passate 2 ore e non ho ancora il client installato. Eppure non mi sento uno sprovveduto: sono 25 anni che “smanetto” sui PC, conosco il Basic, il C, Java, PHP, SQL e via dicendo. Proprio pirla non sono.

Ho installato Ubuntu alle 14.30, alle 17.15 non ho ancora concluso nulla. Mi rassegno: formatto nuovamente l’hard disk, e ricarico la mia copia originale di Windows XP Home Edition. 37 minuti dopo il notebook è perfettamente funzionante, ho la cartella condivisa e carico e scarico file via FTP tranquillamente.

Caro Ubuntu, prima di proporti come alternativa seria a Windows, di strada da fare ne hai… per intenderci, credi davvero che all’utente medio interessi sapere che comandi inserire da shell per installare un tool qualsiasi, impazzire tra moduli mancanti, righe di testo, istruzioni confuse e via dicendo o preferisca cliccare, scegliere la cartella di installazione e via?

Comincio a capire perché Microsoft non si preoccupa più di tanto di migliorare i proprio sistemi operativi: con questa concorrenza, non avrà rivali per almeno altri 20 anni…

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Titolo: Spy Formula 1

Attori principali: Lewis Hamilton, Fernando Alonso, Kimi Raikkonen

Regia e sceneggiatura: Bernie Eccleston

Trama: in un campionato del mondo caratterizzato dall’esordio del sorprendente (e paraculato) talento anglo-caraibico Lewis Hamilton, in un ambiente alla ricerca dell’erede del marziano Michael Schumacher, Ron Dennis, patron della McLaren, mette in scena il più clamoroso furto di informazioni riservate della storia. Per settimane, grazie ad una talpa, spia i progetti segreti della Ferrari. Quando la vicenda viene a galla, la Federazione Internazionale dell’Automobile condanna la McLaren: perdita di tutti i punti del campionato costruttori, e 100 milioni di euro di multa.

Ma la spiata della McLaren è molto più grave di quanto sembri: la squadra rischia la radiazione e i piloti l’annullamento dei punti conquistati. Il patron della Formula 1, Bernie Eccleston, ha però davanti ancora 6 Gran Premi da far correre, con sponsor che pagano miliardi e un enorme circus da gestire. Ed ecco il colpo di genio: permette ad Hamilton ed Alonso di continuare a lottare per il mondiale, in cambio della loro tacita disponibilità di regalare in pista il titolo piloti alla Ferrari. I due, messi davanti alla minaccia di vedere ritirata loro la licenza di guida, accettano di buon grado.

La trovata è un successo: Gran Premi che fanno il record di audience, suspance fino all’ultima gara e tripudio in Brasile delle Rosse. Ne giovano tutti: la Ferrari viene risarcita dell’enorme danno subito, la McLaren salva la faccia, Eccleston vende un prodotto incredibilmente appetibile, Alonso gode, Hamilton rinuncia ad un mondiale che avrebbe finito col danneggiarlo, visti i continui favoritismi di cui ha goduto dall’inizio del campionato.

Recensione: un gran bel film, non c’è che dire. Una pensata geniale di quel falco che è Bernie Ecclestone, che deve avere passato l’estate a chiedersi come uscire da una situazione scandalosa, che minava alle fondamenta la serietà della Formula 1. Il finale, ad un certo punto, è parso però scontato: troppe “coincidenze”, troppe stranezze che hanno incanalato l’esito del mondiale verso un verdetto “giusto” agli occhi dei più. E non è finita qui: nel momento in cui scrivo, le BMW e le Williams sono sotto esame dalla direzione corse brasiliana. Se venissero squalificate, il mondiale tornerebbe magicamente sulla testa di Lewis Hamilton.

Volendo essere breve, comunque vada a finire, a me sa tanto di buffonata, e mi sembra anche che lo sport sia ben lontano da quello che ultimamente questi signori ci fanno vedere.

 

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Ho finito mezz’ora fa di leggere Mondo senza fine, l’ultimo romanzo di Ken Follett. Sono ancora un po’ stordito: mi sento come di ritorno da un lungo viaggio, con la mente distaccata che ancora cerca conferme di una realtà che non c’è più. Ho cavalcato con Ralph, ho combattuto la peste con Caris, ho costruito un ponte con Merthin, ho odiato Godwin e Philemon e i monaci conservatori del priorato di Kingsbridge. Erano anni che non leggevo un libro con questa intensità, con la speranza che non finisse mai. Quasi 1400 pagine che mi sono sembrate troppo poche.

Un grande libro è anche questo: ti tiene sveglio la notte, ti fa discutere con gli amici, ti lascia imbambolato a immaginare come districheresti situazioni complicatissime. Ho un sacco di cose arretrare da fare, sono in ritardo con tutto e, lo ammetto, da stasera mi sento anche un po’ più solo: senza le avventure dei personaggi che ho amato, con la consapevolezza che domani di loro non saprò più niente, non mi resta che immaginare cosa staranno facendo adesso. Lo so, il Medioevo mi ha sempre affascinato, e questo gioca a favore de I pilastri della terra e di questo suo straordinario seguito. Ma Follett ha un talento straordinario: non ha bisogno dei colpi di scena, dei capovolgimenti di fronte, non si serve dell’azione: semplicemente, scrive e descrive. Racconta di un’epoca fatta di contrasti e ingiustizie, ingegno e pregiudizi, ignoranza e avidità. Di uomini capaci di dormire su un pavimento e lavorare la terra per quarant’anni, e di altri in grado di progettare e costruire innovazioni architettoniche che forse oggi non sapremmo imitare. Di monaci bramosi di conquistare il potere di amori grandi, puri, che mai si piegano alle avversità della vita.

Non capisco, e anzi mi infurio, con chi abbia giudicato questo lavoro un polpettone contro la chiesa. E’ tutto falso. La verità è che ci sono persone che faticano ad accettare che alcuni uomini di Dio nel 1300 fossero in realtà corrotti, avidi, cattivi e – talvolta – omosessuali. Chi si scandalizza davanti ad un autore che ha il coraggio di raccontare che “in nome del Signore” siano state commesse crudeltà, violenze e atti di enorme ingiustizia, o che nei conventi potessero nascere amori e tradimenti, mi fa tenerezza e mi insospettisce perché nega una pura verità storica. Non riesco a comprendere cosa ci sia di scandaloso in tutto questo.

Piuttosto, sarebbe il caso di rendersi conto di quante vite sarebbero state salvate se i “dottori” dell’epoca, tutti uomini di chiesa, avessero avuto il coraggio di accettare il potere curativo di piante ed erbe, invece di bollare come eretici coloro che lo sostenevano e di pensare di guarire i malati con salassi e pagliericci sistemati davanti agli altari.

Ho divorato Mondo senza fine in meno di una settimana. Negli ultimi due giorni ho avuto paura di finirlo, e allora ho letto più lentamente, con calma, cercando di assaporare ogni sfumatura, rileggendo le parti che non mi sembrava di avere assorbito bene, contando con angoscia le pagine che mancavano alla parola “fine” e sentendo fin da subito la nostalgia per quel mondo fantastico che ho lasciato poco fa.

Mi mancherà Kingsbridge, la sua cattedrale, la fiera della lana, il mercato, le mura, il ponte e le porte della città. Mi mancherà l’intelligenza di Caris e l’ingegno di Merthin, la forza di Ralph, l’abnegazione di Gwenda, il sacrificio di Wulfric, il segreto di Thomas.

Ti ringrazio Ken Follett: mi hai dato modo di vivere per qualche giorno in pieno Medioevo, mi hai reso parte di una comunità straordinaria in un’epoca altrettanto straordinaria, mi hai fatto arrabbiare, mi hai commosso e mi hai rallegrato, mi hai tolto il sonno ma ti perdono: per queste emozioni, pago dazio volentieri.

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